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REDENZIONE

Non è mai troppo tardi: dal 2023 via dagli scaffali i vini con Mussolini ed Hitler in etichetta

Dopo 25 anni di scandali, polemiche e denunce, la cantina friulana Vini Lunardelli fa finalmente un passo indietro sulla sua linea “storica”
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La linea “storica” di Vini Lunardelli

Non è mai troppo tardi per ravvedersi. Anche se per cambiare rotta ci sono voluti qualcosa come 25 anni. Risalgono, infatti, al 1997 i primi accesi dibattiti, che videro in prima linea il Governo tedesco, sulla linea di Vini Lunardelli dedicata ai dittatori del passato, da Hitler a Mussolini, da Stalin a Francisco Franco, che, dal 2023, come ha annunciato Andrea Lunardelli a “Vice”, usciranno finalmente di scena. Tra provocazione e rievocazione storica, di cui si fa comunque una gran fatica a comprendere il senso, la cantina friulana intanto è salita alla ribalta mediatica restandoci per anni.

WineNews ne scrisse la prima volta nel lontano 2003, ma i casi più eclatanti risalgono al 2009 e al 2012. Protagonisti del primo episodio furono una coppia di turisti francesi, che chiesero il ritiro immediato dagli scaffali di un Carrefour di Varese delle bottiglie con Hitler e Mussolini in etichetta. Solo qualche mese prima, nelle Marche, il cliente di un ristorante fu assolto dal Giudice di Pace per aver definito “ignoranti” i ristoratori che vendevano le stesse identiche bottiglie. Nel 2012, invece, il fatto più eclatante: in un supermercato del veronese, dopo qualche anno di silenzio, tornano le bottiglie di Vini Lunardelli con Hitler e Mussolini in bella mostra, e a denunciare questa volta è una coppia ebrea. L’accusa? Sempre la stessa: “apologia di fascismo”, come previsto dall’articolo 4 della “Legge Scelba”, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione.

Anche la linea difensiva non è mai cambiata: si tratta di una linea storica, non celebrativa, che non fa apologia, hanno sempre ribattuto dall’azienda. Da quel momento, però, il caso raggiunse una eco internazionale, e apparve ben chiaro che al di là della legge sarebbe bastato il buonsenso per smettere di produrre etichette del genere. Eppure, nonostante l’intervento di istituzioni internazionali come il 2Jewish Forum for Democracy and Against Antisemitism” tedesco, o il centro “Simon Wiesenthal”, organizzazione ebraica con sede a Los Angeles, in California, impegnata nella difesa della memoria della Shoah e nella caccia ai criminali del Nazismo ancora a piede libero, la storia è andata avanti fino ad oggi. Tornando, ciclicamente, specie in estate, sulle pagine dei giornali nazionali ed internazionali.

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