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Paesi arabi mediterranei: più produzione … Il vino giapponese in Europa … California: meno uva e prezzi in discesa … Wa to Wa, scambio enologi Washington-Western Australia … Nasce l’indicazione geografica New England Australia
di Andrea Gabbrielli

- Paesi arabi del Mediterraneo, cresce la produzione di vino
Dopo anni di forti conflitti interni e nonostante l’opposizione dei gruppi religiosi integralisti, la produzione di vino nei paesi arabi dell’area mediterranea quali Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia e presto anche Siria, sta conoscendo una vera e propria rinascita. In questi paesi attualmente si producono 146 milioni di bottiglie di vino e circa il 20% della produzione è esportato in Europa. In Egitto la produzione è duplicata dal 2000 ad oggi ha raggiunto gli 8,5 milioni di bottiglie, tre quarti delle quali sono consumate dai turisti.
Il Libano è da sempre un apprezzato paese produttore mentre la Siria inizierà nel giro di due anni a produrre vino, grazie ai vigneti impiantati vicino al porto di Latakia dall’imprenditore siriano Johnny Saade. Nonostante le recenti incursioni militari di Israele, nel 2006 il Libano ha rivitalizzato la produzione. Anche se la maggior parte dei vigneti si trova nella strategica Valle della Bekaa, il fatturato è cresciuto del 10% nel 2007. Nel Magreb, l’Algeria, un tempo il maggior paese esportatore, ha dovuto cedere il passo a Marocco e Tunisia. Comunque i tre paesi arabi, Libano, Marocco e Tunisia, restano ai primi posti con ben 13.000 ettari di vigneto. Secondo Hugh Johnson, il Marocco possiede i vigneti migliori.
“E’ importante sconfiggere i pregiudizi sui vini arabi” ha dichiarato Jean-Pierre Dehuf, uno dei maggiori produttori del Marocco con Cellars of Meknes. “Ancora oggi molti pensano che sia come all’epoca coloniale quando il nostro vino sfuso salpava alla volta dell’Europa ma non è più così”. Oggi il Marocco ha 14 Denominazioni d’Origine tra cui le più note sono Les Coteaux e Beni M’Tir.

- Il vino giapponese sbarca in Europa
Shizen, il vino prodotto in Giappone dalla Asagiri Wine Company con uve autoctone koshu e firmato da Denis Dubordieu, docente di enologia all’Università di Bordeaux, dal gennaio 2008 può essere importato in Europa. È la prima volta che un vino prodotto in Giappone è commercializzato nei paesi dell’Unione. Sino ad oggi i vini giapponesi non si potevano importare legalmente perché nel paese mancavano delle leggi specifiche sulla produzione di vino. Shizen è un vino senza aggiunta di zucchero, dalla gradazione alcolica di 11% Vol. Dubourdieu, uno degli enologi più quotati di Bordeaux, ha lavorato per 5 anni al progetto. Il risultato è un vino che porta il suo nome in etichetta “Shinzen 2006, Cuveè Denis Dubordieu”. Ormai “esiste un mercato internazionale che vuole vini con l’indicazione di origine” ha dichiarato il docente francese a www.decanter.com.
“Il mondo non vuole l’ennesimo Chardonnay, ma è pronto per vini tipici di cui si conosce la provenienza”. Shinzen è arrivato in Inghilterra alla fine di febbraio e sarà venduto nello stellato ristorante giapponese Umu in Mayfair a Londra e al bicchiere o in bottiglia al ristorante Greenhouse della stessa catena sempre a Londra.

- California, nel 2007 meno uva e prezzi in discesa
La vendemmia del 2007 ha superato i 3 milioni di tonnellate di uva raccolta, secondo le prime stime pubblicate dal Dipartimento dell’Agricoltura e dell’Agroalimentare della California. Una cifra che rappresenta una crescita di 103.000 tonnellate rispetto alla raccolta del 2006 pari ad un aumento del 3%, anche se la vendemmia del 2007 resta nettamente sotto l’enorme quantità di uve del 2005 che aveva raggiunto il record di 3.756 milioni di tonnellate.
Le uve a bacca rossa sono in quantità maggiore con 1.868 milioni di tonnellate mentre le varietà bianche raggiungono 1.371 milioni di tonnellate, ovvero +9% sul 2006. Il prezzo medio delle uve però è in caduta libera: -3% pari a $ 563 la tonnellata (€386,00). La diminuzione è maggiore per i bianchi (-4%) che scendono a $ 482 (€ 330,00) mentre i rossi segnano - 2% pari a $623 la tonnellata (€ 427,00). Alcune varietà come il Pinot Noir per cui c’è una forte richiesta vedono invece il prezzo salire: $ 2104 la tonnellata (€ 1440,00) contro $ 2028 dello scorso anno (€ 1389,00). Nonostante tutto i produttori si dicono ottimisti per la prossima vendemmia e ipotizzano un volume di uve nella media, la qual cosa dovrebbe portare ad una stabilizzazione dei prezzi.

- Wa to Wa, scambio di enologi Washington State e Western Australia
Le regioni viticole dello Stato di Washington e dello Stato del Western Australia hanno siglato un accordo per lo scambio di enologi. L’operazione, denominata Wa to Wa, ha la finalità di permettere agli enologi delle due regioni viticole di vinificare nei due emisferi, arricchendo così le loro conoscenze.
“Sono due zone con molti punti in comune” spiega Steve Burns, ex direttore dell’Istituto del Vino di Washington e oggi consulente per il marketing dell’organismo che cura questo programma di scambi. “Sono entrambe piccole aree a vocazione vinicola che producono vini di grande freschezza grazie al loro clima similare. Sono ancora poco note e vivono all’ombra di regioni molto più famose come la California e Barossa Valley. Le aziende danno lavoro ad una squadra di enologi giovani e motivati che vogliono accrescere la loro esperienza vinificando sotto altre latitudini”. Il progetto avrà inizio con la vendemmia 2008 in Australia

- Australia, nasce la nuova indicazione geografica New England Australia
L’Australia’s Geographical Indications Committee ha recentemente approvato la creazione di una nuova area ad indicazione geografica protetta, la “New England Australia”. L’aggiunta Australia al nome si è reso necessario per distinguerlo dallo Stato del New England situato negli Stati Uniti. I vini potranno mettere in etichetta l’indicazione geografica solo se saranno prodotti con almeno l’85% delle uve provenienti da vigneti coltivati nel New England Australia. Quest’ultima è situata nel sud est dell’Australia, 200 chilometri a nord dalla Hunter Valley. Una zona emergente dal punto di vista viticolo a causa delle omogenee condizioni dei suoli. In Australia esistono già 103 indicazioni geografiche e sono un tentativo di sviluppare una politica del “terroir” sull’esempio della viticoltura europea.

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