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Libero

Il torchio ... Gli alcolisti (anonimi) e gli imputati (i vini) Sostengono i giallisti che tre indizi fanno una prova. In Italia dove l’apparire conta infinitamente più dell’essere da anni si batte la grancassa contro il consumo di alcol infarcendo i codici di divieti solo per far vedere che si è un Paese dalla moralità pubblica ineccepibile. Poi magari uno finisce fuori strada con la macchina perché ci sono le buche e aspetta quattro giorni legato ad una lettiga di pronto soccorso di essere curato. Ma questo non conta. Sta di fatto che grazie all’alcol test e alla campagna di persuasione occulta il consumo di vino in questo paese è crollato sotto i 40 litri pro capite. Come se il vino avesse davvero a che fare con lo sballo. I tre indizi tanto sbandierati sono: l’alcol fa male, i giovani bevono, gli incidenti stradali sono in aumento. Dunque la colpa è del vino. Non è così e lo sanno tutti. Lo sanno pure i deputati e i senatori della Repubblica che in questi giorni hanno ricevuto il solito rapporto su gli italiani e l’alcol. Sapete cosa dice? Che nonostante il crollo dei consumi di vino ci sono 8 milioni e 600 mila persone a rischio di alcolismo. Soprattutto fra i giovani. Perché? Perché sballano con i superalcolici, con i micidiali “bringe drinking”, perché ingurgitano ettolitri di birra. Ma di tutto questo non si parla. Perché l’alcol è in mano alle multinazionali. Così meglio che gli alcolisti restino anonimi e si cerchi un imputato facile perché noto: il vino. E pensare che basterebbe rieducare al bere vino come piacere, come relazione, come stile di vita e come nostra cultura radicata per abbattere l’alcolismo. Ma che volte farci: sic prosit gloria mundi!

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