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Allegrini 2018

Panorama

Storie di vini ... Durante un pranzo di stato, Luigi Einaudi chiese chi voleva dividere con lui una pera troppo grossa. Era la santa cultura del “non si butta niente”. Nessuna meraviglia, perciò, se anche in qualche occasione solenne il presidente portava in tavola il suo Dolcetto: vino da tutti i giorni, caro ai sentimenti più che alla tasca. È stato perciò difficile non pensare a lui sorseggiando i due Dolcetto prodotti dai suoi eredi. I Filari è piacevole con i tannini medioalti, ma segnalo il Dolcetto di base, buono per le minestre di ogni giorno e con un rapporto qualità’ prezzo molto corretto, Il migliore della serie Dolcetto è comunque il Vigna Tecc, per la sua morbidezza inconsueta. Se divideva a metà la pera, Einaudi avrebbe centellinato le gocce del Barolo nei Cannubi 2007 che è il campione di casa: al colore tradizionale questo vino di gran classe unisce un’eccellente bevibilità che ne suggerisce la compagnia anche di abbinamenti non solenni. Un bel vino è anche il Barolo Costa Grimaldi 2007: suggerisco di berlo molte ore dopo l’apertura: i tannini restano, la morbidezza cresce. Il rapporto qualità/prezzo è eccellente, infine, nel Langhe rosso Luigi Einaudi (Cabernet, Merlot, Barbera e Nebbiolo). Vino superbo di sicuro taglio internazionale.

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