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Panorama

Se il bicchiere è mezzo vuoto: produttori disperati che propongono di congelare le tasse. Altri che garantiscono: «Anche se ridotta, la vendemmia ci sarà». Insomma, un'incognita aleggia sull'etichetta 2002. Intanto, un grande enologo lancia l'allarme: ci vorrebbe un miracolo ... «Il 30 agosto il Consiglio dei ministri approverà gli stanziamenti per l'agricoltura? Bellissima notizia. Ma la burocrazia è lenta, passeranno mesi prima di vedere un centesimo. Intanto, noi viticoltori che abbiamo perso tutto, con che soldi rimettiamo in sesto le nostre aziende?». Alessandro Redaelli de Zinis, titolare dell'azienda vitivinicola di Cavalgese della Riviera, comune della zona bresciana della Franciacorta, fra le più danneggiate (insieme a quelle veronesi del Bardolino e della Valpolicella) dal cataclisma che il 3 agosto si è abbattuto sulla zona del Garda, fino a Verona, ha contato danni alle sue terre per la bellezza di 1 milione e mezzo di euro. «Non mi vergogno a dire che ho pianto per la prima volta in vita mia, perfino il tetto della nostra casa è stato scoperchiato dal vento» dice Redaelli. Così, venerdì 9 agosto, ha preso carta e penna e ha scritto al ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, una garbata lettera: «Con le nostre controproposte».
Che spaziano da prestiti agevolati immediati elargiti dalle banche al congelamento per due anni di ogni forma di contributo previdenziale e di tasse. Fino alla creazione di una specie di campagna di solidarietà per incentivare la vendita dei prodotti delle zone più bersagliate dal maltempo dei giorni passati.
Sono bollettini di guerra anche le stime provvisorie che Confagricoltura, Coldiretti e Cia (Confederazione italiana agricoltori) snocciolano sui danni subiti su scala nazionale: 3,7 miliardi di euro. E sono valutate in oltre 200 milioni di euro, finora, le perdite subite dal Nord, patria di grandi vini, per le alluvioni. Brutte notizie, in un anno in cui le previsioni per la vendemmia erano già al minimo storico: 50,5 milioni di ettolitri, il 3,3 per cento in meno rispetto all'anno scorso. Una produzione così bassa non la si vedeva dal 1997.
La Coldiretti ha almeno una buona notizia per gli estimatori dei 314 doc, dei 24 docg (denominazione origine controllata) e dei 124 igt (indicazioni geografiche tutelate) che costituiscono il patrimonio dei vini di qualità italiani: «La maggior parte delle aziende che producono grandi etichette non hanno subito grossi danni». Insomma, la produzione 2002 sembra salva. «Ci sarà sicuramente una diminuzione del raccolto, ma la vendemmia ci sarà» conferma Riccardo Ricci Curbastro, azienda nella zona della Franciacorta, presidente del Consorzio tutela vini doc. «In zona Franciacorta, su un totale di 1.500 ettari, il danno riguarda 150 ettari, il 10 per cento appena. Tranne casi isolati, poche aziende messe in ginocchio dalla grandine, la maggior parte dei grandi produttori non sono stati toccati, per fortuna». Bottiglie sicure targate vendemmia 2002 promettono anche nel Veronese, terra di grandi vini, Amarone in testa. «Abbiamo avuto il 30 per cento delle vigne danneggiate nella zona del Bardolino e Valpolicella, è vero, ma aspettiamo a dire che l'annata 2002 non ci sarà» suggerisce Stefano Cesari, produttore di Amarone. «Qualcuno di noi perderà tutta o parte della produzione, ma altri l'avranno intera. Quindi l'Amarone e gli altri vini di eccellenza non mancheranno dalle tavole degli italiani».
Tutti promettono una produzione 2002, ma con le vigne flagellate dalla pioggia e il bombardamento di chicchi di grandine pesanti anche sette etti, che vino si otterrà? Ci saranno variazioni del gusto? La parola agli esperti enologi. Franco Ricci, presidente dell'associazione sommelier, direttore di Bibenda e curatore del premio Oscar del vino, non ha grosse preoccupazioni. «Ho sentito grandi produttori del Nord, i danni sono contenuti e la qualità del vino non ne risentirà». Perché, come spiega Riccardo Cotarella, consulente di 60 aziende: «I grandi vini si fanno con grandi uve. Del resto, dice il proverbio, la grandine non fa carestia. Quelle toccate dalla grandine non verranno usate, le altre battute dalla pioggia, ben trattate col rame, hanno ancora due mesi per prendere sole e riprendersi». Il fratello, Renzo, direttore generale delle cantine Antinori, spiega: «Le aziende serie rinunciano alla produzione se il vino non si preannuncia all'altezza, come è avvenuto per esempio nel 1992 con Antinori. Quindi i produttori o non faranno vino o garantiranno la solita qualità».
Aumenteranno i prezzi? «Possibile, se la produzione è minore e la domanda resta stabile, ovvio che il costo sale» dice il gastronauta Davide Paolini. «L'Amarone, per esempio, ha bisogno di tre anni di invecchiamento, se salta un anno le perdite sono notevoli, considerato che ha anche una produzione ridotta».
Fuori dal coro il decano degli enologi, il padre del Sassicaia, Giacomo Tachis: «Il vino si giudica solo e soltanto quando arriva in cantina. Il grosso della produzione di quest'anno è comunque compromesso. Non credo sarà una buona annata per il vino. Ci vorrebbe un miracolo, ma credo che neanche Padre Pio potrebbe riuscirci». (arretrato "Panorama" del 15 agosto 2002)

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