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IL PROGETTO

Nasce il “Comitato Historical Super Tuscans”, con 16 big dal territorio del Chianti Classico

A guidarla Piero Antinori (fondatore onorario), Paolo Panerai (Domini di Castellare) presidente e Davide Profeti (San Felice) vice presidente

La capacità di esprimere la creatività dei produttori e degli enologi, attraverso vitigni in prevalenza internazionali (ovvero francesi) conosciutissimi e con un gusto affermato a livello mondiale, eppure capaci di raccontare tipicità, unicità e territorio: è, in estrema sintesi, il “segreto del successo” dei “Super Tuscan”. Vini che, dagli anni Sessanta del Novecento in poi, hanno, in qualche modo, segnato la riscossa del vino di Toscana e d’Italia, portando il Belpese enoico ad una ribalta che non aveva mai avuto, e dando slancio ad un settore che è quello prospero e mediaticamente fortissimo, che conosciamo oggi. Ed anche per celebrare questa storia, è nato, proprio oggi, a Firenze, “culla del Rinascimento”, il “Comitato Historical Super Tuscans”, l’associazione delle cantine che hanno fatto nascere i Super Tuscans nel territorio del Chianti Classico, che vede il marchese Piero Antinori (Marchesi Antinori) in veste di “fondatore d’onore”, Paolo Panerai (Domini di Castellare) presidente, Davide Profeti (San Felice) vice presidente.
Sedici i fondatori, cantine come San Felice, Antinori, Montevertine, Castello di Monsanto, Castellare di Castellina, Isole e Olena, Badia a Coltibuono, Querciabella, Castello di Fonterutoli, Ambrogio & Giovanni Folonari, Riecine, Felsina, Castello di Volpaia, Castello di Ama, Castello di Albola e Brancaia. Il Comitato “Historical Super Tuscans”, spiega una nota, “riunisce le aziende vitivinicole che producono nel territorio del Chianti Classico, da prima del 1994, cioè da prima dell’istituzione della denominazione Igt Toscana, vini di eccellenza e, in particolare, almeno un Super Tuscan riconosciuto come tale dal mercato e dalla critica, in primo luogo, anglosassone, che ne ha coniato l’appellativo”.

“La storia dei Super Tuscans - sottolinea il Comitato “Historical Super Tuscans” - è strettamente legata alla territorio del Chianti Classico, e frutto di un’intuizione di Enzo Morganti, storico enologo del territorio, che per primo comprese la necessità di mirare alla alta qualità in un contesto enologico mutato e sempre più orientato all’eccellenza del prodotto. Questa idea si concretizzò nel 1968, con il lancio del primo Super Tuscan. Morganti, insieme ad altri vignaioli illuminati chiantigiani, capì che il rigido disciplinare di produzione della Doc Chianti Classico non consentiva di esprimere tutte le qualità e le sfumature di questo grande terroir. Così, rinunciando alle regole della denominazione allora in vigore, accettarono di declassare i propri vini a “Vino da Tavola”, il livello più basso della piramide qualitativa vinicola, anche se ottenuti con uve provenienti dai vigneti della “allora” Doc Chianti Classico. Solo durante la metà degli anni ’80, la stampa anglosassone coniò il termine Super Tuscan, per definire una nuova categoria di grandi rossi di qualità, riconoscendone tutto il valore. “Da quel momento, i produttori di Historical Super Tuscans hanno tracciato la strada per la revisione del disciplinare di produzione della Doc chiantigiana e sono tuttora i custodi e i rappresentanti, oltre che gli antesignani, dei grandi vini della Toscana”.
Il Comitato, costituito con l’assistenza dell’avvocato Ugo Franceschetti (Studio Laroma Jezzi & Partrner), si pone l’obiettivo di tutelare e valorizzare il pregio dei Super Tuscans, facendo conoscere la storia e il coraggio dei viticoltori che li hanno ideati, rinunciando al valore di una Denominazione già affermata per inseguire il sogno di produrre grandi vini di livello internazionale, capaci di esprimere i valori culturali e le potenzialità del territorio.
I vini che, in ordine cronologico, hanno segnato il percorso dei Super Tuscans, precisa il Comitato “Historical Super Tuscans”, sono Vigorello (1968, San Felice), Tignanello (1971, Antinori), Le Pergole Torte (1970, Montevertine), Fabrizio Bianchi (1974, Castello di Monsanto), I Sodi di San Niccolò (1977, Castellare di Castellina), Cepparello (1980, Isole e Olena), Sangioveto (1980, Badia a Coltibuono), Camartina (1981, Querciabella), Concerto (1981, Castello di Fonterutoli), Cabreo (1982, A&G Folonari), La Gioia (1982, Riecine), Fontalloro (1983, Felsina), Balifico (1985, Castello di Volpaia), L’Apparita (1985, Castello di Ama), Acciaiolo (1988, Castello di Albola), Brancaia il Blu (1988, Brancaia). “Il Comitato prevede nello statuto la possibilità che possano fare richiesta di adesione anche i produttori di Super Tuscans nati dopo il 1994. L’associazione delle 16 cantine ha sede in Castelnuovo Berardenga (Siena), Località San Felice ed è aperta a tutte le persone fisiche e realtà vitivinicole che vogliano contribuire a promuovere il territorio e valorizzare i Super Tuscans in omaggio al grande terroir del Chianti Classico”. Nell’occasione è stata avviata una partnership con Intesa Sanpaolo, tra i primi atti del Comitato per dare il via alle azioni di promozione di queste storiche etichette.
“Quello dei cosiddetti “Super Tuscan” rappresenta un capitolo decisivo nel “rinascimento” del nostro vino. Oltre ad attrarre l’attenzione degli “opinion makers” di tutto il mondo sul potenziale dei vini italiani, ha anche contribuito a far evolvere le normative di tante Doc che non tenevano conto di una nuova realtà in rapida evoluzione, orientata, a differenza del passato, più alla qualità che alla quantità”, ha affermato Piero Antinori, fondatore d’onore del Comitato Historical Super Tuscans. “Non ha precedenti che la denominazione di un vino sia decisa dalla critica e non dalle norme. In tal senso il nome Super Tuscan, per definire i vini più alti della Toscana, è un unicum per il quale era necessario e opportuno codificare e trasmetterne la storia. Lo abbiamo fatto con il Comitato noi produttori dei vini storici che hanno spinto la critica a spiegare, con il nome Super Tuscan, che in Toscana si era compiuta una sorta di rivoluzione tutta volta alla più alta qualità. Come produttori di quei primi vini che hanno determinato un tale unicum vogliamo con la fondazione del Comitato Historical Supertuscan anche rendere omaggio e ringraziare i critici anglosassoni che negli anni 80 coniarono la definizione, che così tanto bene ha fatto al vino toscano e italiano nel mondo”, ha continuato il presidente Paolo Panerai. “L’orgoglio di vedere la concretizzazione del Comitato Historical Super Tuscans è grande, tanto più che l’idea nasce proprio a San Felice, che ha dato vita all’antesignano di questi grandi vini. A distanza di 50 vendemmie dal primo lancio del primo Super Tuscan, in nome della qualità di prodotto tanto ricercata dai viticoltori dell’epoca, oggi più che mai vogliamo valorizzare il prezioso patrimonio enologico che abbiamo ereditato, omaggiare la saggezza e la lungimiranza di chi ci ha preceduto e continuare a portare in alto il grande prestigio dei Super Tuscans. Questa associazione ambisce a dare un forte contributo alla promozione dell’eccellenza dei vini della Toscana”, ha concluso il vice presidente Davide Profeti.

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