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VINO ED EXPORT

Ocm Promozione: in 10 anni spesi 1,2 miliardi di euro, tra i fondi Ue e delle cantine italiane

Una misura fondamentale per l’Italia enoica, nell’analisi di Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini
ERNESTO ABBONA, ITALIA, OCM VINO, PROMOZIONE, UNIONE ITALIANA VINI, Italia
Ecco i progetti nazionali dell'Ocm Vino Promozione 2018-2019

Che l’export, che vale ormai oltre la metà del business del vino italiano, sia cresciuto moltissimo, negli ultimi 10 anni, è un dato di fatto, come lo è che un grande contributo a questa crescita, dovuta soprattutto alla crescita qualitativa della produzione nazionale e agli sforzi delle imprese, si legato ai fondo dell’Ocm Vino, ed in particolare della misura “Promozione dei Paesi Terzi”. Misura che, dopo un decennio di applicazione, ed in vista del futuro che sarà stabilito nella riforma della Pac post 2020, è stata al centro di un’analisi di Ernesto Abbona, alla guida di Unione Italiana Vini (Uiv). Da cui emerge, nei numeri, la portata di questa misura, ma anche le criticità che negli anni ha presentato, ed i grandi margini di miglioramento. Innanzitutto, emerge che, tra il 2009 ed il 2018, sono stati spesi fondi comunitari per la promozione del vino italiano nei Paesi terzi, per 660 milioni di euro, che uniti ai fondi messi in campo dalle imprese, al 50%, come previsto dalla misura, hanno attivato, di fatto, 1,2 miliardi di euro di spesa in attività promozionale. Una cifra ingente, e che poteva esserlo ancora di più, perché la spesa programmata per la promozione, in realtà, sarebbe stata di 780 milioni di euro, con 130 milioni che, invece, non è stato possibile spendere, spiega l’analisi, per difficoltà amministrative e burocratiche, sia nei primi anni di applicazione, che negli ultimi due (con le ben note vicende legate a ritardi nella pubblicazione dei bandi e delle graduatorie, e ai conseguenti ricorsi, che hanno minato l’efficacia della misura). Ma sotto accusa, da tempo, c’è il meccanismo di riparto delle Regioni (che gestiscono il 70% del budget, mentre il 30% è in mano dal Ministero delle Politiche Agricole, ndr), “la maggior parte della quali, storicamente, ha sottoutilizzato il budget a disposizione, finendo per ricollocarlo verso altre misure, in primis la ristrutturazione dei vigneti”. In ogni caso, nonostante queste difficoltà, “l’Italia è stato il Paese che più di tutti ha utilizzato i fondi a disposizione, e che più ha speso in Europa in promozione: tra il 2014 ed il 2018, il Belpaese ha speso il 50% del budget europeo, contro il 24% della Spagna ed il 20% della Francia”.
E nonostante la grande frammentazione del sistema produttivo del vino italiano, dai dati emerge che le cantine italiane, alla fine, hanno saputo fare aggregazione, almeno per l’utilizzo di questa misura, al punto che la spesa media per beneficiario, tra il 2014 ed il 2017, è stata di 278.788 euro per l’Italia, contro i 91.130 euro per la Francia e i 71.758 della Spagna (e una media Ue di 113.331 euro).

Gli sforzi, ovviamente, si sono rivolti ai mercati extra Ue più importanti per il vino italiano, dagli Usa al Giappone, dal Canada alla Svizzera, passando per la Russia e, ovviamente, la Cina, soprattutto in prospettiva, ma via via si sono aggiunti anche altri mercati “minori”, ma potenzialmente molto redditizi, come Australia, Ucraina, India e Messico.
Sforzi che, evidentemente, hanno prodotto risultati: nel periodo 2010-2018, le esportazioni di vino italiano sono cresciute dell’8% all’ano in Usa, del 5% in Svizzera e Norvegia, del 4% in Canada, del 6% in Giappone, ma anche del 16% in Cina e del 12% in Sud Corea, per esempio.
“La misura Promozione si è dimostrata uno strumento efficacie e ben utilizzato dalle imprese italiane, pur nelle difficoltà applicative - sottolinea a WineNews Ernesto Abbona - che ogni decreto e ogni bando, purtroppo, si portano dietro. Non è un segreto il fatto che la filiera, in tutte le organizzazioni che la compongono, abbia sentito la necessità di scrivere una nota ufficiale, lamentando la mancanza di confronto con il Ministero prima della pubblicazione del Bando 2019. Un’occasione mancata, potremmo dire l’ennesima, considerato che è vero che metà della quota a disposizione sono fondi pubblici, ma l’altra metà sono soldi delle imprese, di noi tutti, e avremmo avuto il diritto di fare la nostra parte. Allargando lo scenario, e venendo a quello di contesto europeo, ci auguriamo ovviamente che nella nuova Pac il budget destinato attraverso i Piani Nazionali di Sostegno continui a essere erogato nelle forme e nelle modalità che hanno dimostrato di funzionare in questi anni. Come Unione Italiani Vini, attraverso il Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins, ndr), monitoriamo costantemente la situazione, a cominciare dall’evoluzione delle nomine della prossima Commissione Europea”.

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