Una novità già nota, ma che, dal 1 febbraio, è diventata concreta. Come precedentemente annunciato nel Bilancio 2025, il Governo Uk aumenterà tutte le aliquote delle accise sugli alcolici in linea con l’indice dei prezzi al dettaglio (Rpi) al 3,66%. Una decisione che aveva creato divisioni e generato proteste da parte del comparto vino e birra. L’aspetto salutistico sembra pesare su questa scelta decisa dal Governo che “ha ascoltato le richieste delle parti interessate, che spaziavano da un taglio o congelamento delle accise ad aumenti superiori all’inflazione. Questa decisione bilancia l’importante contributo dei produttori di alcolici e del settore alberghiero alla nostra cultura ed economia, con il ruolo delle accise nella riduzione dei danni causati dall’alcol”.
Per i piccoli produttori sono previsti degli sconti, e le nuove tariffe sono a scaglioni, in base alla tipologia ed alla gradazione alcolica: ad esempio, l’imposta su tutti i prodotti alcolici con volume tra gli 8,5% ed i 22% è considerata di 30,62 sterline per litro di alcol nel prodotto. Per la birra, tra i 3,5% e gli 8,5%: siamo a 22,58 sterline.
Ma non mancano, di nuovo, le reazioni contrarie, che arrivano dal mondo enoico, perché “l’ultimo aumento dell’imposta Rpi, fissato al 3,66%, comporterà un aumento dell’accisa, su una bottiglia di vino di gradazione alcolica 14,5%, arrivando a 1,10 sterline a bottiglia, da quando il nuovo regime di accisa è entrato in vigore il 1 agosto 2023”: a dirlo è la Wine & Spirit Trade Association (Wsta), realtà che rappresenta oltre 300 aziende che producono, importano, esportano, trasportano e vendono vini e liquori nel Regno Unito. Una “voce” che più volte si è espressa criticamente sulla decisione del Governo: “dall’introduzione del nuovo sistema fiscale nel Regno Unito, le accise sulla birra e sui liquori sono aumentate di oltre il 18%; per i vini più alcolici l’aumento è stato ancora maggiore e le accise sono aumentate di oltre il 49% su un vino con gradazione alcolica del 14,5%. Per un vino fermo al 14,5%, il Regno Unito è ora in cima alla classifica delle imposte con l’aliquota fiscale più alta in Europa. La Wine and Spirit Trade Association sostiene che la decisione miope del Governo di continuare ad aumentare le tasse non fa altro che perpetuare il “circolo vizioso” dell’economia. La storia ha dimostrato che gli aumenti delle accise portano a prezzi più alti per i consumatori e ad una riduzione delle vendite, che, a sua volta, prosciuga i fondi del Tesoro e alimenta l’inflazione. Nell’anno fiscale in corso (aprile-dicembre), le entrate totali delle accise sugli alcolici sono diminuite dell’1,4%, i superalcolici sono quelli che hanno registrato il calo maggiore, con un netto 2,4%, la birra è scesa dell’1,4% e il vino del 2%”.
Miles Beale, ad Wine and Spirit Trade Association, ha aggiunto che “per il settore vinicolo e dei liquori nazionale, la complessità delle variazioni di prezzo, soprattutto per il vino che ora è tassato in base alla gradazione alcolica, si traduce in ulteriori grattacapi burocratici. A questo si aggiungono tutti gli altri costi, tra cui contributi previdenziali, imposte sulle imprese e tasse sugli imballaggi dei rifiuti: le aziende non hanno altra scelta che aumentare i prezzi per rimanere a galla, il che purtroppo significa che i consumatori ne subiranno ancora una volta le conseguenze”. E se il “pacchetto di misure per i pub”, con la retromarcia del Governo, aveva fatto tornare il sereno, con il plauso della British Beer & Pub Association, l’evoluzione futura è tutta da vedere.
Tornando al vino, allo scenario Uk, ovviamente, guarda con attenzione anche il vino italiano, che ha qui uno dei suoi mercati di punta: secondo i dati Istat analizzati da WineNews, ammonta a 686,7 milioni di euro il valore dell’export da gennaio ad ottobre 2025 (-3% sullo stesso periodo del 2024).
Rimanendo nel Regno Unito, un’altra novità, per il comparto, arriva dal Galles. Riguarda la politica del prezzo minimo per gli alcolici, con un aumento per il prezzo unitario minimo da 50 a 65 pence a partire dal 1 ottobre 2026 (allineandolo alla tariffa vigente in Scozia). E anche in questo caso il motivo è legato al salutismo: “una ricerca indipendente commissionata dal Governo gallese ha scoperto che aumentando il prezzo unitario minimo a 65 pence si potrebbero prevenire più di 900 decessi correlati all’alcol in 20 anni e ridurre di quasi 5.000 unità il numero di bevitori dannosi”, si legge in una nota dello stesso Governo. “Le prove sono chiare: il prezzo unitario minimo funziona. Oggi abbiamo preso una decisione che salverà vite umane e contribuirà a proteggere molte persone dai danni causati dal consumo eccessivo di alcol”, ha dichiarato dopo il voto al Senedd (l’equivalente del Parlamento italiano, ndr), il Ministro per la Salute del Galles, Sarah Murphy.
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