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IDEE DI FUTURO

Lo sport abbatte i confini, ma il vino italiano deve allargare i suoi. Con un lavoro di squadra

Da “Casa Italia”, a Milano, in tempo di Olimpiadi, il rilancio della sinergia tra Vinitaly, Ministero dell’Agricoltura e Ita-Italian Trade Agency

Così come i grandi eventi sportivi, come le competizioni mondiali o le attualissime Olimpiadi, servono anche a far incontrare popoli ed a superare i confini, il vino italiano, già amato in tutto il mondo, deve, per forza e per amore, allargare i propri confini, diversificare i propri mercati, andando oltre quelli più importanti e insostituibili, dagli Usa alla Germania, dal Regno Unito al Canada, dalla Francia al Giappone, per citarne alcuni, crescendo in quelli dove ancora non è “campionessa”, aprendone altri ancora inesplorati o solo, a malapena, approcciati. E deve farlo con un “spirito olimpico”, di squadra, facendo sinergia tra i lavoro delle imprese e quello delle istituzioni, e delle grandi piattaforme di internazionalizzazione, come, per il vino, possono essere VeronaFiere, guidata da Federico Bricolo, con Vinitaly, e Ita-Italian Trade Agency, guidata da Matteo Zoppas. Anche cogliendo l’opportunità presentata dai 100 milioni di euro aggiuntivi stanziati per l’ex Ice, che, come detto dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che questa dotazione aggiuntiva l’ha fortemente voluta. Messaggio che arriva dal talk “Il vino italiano fa squadra con spirito olimpico - Fine wines italiani, identità che genera valore, visione che apre il mondo”, andato in scena oggi a “Casa Italia” alla Triennale di Milano, organizzato da Lt Wine & Food Advisory di Lorenzo Tersi.
“Il vino italiano saprà sicuramente cogliere le nuove opportunità di crescita derivanti dagli accordi internazionali (India e Mercosur in testa, ndr) e non solo. All’orizzonte si stanno aprendo destinazioni che promettono di incrementare le nostre quote a partire dai paesi Mercosur fino all’India, già nella mappa di Vinitaly. Una crescita che il Governo sta sostenendo attraverso il potenziamento di strumenti, risorse e missioni come quella in programma nei prossimi mesi nell’Area Stan dell’Asia Centro Meridionale”, ha detto il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (qui il suo intervento, che ha toccato molti altri punti).
“Una roadmap che coinvolgerà anche Vinitaly: stiamo lavorando - ha commentato il presidente Veronafiere, Federico Bricolo - per ampliare il nostro scacchiere di azione per garantire una promozione sempre più efficace alle aziende italiane e un incoming sempre più profilato sulla rassegna in programma a Verona. La missione con il Ministero dell’Agricoltura e Ita-Italian Trade Agency ci permetterà di esplorare opportunità e tendenze in un’area ad alto potenziale che comprende Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan. Inoltre - ha proseguito Bricolo - stiamo intensificando i nostri presidi storici in Cina, Brasile e Stati Uniti, con Vinitaly.Usa a New York il prossimo ottobre. Nel piano di sviluppo della promozione del vino italiano, con i partner istituzionali, stiamo guardando anche al Canada e lavorando per il suo ingresso nel calendario internazionale di Vinitaly già nel primo semestre del 2026”.
Un lavoro di insieme, dunque, che come detto vede l’Ita-Italian Trade Agency tra i protagonisti, anche grazie alle risorse aggiuntive per la promozione del made in Italy, che, in buona parte, come detto dallo stesso Ministro Lollobrigida, saranno destinate alla promozione del vino. Che del resto è un pilastro di quell’agroalimentare che, nel 2025 (dato da confermare), dovrebbe aver esportato poco meno di 73 miliardi di euro (+4,9% sul 2024). Una performance migliore della media nazionale, come sottolineato dal presidente Ita, Matteo Zoppas: “dopo due anni di consolidamento in un contesto avverso e nonostante i dazi, il cambio euro dollaro, i conflitti bellici e tutte le criticità attuali, l’export del made in Italy chiude il 2025 con un valore di 643 miliardi, in crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente. Nel 2025 il bello e ben fatto italiano dimostra di essere più forte degli ostacoli, tanto nei confini europei (+4,2%) quanto al di fuori (+2,4%). La farmaceutica è il settore che ha portato il contribuito più ampio alla crescita: 2,5 dei 3,3 punti di incremento complessivo provengono da questo settore; seguono i metalli e prodotti in metallo e l’agroalimentare, con rispettivamente 1 e 0,5 punti del totale. L’export di prodotti agroalimentari (+4,9% la variazione 2025/2024) si è attestato a 72,4 miliardi, quello della meccanica si conferma a poco meno di 100 e quello del tessile, abbigliamento e calzature si è ridotto dell’1,9%, attestandosi a 60,8 miliardi. Il mercato Ue più dinamico è stato la Spagna (+10,2%), seguita da Polonia, Austria e Francia; dopo due anni di flessione sono tornate a crescere anche le vendite verso la Germania (+2,3%), principale mercato di destinazione del nostro export. Tra gli europei non Ue, sale la Svizzera (+16,3%) e scendono la Turchia (-23,1 complessivamente, -4,6% se escludiamo la gioielleria) e la Russia (-15,4%). Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il 2025 - ha detto Zoppas - si chiude con un +7,2%, sintesi di una crescita molto sostenuta nella prima parte dell’anno e di un deciso rallentamento nella seconda. L’andamento delle vendite verso gli Usa andrà monitorato attentamente nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, considerando le incertezze legate ai dazi e al cambio euro/dollaro. Sfiora il 10% la crescita dell’export in India (+9,4%), mentre si riduce del 6,6% il valore delle vendite in Cina, nonostante un ultimo trimestre in territorio positivo.È fondamentale proteggere i contratti acquisiti negli Usa e diversificare nel resto dei mercati globali. In questo senso il “Piano d’Azione per l’Export”, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministro Antonio Tajani, rappresenta una leva fondamentale per sostenere le imprese nei mercati esteri, insieme al resto del Sistema Paese. Il Governo sta spingendo molto sulla crescita dell’export destinando importanti risorse: dobbiamo trasformarle in azioni concrete, potenziando fiere, collettive estere, uffici nel mondo e attività di business matching, a beneficio soprattutto delle piccole e medie imprese”.
Quelle del vino in testa, come quelle, tra le migliaia, sotto i riflettori a “Fine wines italiani, identità che genera valore, visione che apre al mondo”, organizzato da LT Wine & Food Advisory e moderato da Luciano Ferraro, vice direttore del “Corriere della Sera”, con le comunicazioni, tra gli altri, di Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina e le case history raccontate di Francesco Cambria (Cottanera), Antonio Capaldo (Tenute Capaldo), Roberta Ceretto (Ceretto), Roberta Corrà (Gruppo Italiano Vini), Marcello Lunelli (Gruppo Lunelli), Federico Veronesi (Oniwines) e Renzo Rosso, patron di Diesel e di “Only The Brave Group” (che controlla, tra gli altri, brand del lusso come Maison Margiela, Marni, Jil Sander, Viktor&Rolf), oltre che fondatore della cantina Diesel Farm e Brave Wine, holding con tenimenti in Sicilia e in Piemonte.

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