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Allegrini 2018

Libero

Roero d’incanto ... Il nobile Nebbiolo e l’inebriante Arneis: tra Asti e Cuneo un paesaggio irripetibile di vigne custodisce il Piemonte più vero ... Svapora il Tanaro in una nebbia di tardo autunno. Qua e là ho visto, risalendo da Asti, verso i giacimenti delle uve buone accenni di galaverna. Si merletta questa stagione dei brividi ghiacciati delle foglie, dell’erba. E le parole, il respiro prendono forma di nuvole. Aiuta la cipria di vapore che tutto pare avvolgere a non vedere le contraddizioni dei fondovalle dove ci sono teorie di capannoni, di centri commerciali, di case da geometri stile anni sessanta che tanto poco si conciliano con la maestà austera, talvolta arcigna, talaltra domestica, dei castelli e dei manieri che punteggiano i bricchi. Sarà una condizione psicologica indotta dal martellante richiamo alla crisi ma a me pare di vedere quei capannoni inscheletriti, quei templi al consumismo della surmodernità desertificati, quelle case inanimate come a dire andiamo oltre. L’altrove è appena più su, per i dolci tornanti che menano verso Canale, Sommariva del Bosco, Monteu e dove ancora c’è una ruralià densa, una campagna colta e coltivata, un senso di comunità che è anche rispetto per la madre terra e dispetto per l’approssimazione contemporanea. Vado incontro al Piemonte più autentico: quello duro e terrigno delle dispute medievali, quello faticato dei contadini. Svapora il Tanaro ed è un confine liquido tra l’apparenza e la sostanza. Di là verso l’Appennino ligure nella parte meridionale della provincia Granda, quel cuneese che pare altro da Torino, albergano albagie modaiole. Ci sono le Langhe, le celebratissime, Langhe con il loro corredo d’immagine, di comunicazione e talvolta di finzione. Di qua dove ora con lentezza, ché questo è il ritmo giusto per assaporare un paesaggio che è prima di tutto enoico e poi diventa eroico solo a considerare dove si coltivano le vigne ma anche frutteti che danno le celebratissime pesche di Canale, m’inoltro c’è solo concretezza. Mi spiegano che Langhe-Roero-Monferato sono un tutt’uno coeso, che hanno chiesto financo all’Unesco di essere riconosciuti insieme patrimonio dell’umanità. Ma io non ci casco. Lo sento, prima ancora di saperlo, che il Roero, ecco la regione, ma che dico l’enclave di autenticità dove mi trovo, è altro dalla Langa e ancora diverso dal Monferrato. Lo so che il Roero è di nobiltà antica e anche i vini lo sono: dacché il Nebbiolo qui cresce sulle sabbie e s’ingentilisce al bouquet e si fa più austero al palato rispetto alla riva destra del Tanaro, dacché l’Arneis, vitigno autoctono di rara espressività, biondeggia in bicchieri che sembrano calici delle messa popolare: quella che si fa a tavola con grandi formaggi, con salami gentili, con paste tirate ancora davvero a mano. E percepisco che qui nel Roero c’è desiderio di conservare l’anima, senza vendersela al circo mediatico, perché un vignaiolo mi offre una Favorita come vanto della sua cantina. Succederebbe mai in Langa che un ettaro fosse sottratto al business del vino che piace alla gente che piace per produrre il vino che si ama? Mah. Eppure Bra geograficamente appartiene al Roero, eppure Asti ne segna il confine nord Orientale. Ma Alba sta oltre-Tanaro e certe scaltrezze mediatiche sembrano non aver oltrepassato il fiume anche se in Roero di tartufi ne ho gustati di opimi. Sono i tartufi delle Rocche. Mi inoltro in queste terre e godo del parco delle Rocche, un ecosistema unico, straniante a vederlo adesso in questa stagione di vapori, inebriante a goderlo in primavera con profumi di infiniti fiori. Sono le Rocche rughe della terra, pinnacoli che emergono dai terreni scavati dal dilavarsi del fiume. Ma sono anche il motivo che spiega perché i vini del Roero sono così gentili e fieri al tempo stesso: perché sono vini di sabbie preistoriche. E allora mi viene da pensare che Roero si potrebbe anche scrivere Ro&Ro a dire rocche e rosoli tanta dolcezza di bouquet hanno i vini di queste colline, tanto inebriante è la vista di questa natura che denuncia i millenni nelle rughe geologiche, che ribolle di vita nei boschi. Come se il Roero fosse per definizione un luogo dei contrasti da cui si generano armonie sotto forma di vini. Questa è terra che con la Storia ha confidenza ancora perfettamente percepibile. Basta seguire l’itinerario dei castelli (vi è anche una intelligentissima proposta turistica costruita su questo sentiero delle dinastie) per incontrare i Roero (o Rotari) signori di queste terre ma anche le testimonianze di quelle “casane astigiane” che furono banche ante litteram e dominarono gli scambi con mezza Europa. Me ne resta traccia percepibile nei castelli di Sommariva, di Vezza, di Castellinaldo. Ognuno ha una storia di lotte di feudo e di architetti che l’hanno adeguati, plasmati cambiati. Sono ventuno i manieri o palazzi-fortezza da vedere, tanti quasi quanti i comuni del Roero. E fanno contrasto con i “ciabot” che sono le architetture dei contadini, dei vignaioli. Tutto questo mi vado raccontando e finalmente nelle belle sale dell’Enoteca del Roero qui a Canale, un borgo gioiello, degusto un’enciclopedia viva e vera del vino. Parto dall’Arneis che somiglia al Roero perché è un’ enclave di autenticità. Un bianco d’ immensa espressività olfattiva, unico nello spessore al gusto. E poi ecco la Favorita che tanto mi ricorda il mio amato Vermentino e ancora mi inerpico su un raro bianco come il Cisterna per poi planare sui Nebbioli e approdare al Roero Docg: un rosso che ha finezza, eleganza e struttura insieme. Qui sembrano incontrarsi tutti i vini del Piemonte, sembrano fondersi in queste bottiglie dall’anima antica, dal piacere contemporaneo. Come un viaggio in queste terre eterne.

Giovanni Almondo Bricco delle Ciliegie

Un grande Arneis, sapido e agrumato. Ha bouquet assai ampio sempre sui toni dei fiori bianchi. Al palato è netto e fresco (13 €)

Cascina Ca’ Rossa Arneis Merica

Arneis molto spontaneo, un bianco davvero floreale che ha però buone note minerali. In bocca si presenta con una fresca acidità (10 €)

Cascina Val del Prete Arneis Luet

Un bianco di maggiore spessore rispetto agli altri. Ha accenni di frutta secca e di evoluzione. Molto persistente e deciso al palato (10 €)

Ceretto Blangé

Il capostipite degli Arneis, il vino che ha decretato il successo di questo vino. Floreale e intenso al naso, avvolgente al palato (14 €)

Matteo Correggia Arneis

Bianco impeccabile con un ampio corredo floreale al naso sostenuto buona mineralità. Al palato è fresco e persistente (9 €)

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