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Libero

Dopo i danni del diluvio ... Così rinascono le Cinque Terre ... Scartabello tra le memorie classiche per trovare un verso, un motto che stemperi la mia commozione. Viene in soccorso Anacreonte: “Cenai con un piccolo pezzo di focaccia, ma bevvi avidamente un’anfora di vino; ora l’amata cetra tocco con dolcezza e canto amore..” Il grande greco conclude il suo verso con “alla mia tenera fanciulla” a me serve di cambiare l’ultima invocazione: alla mia terra fanciulla! Sì perché sono qui sulla piazzetta di Montereosso a contemplare una resurrezione che pareva impossibile. L’acqua del golfo vista dal convento dei Cappuccini è tornata smeraldina e la torre Aurora s’erge di nuovo a sorvegliare un infinito belo. Un miracolo? Sì un miracolo fatto di fatiche, di sudori, d’ostinata determinazione. Prima di scendere i ripidi tornanti che menano qui in questo borgo fulcro di un ambiente unico quali sono le Cinque Terre, mi sono fermato a Vernazza. Sta Vernazza abbarbicata ai suoi scogli e le lingue di terra fertile sembrano gradini di ciclopi. Eppure quei terrazzamenti, quei muretti a secco sono stati l’unica barriera contro la devastazione totale. Correva il 25 ottobre dello scorso anno e parve che il cielo fosse precipitato in terra. Tutto ha travolto la valanga di fango: le vite, le case, le barche. Si era detto che anche le speranze erano state dilavate dal fiume impazzito. Lo disse chi non conosce la gente delle Cinque Terre che da millenni convive e contende alla natura uno spazio vitale. Quasi che fosse condannata allo stento per guadagnarsi tanto bello. E mi commuove tornare qua a constatare che tutto è splendete, ordinato, ricostruito, pulito. Qua e là restano le cicatrici di quel diluvio, ma qui vi è stata una rigenerazione. Rinate le Cinque Terre hanno bisogno di sostegno, di sole, di speranze. A dargliela è il vino che da sempre benedice il ritorno alla vita. Succede oggi pomeriggio che si celebra un brindisi di resurrezione. Si degusta il bianco delle Cinque Terre che sa di sale, di erbe selvatiche di agrumi ed è uno dei vini bianchi di maggior fascio e intensità d’Italia e poi si stappano le rare preziose bottiglie di Sciacchetrà: il passito che faceva innamorare gli dei. È Vin Vagando le 5 Terre a riportare le cantine nel centro di Monterosso ridando ai turisti la gioia dell’incontro con questi due vini esclusivi. Gli stand delle varie cantine sono già qui lungo un percorso che s’insinua per i carruggi e fa da testimonianza vera che tutto è rinato. È una riscoperta di Monterosso mentre da Vernazza arriveranno i vini e dagli altri borghi sono attesi i cibi. Compresa la focaccia. Perché oggi qui non c’è solo vino ma anche cucina: tutti i ristoranti saranno abbinati ad una cantina per proporre menu speciali. Ad esempio il Ciak in compagnia della Cantina Sassarini offre il tian d’anciue , piatto atavico di pesca e buonissimo al palato. In piazza Garibaldi già è aperto l’info-point dove, dalle 18, con 10 euro si ritira il bicchiere con la sacchetta e tre coupon per le degustazioni. Ogni consumazione aggiuntiva costa 2 euro. Alle 19 sul molo dei pescatori c’è una degustazione guidata su invito che però è aperta a tutti. Si va avanti fino a notte ad ascoltare con il vino la musica davanti a un’acqua amica: il mare.

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