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Libero

Brindisi sotto l’albero. Champagne addio ... Più attenzione ai prezzi ma non si rinuncia alle bottiglie di pregio ... Natale è Natale. Anche a tavola e, soprattutto, nel bicchiere. Perché a pranzi e cenoni delle feste, con la crisi, non si rinuncia, magari con un occhio in più al portafoglio, possibile vista l’offerta di vini per ogni tasca, ma con lo stesso spirito di convivialità e condivisione. Risultato, a Natale, il vino tiene. Con budget ridotti del 10-15% e vini meno costosi, meno volumi, ma di qualità, secondo un’analisi WineNews tra enoteche leader italiane e top player della regalistica. Che non fa male al Belpaese, che nella qualità-prezzo ha un suo punto di forza. La riprova è la scelta per la meno costosa, ma qualitativamente elevata, spumantistica italiana, dal Franciacorta al Trentodoc, Asti, Prosecco, etichette dell’Oltrepò e vitigni autoctoni in versione frizzante, accanto ai grandi rossi, Amarone in testa. “Si compra meno, ma senza intaccare la bontà - spiega Francesco Trimani dell’Enoteca Trimani di Roma - si vendono molte bollicine: Champagne, ma anche Franciacorta e Trentodoc. Per i rossi, sembra essere l’annata dell’Amarone”. Anche all’enoteca Picone di Palermo “le bollicine spopolano, ma la vera novità sono Amarone e Ripasso”. Ma, informando e consigliando, sottolinea Giovanni Consonni dell’enoteca Dall’Enologo di Giussano, “possiamo dare alternative valide come un buon Friulano, Marsala o un Porto”. Chi va sul sicuro, dice Manuela Zarchello dell’enoteca Il Vinaio di Torino, “si indirizza su Champagne e vini piemontesi”. La crisi? Per Bruno Budi dell’enoteca Sermoneta di Napoli gli incassi natalizi sono “un quarto sugli altri anni. I vini che riusciamo a vendere sono principalmente quelli sotto 10 euro”, e sembra colpire soprattutto “i vini da 50 a 70 euro”, spiega Francesco Bonfio dell’enoteca Piccolomini di Siena. A crescere, per Andrea Formigli della Vinoteca Al Chianti, sono “gli acquisti dell’ultimo momento, Champagne, rossi toscani e altri vini francesi”. Di vini per innaffiare ogni pietanza, del resto, non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal Barolo e Barbaresco con brasato piemontese o tartufo, al Chianti Classico, Chianti, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano o un’etichetta di Bolgheri per il cenone toscano a base di carne. Tortellini in brodo, zamponi, cotechini e bolliti perfetti con Lambrusco e Amarone. Nel Sud degli arrosti, d’obbligo rossi come Taurasi, Montepulciano d’Abruzzo o Primitivo. Per il pesce, bianchi friulani, altoatesini, siciliani, Greco e Fiano. Senza dimenticare Sagrantino di Montefalco e rossi dell’Etna. Per il dolce, Vin Santo toscano o Passito di Pantelleria. E se il dubbio resta, secondo uno studio britannico, il vino che si sceglie dice molto su di noi: fan del rosso? Intelligenti e a proprio agio con se stessi. Del bianco? Pratici e riservati. Amano Facebook per spettegolare, i wine lovers del rosé.

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