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Panorama

Merlot, un piacione cosmopolita ... Il suo nome deriva dalla dolcezza degli acini prediletti dai merli e il vitigno è originario della Gironda. Se ne fa menzione già in alcuni documenti del 17° secolo. Il vino che si ottiene è duttile, ben si unisce ad altri vini rossi, privilegiando l’inseparabile amico Cabernet. Ma il Merlot in purezza esprime vertici di altissima qualità anche fuori dai confini del Pomerol, area elettiva del Bordeaux dove si producono il prestigioso Petrus e il ricercato Le Pin: il mercato ne richiede I milione di bottiglie, mentre la produzione non supera le 40 mila per il Petrus e 6 mila per Le Fin. In purezza o maritato, il Merlot, detto “il piacione”, si vinifica in tutto il mondo. In Italia ha messo radici nel Triveneto alla fine dell’Ottocento e si è diffuso fino in Sicilia. In Toscana, da decenni raggiunge apici qualitativi. Galatrona, Redigalli, La Ricolma, Masseto, L’Apparita, Messorio e Piantonaia le etichette migliori. Quest’ultima è nata dalla maestria di Vittorio Fiore che, nel Fodere Poggio Scalette, ha riattivato l’antica “piantonaia” per le barbatelle e ne ha fatto un vigneto di 6 mila metri quadrati a 400 metri di quota. Ma, al di là delle mie preferenze, queste etichette hanno un vantaggio rispetto ai vini francesi. Escluso il Masseto (400 euro la bottiglia), gli altri sono in enoteca a un prezzo tra i 100 e i 250 euro. Per il Petrus ne occorrono invece almeno un migliaio.

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