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Libero

Milano Italia ... Una settimana di piaceri enogastronomici ma l’agricoltura è (anche) un’altra cosa... Per i milanesi e non solo dacché si aspettano molti turisti del gusto - l’anno scorso furono centomila
- sarà una settimana di passione: enogastronomica. S’intrecciano due eventi: Tuttofood e la Foodweek che trasformano la città in una capitale del gusto. Sono annunciati oltre 130 eventi:
dall’aperitivo alla torre Branca, alla casa dei Foodlowers, dai menù a tema nei ristoranti, ai corsi di cucina, dalla via del vino con degustazioni pedonali al prezzo di 10 euro tanto costa l’Enopass, alla food art e poi concerti, spettacoli, mostre (per saperne di più www.milanofoodweek.com). È cosa buona e anche giusta. Qualcuno ha suggerito che è un antipasto di ciò che sarà l’Expo del 2015 che avrà come
tema centrale proprio quello dell’alimentazione. Che Milano si voglia candidare a capitale del gusto
ormai appare chiaro e palese. Una volta c’era la Milano da bere, ora pare che ci sia anche quella da mangiare. Prova ne sia che tutti gli enti e tutti i soggetti della vita pubblica e privata meneghina si sono buttati a capofitto in questa kermesse gastronomica. Ma c’è qualcosa che non torna. L’Expo 2015 si occuperà di cibo, e dunque anche di gastronomia, ma soprattutto si interrogherà sulle risorse
alimentari. Ecco quello che si annuncia in questa settimana a Milano ha più un carattere estetico che
etico. E in questo la città è assolutamente paradigmatica dell’Italia. Si ha infatti la sensazione che pur facendo assurgere il mangia&bevi a giusta forma di socializzazione, di piacere, anche di espressione culturale - per la verità più in forza dell’accostamento ad altre manifestazioni che non per il riconoscimento del valore culturale proprio dell’enogastronomia: e una rilettura di Brillat
Savarin, di Levi Strauss e di Piero Camporesi non farebbe un soldo di danno al proposito - se ne dimentichi l’origine. Che è quella agricola. È sostanzialmente il male oscuro del nostro Paese. Che ha nella qualità dei cibi e dei vini un potenziale, anche economico, straordinario, ma non mette mai in relazione l’enogastronomia con l’agricoltura. A questo deve lavorare il ministro Saverio Romano (che per la verità già si sta impegnando): a riannodare, insieme con le Regioni, il filo che unisce il piacere del cibo e della cantina al lavoro dei campi. Altrimenti mentre da una parte acquista valore l’enogastronomia, dall’altra perde di valore il lavoro dei campi. Ecco: insieme alla foodweek è necessario celebrare anche la settimana del valore agricolo. Perché senza terra non c’è tavola.

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