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Libero

Chianti d’autore ... Continua a macinare successi il distretto del mitico vino toscano. Fatturato in crescita (500 milioni), qualità al top come dimostra l’anteprima 2012, export che tira. E Antinori rientra nel Consorzio ... Un territorio che si muove unito, nel rispetto dei suoi diversi protagonisti, per affrontare meglio le sfide globali. Ecco il Chianti Classico, che ha visto riunirsi al Consorzio la sua realtà più celebre, Antinori, dopo 38 anni di “assenza dal Consorzio, ma non dal territorio (dove sarà inaugurata la nuova cantina di San Casciano in Val di Pesa), perché il Chianti Classico è sempre stato uno dei nostri punti di forza” ha detto l’ad Renzo Cotarella. Territorio che, a Firenze (20-22 febbraio), ha presentato le annate 2011, 2010 e la Riserva 2009, e che vanta numeri da vero distretto agricolo, con 500 milioni di euro di fatturato, di cui il vino imbottigliato vale 360 milioni e che, grazie soprattutto all’export (78% della produzione), ha visto le vendite 2011 a +4%. E che si conferma leader anche nell’enoturismo, amato, come noto, dagli inglesi che lo hanno ribattezzato Chiantishire, ma anche dai wine lovers di “Muskankarna”, il più grande club di appassionati al mondo (30.000), che lo hanno eletto “territorio dell’anno 2012”, forte della sua storia e con un occhio alla modernità per promuoversi (su Facebook c’è “Stick It & Shoot It”, il wine game per segnalare i luoghi più curiosi dove si trova il marchio del Gallo Nero). Il futuro? “Il +4-5% di vendite nel 2011 è confermato anche nei primi 2 mesi 2012 - dice il direttore generale del Consorzio del Chianti Classico, Giuseppe Liberatore - e il trend è positivo. Stiamo lavorando a un riassetto della denominazione, senza toccare ampelografia e disciplinare, ma con iniziative a livello di piramide produttiva, di prodotto e di un marchio che deve diventare sempre più elemento unificante e distintivo”. Le nuove annate assaggiate dallo staff di WineNews confermano la consistenza della denominazione: la 2010, più nervosa e reattiva, dalla cifra stilistica già ben delineata, è fragrante e godibile, con vini sostenuti da una vivezza acida a tutto vantaggio della bevibilità. Un’annata che rimanda alla tradizione più profonda di questo vino che trovava proprio nel protagonismo sulle tavole, il suo marchio di fabbrica. Vini che, tuttavia, possono ingannare: sembrano semplici ad un assaggio superficiale, ma in realtà posseggono una notevole capacità di invecchiamento. La Riserva 2009 più larga, solare e mediterranea, con una piacevolezza del sorso con pochi eguali in Italia, sa mettere in evidenza le sue caratteristiche principali, a partire dalla polposità, risultando un’annata non priva di eleganza e tutta da gustare. Tra i Chianti Classico 2010, quello di Badia a Coltibuono, e non è la prima volta, è un piccolo capolavoro: i profumi sono freschi e agrumati e la sua progressione gustativa saporita e grintosa. Buono anche quello di Bandini-Villa Pomona, un vino semplice, ma dotato di profumi tipici e gusto continuo e garbato. Elegante e intenso il Chianti Classico 2009 di Castellare di Castellina e decisamente intrigante il Vigna Grospoli del Castello delle Stinche-Fattoria Lamole, anche se, in parte, ancora da farsi. Aromaticamente roccioso e teso in bocca il Chianti Classico Montornello 2010 di Bibbiano, più sfumato e di bella dolcezza il Villa Cerna di Cecchi. Delizioso il Chianti Classico della Fattoria Le Fonti e decisamente ben ritmato quello della Fattoria San Giusto a Rentennano come quello del Castello di San Donato in Perano. Ancora in una fase di gioventù il poderoso Chianti Classico Fonterutoli del Castello di Fonterutoli, sapido e sottile, quasi appuntito, quello di Isole e Olena a cui, per cifra stilistica, assomiglia quello di Villa del Cigliano. Agile e gustoso il Chianti Classico Rubiolo di Gagliole e godibile quello del Castello di Vicchiomaggio. Tra le Riserve 2009, trova un buon equilibrio, Rancia di Felsina, con profumi eleganti anche se non pienamente espressi, degno viatico ad una progressione gustativa incalzante. Fini i profumi della Riserva Montegiachi degli Agricoltori del Geografico, che possiede una bocca elegante e di buon slancio finale. Palato possente e aromi speziati per Le Baroncole di San Giusto a Rentennano, forse in una fase ancora di gioventù. Aromi austeri, tipici e minerali per la Riserva di Villa Pomona che nella sapidità e nella grinta ha il suo punto di forza, come la Riserva Il Campitello di Monteraponi. Solida la Riserva Rocca Guicciarda di Barone Ricasoli, e non priva di eleganza quella di Capannelle. Grintosa la Riserva del Castellare di Castellina, caratteristica che ritroviamo in quella del Castello di Radda, forse tra le meglio riuscite. Di piacevolezza assoluta la Riserva 2009 di Fattoria San Pancrazio insieme alla Riserva Vigna Bastignano di Villa Calcinaia. Più possente la Riserva di Cecchi, che trova probabilmente una sintesi più definita nella versione Villa Cerna. Di impostazione moderna, ma decisamente ben fatta quella di Brancaia. E con il Chianti Classico 2010 sugli scaffali, per gli addetti ai lavori il 2011 sarà un’altra grande annata: bisogna solo armarsi almeno di un altro anno di pazienza!

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