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Panorama

Storie di vino - Carattere sobrio e solido. Come i friulani, anche i loro vini hanno grande tempra e fascino ... L’idea di dedicare questa rubrica a Vie di Romans è nata una sera a Ponza nel ristorante Acqua Pazza. Il proprietario Gino propone una cucina a livelli sempre più sorprendenti e migliora di anno in anno la sua splendida cantina. In genere Gino propone il vino come Bonolis fa coi pacchi. Che regione vuoi? Quella sera toccò al Friuli con lo Chardonnay. Gino tornò con un vino dell’Isonzo, lo Chardonnay Vie di Romans annata 2002. conoscevo naturalmente la magnifica casa di Gianfranco Gallo, ma non quel vino. Eccellente. Al di là del gusto immediato, vi trovai il carattere sobrio, solido e affidabile dei friulani (incancellabile fu per me l’esperienza del terremoto del 1976 come lezione di vita). Vi conobbi i friulani che parlano poco, ma di cui scopri il fascino parola dopo parola. Dopo quella data, dovetti occuparmi di vini bianchi invecchiati. La mia vera passione archeologica, il confronto con l’impossibile. Scartai tutte le bottiglie che avessero meno di dieci anni. Chiesi a Gallo se gli fosse rimasto qualcosa del Flors di Uis (Isonzo bianco) che mi aveva segnalato il bravo sommelier del ristorante Rigoletto di Reggiolo. Mi arrivò un assaggio del 1990 e del 1994. Come l’archeologo che va a verificare la conservazione del reperto più prezioso, aprii il 1990. Intatto. Anzi, di più. Sembrava che 15 anni di sonno gli avessero giovato. Quel vino si risvegliò pieno di forze e di sapori giovanili che mi commossero. Vie di Romans ha portato all’eccellenza tutti i bianchi tipici della regione isontina. Ottimo il Sauvignon Vieris, alla pari delle migliori annate del Pinot Grigio Dessimis. In apertura della stagione estiva, a chi seguendo la moda dilagante beve il rosso dall’aperitivo al pesce, mi permetto di consigliare un sano ritorno alle vecchie regole di base della buona cucina. Un grande bianco è sempre un grande bianco.

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