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OLTRE LA PANDEMIA

Oscar Farinetti: “il vino è in ripresa, basta lamentarsi. E impariamo a convivere con il Covid”

A WineNews, il fondatore di Eataly e produttore di vino, con il gruppo Fontanafredda. “Bene l’alta qualità ed il primo prezzo. Ma in mezzo ...”
COVID, OSCAR FARINETTI, RIPARTENZA, vino, Italia
Oscar Farinetti nella cantina di Fontanafredda

La ripresa per il vino è vera e tangibile, soprattutto in Usa ed in Asia, mentre le cose, di pari passo con la gestione del Covid, vanno più a rilento che altrove e così sarà fino a fine anno. Un Covid con cui, però, dovremmo imparare a convivere, coscienti che, con buona pace dei fan della “resilienza”, niente sarà più come prima, neanche nella sfera enoica, che sarà sempre più caratterizzata dagli estremi: bene chi fa altissima qualità e primo prezzo, male tutto quello che è in mezzo. È il pensiero, in estrema sintesi, di Oscar Farinetti, uno degli imprenditori più visionari del made in Italy, fondatore di Eataly, unico vero avamposto del wine & food tricolore nel mondo - il cui amministratore delegato è uno dei figli di Oscar, Nicola Farinetti - ma anche produttore di vino, con la galassia che ruota intorno al gruppo Fontanafredda - diretta dall’altro figlio, Andrea Farinetti - (dalla stessa Fontanafredda e Borgogno, nelle Langhe, a Le Vigne di Zamò, in Friuli, passando per le Cantine del Castello di Santa Vittoria, nel Roero, San Romano, nel territorio di Dogliani, Brandini a La Morra, e Serafini & Vidotto, in Veneto, e ancora da Il Colombaio di Cencio nel Chianti classico e da Palmento Carranco, in joint venture con Tornatore, sull’Etna). Un produttore ed un mercante, come ama definirsi, che, con le sue attività, ha una visione mondiale come pochi altri, e che WineNews ha intervistato a VinoxRoma.
Nonostante le notizie contrastanti sul riacuirsi della Pandemia che arrivano dall’Italia e da tanti Paese del mondo, Farinetti non ha dubbi. “Il mercato del vino si sta rialzando, senza dubbio, ma dico di più: non si è mai piegato poi più di tanto, c’è chi ha fatto molto peggio. Poi chiaramente il produttore legatissimo la mercato horeca e della ristorazione ha patito molto, ma la gente a casa ha bevuto eccome, in questi mesi. Quindi chi era presente anche in gdo e ha saputo usare la vendita diretta, per esempio, ha venduto. Però ora le cose sono ripartite, smettiamola di lamentarci e pensiamo al futuro”. E, sul futuro prossimo, che sarà ancora caratterizzato dalla Pandemia, Oscar Farinetti ha una visione chiara, e come spesso gli capita, divisiva. “Dobbiamo imparare a convivere con il Covid, e smetterla con questo tabù della morte. É vero, si muore, ma abbiamo vissuto. Magari morirò anche io, ma ho vissuto talmente bene ...”.
Sul fatto che, nella ripartenza, ci siano differenze tra aree del mondo, però, non ci sono dubbi, come confermano le parole dell’imprenditore piemontese: “c’è il Nord America che va benissimo. Gli Stati Uniti sono un Paese che si spegne e si accende di scatto, e in Usa si vedono già gli stessi numeri del 2019. Va molto bene tutta l’Asia, mentre l’Europa è il “Vecchio Continente”, e come tutti i vecchi è un po’ più lenta a reagire, e siamo in difficoltà. La vedo lunga qui da noi, e non ipotizzo niente di troppo positivo, almeno fino a dicembre”.

La certezza, secondo Farinetti, è che, nonostante si parli tanto di “resilienza”, cioè della capacità di tornare esattamente a quello che era la vita prima della pandemia, niente sarà più uguale. Anzi, la visione è molto tranchant. “Ci sarà un grande incremento dell’“effetto clessidra” - spiega Farinetti - ovvero: i migliori diventeranno ancora migliori, e i peggiori dimostreranno che non c’è limite al peggio. Sarà così per tutto, anche per il vino. Chi produce vino di qualità e pulito venderà molto di più, e anche chi farà vino da primo prezzo venderà tanto, mentre chi sta nel mezzo non venderà niente. Dobbiamo scegliere da che parte della clessidra stare”.

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