Il 2025 è stato un anno difficile anche per il vino francese, il primo al mondo in termine di valore, ma che, come sta avvenendo per tutti i principali player del settore, nei mercati esteri, vede il confronto con il 2024 in territorio negativo. I numeri dell’export di vino e spirits sono stati presentati dalla Fevs, la Fédération des Exportateurs de Vins & Spiritueux de France, realtà che conta 550 membri e copre l’85% delle esportazioni francesi di vini e liquori, ieri, a Wine Paris, l’evento di Vinexposium che si chiude oggi a Parigi.
Per quanto riguarda il vino, nei 12 mesi 2025, le esportazioni enoiche hanno toccato quota 10,5 miliardi di euro in valore (-4,1%) e 120.630 casse (-2,8%), l’equivalente di 10,9 milioni di ettolitri (-318.000 ettolitri sul 2024). Nonostante la buona performance degli spumanti (+3%), che, ormai, rappresentano il 20% dei volumi esportati, le vendite di vino sono tornate ai livelli del 2021.
Le esportazioni verso gli Stati Uniti valgono quasi 1,9 miliardi di euro, il 17,9% del totale, e, rispetto al 2024, sono in calo del -19% a causa principalmente dei dazi e del deprezzamento del dollaro sull’euro. Giù anche i volumi a 1,6 milioni di ettolitri (il 14,8% del totale). In valore alla posizione n. 2 c’è il Regno Unito a 1,38 miliardi di euro (-1,1% e +4,6% in volume a 1,39 milioni di ettolitri), davanti alla Germania (718.000 euro, -1,5%, Paese che è al n. 2 in volumi, a 1,4 milioni di ettolitri, -6%). Completano la “Top 10”, in valore, Giappone (607 milioni di euro, +0,4%), Belgio (604 milioni di euro, -0,7%), Canada (483 milioni di euro, +4,3%), Svizzera (471 milioni di euro, +5,1%), Singapore (395 milioni di euro, -2%), Paesi Bassi (371 milioni di euro, +1,5%) e Hong Kong (313 milioni di euro, +9,2%). L’Italia è alla posizione n. 11 in valore (309 milioni di euro, -6,3%) e n. 12 in volume (-2,2%). Il calo registrato nei mercati di Stati Uniti e Cina (il Paese del Dragone somma -31,1% in volume e -19,5% in valore a 266 milioni di euro) rappresenta oltre l’85% della riduzione dei volumi prevista per il 2025.
Il valore delle esportazioni è in calo è tanto per lo Champagne (-4,5% a 3,68 miliardi di euro) che per gli Aoc (-5% a 5 miliardi di euro), stesso calo percentuale per gli Igp (-5%) che totalizzano 829 milioni di euro. Lo Champagne cresce, però, nei volumi (+0,9%) a differenza di Aoc (-5,9%) e Igp (-5,2%). Da sottolineare, comunque, che, a livello di Aoc/Aop, i territori più famosi sono con il segno meno ad eccezione della Borgogna nei volumi: ad esempio Bordeaux fa -8,9% in volume e -4,8% in valore, Borgogna +2,3% in volume e -2,4% in valore, e la Vallée du Rhône -6,3% in volume e -7,6% in valore. Complessivamente, in valore, Champagne (35%), Bordeaux (19%) e Borgogna (15%), rappresentano il 69% del totale del vino francese esportato.
Se insieme ai vini si sommano anche i liquori, le due categorie hanno totalizzato 14,3 miliardi di euro di export nel 2025. Una cifra che segna un ulteriore calo sul 2024 (-8%), accompagnata da una diminuzione dei volumi (-3%), in un mercato sconvolto da tensioni economiche e geopolitiche. Gli spirits francesi esportati valgono 3,7 miliardi di euro (in volume le esportazioni calano a 44 milioni di casse, -5%), guidati dal Cognac (2,2 miliardi di euro) che perde il 23,8% in valore e il 14,7% in volume sul 2024. Un trend condizionato dalla Cina con i dazi antidumping che hanno gravemente penalizzato le esportazioni di Cognac, Armagnac e altri brandy nazionali.
“Le tensioni geopolitiche, i conflitti commerciali, le fluttuazioni dei tassi di cambio e anche la perdita di fiducia dei consumatori hanno pesato sulle nostre esportazioni”, ha spiegato Gabriel Picard, presidente Fevs, aggiungendo come, in un contesto come quello attuale, “è fondamentale, per la sostenibilità del nostro settore, delle nostre imprese e dei nostri viticoltori, che le autorità pubbliche attuino le misure politiche e normative necessarie alla competitività del settore nei diversi mercati”.
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