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Panorama

Storie di vino - Bollicine sexy come una donna
Elogio dello Chardonnay di Zanella, inconfondibile e conturbante ... Lo scovai dietro un angolo a Bordeaux, qualche anno fa. C’era la consueta fiera biennale del vino e i nostri grandi se ne stavano sparpagliati, orgogliosi del loro marchio Italia rappresentava quasi soltanto cantine sociali e altre etichette spesso rispettabili, ma di serie B e C.

Maurizio Zanella, l’uomo che ha inventato Ca’ del Bosco nel ’68 mentre i suoi coetanei facevano la rivoluzione, se ne stava col suo banchetto dietro un angolo. Vicino a un’altra matta geniale orgogliosa del suo isolamento, Gianola Nonino. Dietro il suo angolo, Zanella era felice come una pasqua, nel sancta santorum dell’enologia internazionale sommerso dalle sue bottiglie ormai conosciute in tutto il mondo.
La Casa nel bosco della Franciacorta è conosciuta soprattutto per i suoi grandi spumanti, il mio cuore va all’Annamaria Clementi, la fascia più alta. Difficilmente ve l’offriranno nei grandi ristoranti, dove tuttavia il sommelier, sempre più spesso, si presenta con la sorella minore che ha il tappo coperto d’argento: il Franciacorta Satèn, eccellente come aperitivo (ma anche come vino da tutto pasto), se avete del gran pesce da servire). E’ nell’uso che, sulle bollicine, si combattono le battaglie più gloriose e, redditizie, ma chi ama lo Chardonnay non può ignorare quello, grandissimo, di Zanella. Quando a un’altissima tavola istituzionale ho visto comparire nei giorni scorsi da lontano tra le mani del cameriere un’etichetta verde, ho riconosciuto subito la mia amara bottiglia e mi si è aperto il cuore (cena assai mesta è quella di alte pretese e di vini mediocri).
Adesso che ne assaggio di nuovo l’annata 2001 con il bicchiere davanti al computer, continuo ad avvertire la persistenza e il profumo, come quello di una donna conturbante che ha deciso di restarci nell’animo. Segnalo infine due ottimi rossi. Conoscevo il Pinero, un classico della casa, Pinot nero in purezza, profondissimo e austero. Al suo livello è il nuovo nato di casa, il Carmenero, di cui ho appena assaggiato l’annata 2000. E’ un vino fatto con uva francese in purezza, la Carmenère, ancora, mi si dice, non riconosciuta dalla legislazione italiana. Il sapore è da basso lirico, profondo e complesso. Un gran basso, non c’è che dire.

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