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Panorama

Una bevuta da 2 miliardi ... A tanto ammonta il fatturato del settore in una regione che vanta una cinquantina di marchi Doc e Docg. E che dà vita a un’alleanza Brunello-Chianti-Nobile di Montepulciano per crescere all’estero. Non resta che berci sopra. Perché nell’industria agroalimentare a parlare toscano sono rimasti solo i gelati Sammontana. Il resto è emigrato: l’olio Carapelli e quello Bertolli sono patrimonio del gruppo spagnolo Sos Cuetara. La Sapori, quella dei ricciarelli di Siena, è ormai un marchio della Colussi di Perugia. E se non ci fossero rossi come il Brunello, il Sassicaia o il Chianti classico a tenere alta la bandiera toscana nel mondo, resterebbe soltanto l’eccellenza dei consorzi del pecorino e del prosciutto Dop toscano, piccole produzioni di nicchia e una promettente leadership nelle coltivazioni biologiche. I numeri del vino, invece, sono ben altra cosa. La produzione toscana vale infatti il 10 per cento di quella nazionale, sfiora i 2 miliardi di fatturato e gode di una cinquantina di marchi Doc e Docg. “Da qualche anno è arrivata anche la Docg della località Bolgheri” aggiunge Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio del Chianti classico. E così anche l’ormai famoso Sassicaia della tenuta del marchese Incisa della Rocchetta può fregiarsi del sigillo di garanzia. “Il vitigno è di origine francese, Cabernet. Ma produciamo rossi anche a base Sauvignon, Merlot e Syrah” sottolinea Ludovica Fratini, titolare in zona Bolgheri della tenuta L’Argentiera, etichetta emergente da 450 mila bottiglie l’anno. I numeri dei rossi di origine francese certo non sono quelli del vitigno Sangiovese, base sia del Chianti sia del Brunello, ma tutti insieme i vini toscani muovono un mercato da 40 milioni di bottiglie vendute per il 74 per cento all’estero. “Gli Stati Uniti pesano per circa un quarto e la crisi ha naturalmente contratto un po’ le vendite, mentre il mercato asiatico cresce ma non come avremmo voluto” spiega il direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli. “Per questo ci siamo alleati con il Consorzio del Chianti classico e del Nobile di Montepulciano, sviluppando iniziative congiunte di promozione, degustazione e vendita all’estero”. Il resto lo deciderà l’andamento dell’economia, “anche se noi restiamo ottimisti” insiste Liberatore. “Qualche sussulto di vitalità già si vede, anche se nessuno di noi oggi può dire quanto durerà”.

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