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OSSERVATORIO PERMANENTE DEI PREZZI PER VALUTARE IL POSIZIONAMENTO DEI VINI DELLA VALPOLICELLA IN ITALIA E ALL’ESTERO E PRESIDENZA A CHRISTIAN MARCHESINI: COSÌ IL CONSORZIO DELLA VALPOLICELLA. MA “FAMIGLIE DELL’AMARONE D’ARTE”: “NO A RIDUZIONE RESE”

Un osservatorio permanente dei prezzi dei vini della Valpolicella nella grande distribuzione italiana e in 8 mercati stranieri per valutare il reale posizionamento dei vini di uno dei territori enoici più importanti del Belpaese, che si trova a dover governare una crescita fortissima nonostante la crisi: lo ha “insediato” il Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella (www.consorziovalpolicella.it) che, nel 2011, ha visto aumentare produzione di uve, prezzo di uve e vino prodotti, bottiglie vendute sia di Amarone che di Valpolicella, e una produzione che, dal punto di vista della qualità, promette bene. Consorzio che ha chiuso il bilancio in pareggio con un volume di affari di 880 milioni di euro, e che ha visto anche cambiare il proprio vertice. Alla presidenza non c’è più Emilio Pedron, che ha lasciato l’incarico “per nuovi impegni professionali” (come anticipato da WineNews, ad “Anteprima Amarone”, da pochi giorni è il nuovo ad di Tenimenti Angelini, ndr), ed al suo posto il cda ha nominato “Christian Marchesini, 39 anni, perito agrario, e uomo di territorio: appartiene infatti a una delle famiglie storiche della Valpolicella classica, dove gestisce 50 ettari a vigneto dell’azienda di familiare”, si legge in una nota. E Marchesini, così come il suo predecessore, si troverà ad affrontare in primis il tavolo di discussione per trovare linee il più possibile condivise tra le varie anime del territorio per la gestione futura della denominazione.
A cominciare dall’abbassamento della resa per ettaro da 50 a 45 deliberata dal Consorzio, che non piace alle Famiglie dell’Amarone d’Arte (Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato, www.amaronefamilies.it), perché “come rimedio alla sovrapproduzione di Amarone - dicono - non può considerarsi uno strumento efficace per riequilibrare la distorsione tra domanda e offerta degli ultimi anni. Il riposizionamento, per qualità e prezzo, del brand Amarone, soprattutto sui mercati internazionali, impone l’applicazione di parametri produttivi diversificati in base alla vocazionalità del terroir; un valore ormai sacrificato dalla sovrapproduzione”.
“Dal 2003 al 2011 - continuano le Famiglie - siamo passati da 5.719 ettari vitati, di cui 2.917 nella zona classica e 2.802 nell’area Doc, a 7.247 ettari di cui 3.291 nella classica e 3.966 nella zona allargata. Questo ha comportato un’inversione produttiva che vede, oggi, prevalere la zona allargata, dominata dalle cantine sociali, su quella classica originaria dell’Amarone. Allo stato attuale, dunque, la resa della zona Doc supera quella della classica di ben il 10%: 55% (era al 49% nel 2003) contro il 45% (51% nel 2003)”. Per Stefano Cesari (Brigaldara), vice presidente delle Famiglie dell’Amarone d’Arte, “non si tratta di separare la zona classica da quella allargata, ma di distinguere tra vigneti più o meno vocati alla produzione di amarone. Ridurre trasversalmente e indistintamente la cernita significa incentivare, o comunque non contrastare, il fenomeno sovrapproduttivo che si è verificato a partire dal 2005/2006 che ci ha portato a oltre 13 milioni di bottiglie di Amarone. Oltre al fatto che il criterio unitario di riduzione della resa da 50 a 45 quintali non tiene conto della diversa incidenza dei costi produttivi tra collina e pianura”. Per le Famiglie dell’Amarone, quindi, la doverosa politica di disincentivazione quantitativa deve essere calcolata e valutata, innanzitutto, in base al pregio del vino simbolo della Valpolicella che merita un riposizionamento di qualità e di prezzo. “Per fare questo - conclude Cesari - proponiamo una strategia di contenimento del volume in base al terroir produttivo, che privilegi la collina con un aumento dal 50 al 60% delle rese di uva da amarone, e penalizzi pedecollina e pianura con rese portate rispettivamente al 40% e al 25%”.

Focus - I numeri della Doc Valpolicella
Con una produzione di oltre 437.000 ettolitri, la Doc Valpolicella vale 300 milioni di euro. Si tratta di un valore cresciuto senza battute d’arresto nel corso dell’ultimo decennio grazie alla riqualificazione produttiva operata dai viticoltori e in cantina, che ha fatto crescere la richiesta in Italia e all’estero. Valpolicella, Ripasso della Valpolicella, Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella sono il poker d’assi della denominazione, per un’offerta adatta a qualsiasi occasione: dal pasto quotidiano al vino più importante, fino a quello da dessert. Tra questi è l’Amarone a fare la parte del leone, grazie al prestigio riconosciuto e al favore conquistato in tutto il mondo, dove viene esportato oltre il 70% della produzione. All’incirca 7.000 gli ettari coltivati, con una redditività di 15-18.000 euro ad ettaro.

Focus - Christian Marchesini, arriva il nuovo presidente del Consorzio dei vini della Valpolicella
“Territorio, qualità e tutela della denominazione saranno le parole su cui traccerò il mio programma”. Ecco le prime parole da presidente del Consorzio Vini Valpolicella Christian Marchesini, subentrato ad Emilio Pedron. “Territorio perché il Consorzio è un organismo interprofessionale che non può prescindere da un forte rapporto con la base associativa, insieme alla quale va costruita un’etica di produzione attraverso un approccio sostenibile nella gestione del vigneto. Per questo già dal 2011 abbiamo iniziato le attività di sensibilizzazione e formazione dei soci sotto lo slogan “Riduci Risparmia Rispetta”, che diventerà un vero e proprio logo di riconoscimento dei vini ottenuti con tecniche virtuose a basso impatto ambientale”.
“Qualità e tutela della denominazione, invece - prosegue Marchesini - si esplicano nella collaborazione con enti ed organismi istituzionalmente preposti al controllo delle produzioni come Siquria e il Corpo Forestale, o alla tutela dei marchi collettivi come la Camera di Commercio di Verona, ma anche attraverso una attività di informazione e formazione degli operatori professionali e dei consumatori. Quest’ultimo aspetto - spiega Marchesini - porterà già dalla fine di quest’anno ad orientare in misura sensibile le attività di promozione della denominazione realizzate dal Consorzio in Italia e all’estero, in particolare nei mercati più importanti per la nostra denominazione, quali il Nord Europa, la Germania, gli Stati Uniti o in quelli emergenti come Brasile e Cina”.
“Sotto il profilo organizzativo - conclude il nuovo presidente - per dare spessore e operatività alle iniziative consortili sto pensando alla costituzione di commissioni all’interno del consiglio di amministrazione, che affrontino in prima battuta questioni e progetti da sottoporre successivamente già “pronti” alla valutazione di tutti, ma anche all’istituzione di comitati consultivi dove non escludo la partecipazione di esperti esterni al cda”.

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