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Panorama

Storie di vini ... Quel sauvignon
che profuma
d’eccellenza ... La preistoria per Colterenzio non comincia nel 15 a,C.
quando il colono romano Cornelius capì che da queste parti si poteva fare il buon vino. La preistoria comincia nel 1960 quando 28 vignaioli altoatesini fondarono l’azienda. Per il vino italiano il 1960, confrontato con l’oggi, è oggettivamente simile al Medio Evo. C’erano sulle tavole di riguardo un paio di piemontesi, un paio di toscani, a Sud un paio di siciliani e quasi niente d’altro. Perfino il bianco migliore era piemontese, un Gavi. Oggi che i vignaiuoli di Colterenzio sono trecento, si può dire che rispetto ai loro padri sono andati sulla Luna.
La qualità è garantita in tutti i milioni di bottiglie che escono dalla cantina di Cornaiano. Poi ci sono pezzi di grandissima classe come il Cabernet Sauvignon Lafòa del 2011 che mi ricorda la felice esperienza che feci cinque anni fa con il 2007: morbido secondo la migliore tradizione del vitigno, è ancora più apprezzabile se bevuto l’indomani. La nostra predilezione per il Sauvignon viene premiata dal Lafòa 2013: profumo d’eccellenza, gusto più imponente della media del vitigno con una forza che si riflette nel retrogusto persistente. Si scende con gli altri vini, pur nella qualità. Il Pinot Nero St. Daniel ha un retrogusto più intrigante del gusto. Il
Merlot 2012 non sfonda pur nel garbo e lo Chardonnay Altkirch è fresco senza i fronzoli eccessivi di tanti confratelli. Ottimo in questo vino e nel Sauvignon Lafòa il rapporto qualità/prezzo.

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