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Panorama

Dopo 700 anni in Toscana vado a fare vino in Crimea ... Dopo 700 anni di storia, tutta nei confini della Toscana, un primo investimento in Friuli, nel Duemila, ha segnato l’inizio della sprovincializzazione. La partecipazione in Conti Attems dal 2012 è poi diventata un controllo al 100 per cento. Ma adesso siamo all’internazionalizzazione vera e propria, con la Crimea, una strada mai battuta finora dai vitivinicoltori italiani. A rivelarlo a Panorama è Lamberto Frescobaldi, dal 2013 presidente della Marchesi de’ Frescobaldi. “La Crimea è un vecchio pallino. Ci andai la prima volta con mio padre nel 1992. Ma solo adesso abbiamo definito la cosa, con una consulenza per un produttore locale su circa 20 ettari di vigneto, Abbiamo fatto la prima vendemmia nel 2014, ma quella del 2015 è veramente molto buona. I terreni, direttamente prospicenti il mar Nero, sono bellissimi e riparati dai venti freddi che sferzano la Russia.
vini li assaggeremo sul mercato tra 18 mesi. È un progetto molto interessante e spero che presto possa evolvere in qualcosa di più concreto per noi”.
Crimea, cioè Russia. Avete già un socio russo, oltre a uno americano... Sì, ma hanno pesi e ruoli molto diversi.
Iniziamo dal russo, il re della vodka Yuri Shefler.
Ha il 20 per cento della subholding Tenute di Toscana, da cui dipendono la Tenuta di Ornellaia e le Tenute di Castel Giocondo e Luce (Brunello di Montalcino, ndr). È un socio finanziario che ci ha affiancato nel 2006, dopo che avevamo fatto fronte a un impegno importante con Ornellaia. Pensavamo che ci potessero essere anche delle sinergie industriali, ma in effetti col tempo abbiamo visto che il mondo degli spirit è assai diverso dal nostro.
E invece l’americano? Michael Mondavi. La sua società, Robert Mondavi, era stata scalata dalla Constellation Brands, che a quel punto controllava Ornellaia. Michael ci ha aiutato a prendere il controllo della tenuta e oggi ne controlla l’1,5 per cento, una quota che ha un suo valore economico, ma prima di tutto affettivo. Oggi Michael, con la sua società d’importazione, ci rappresenta sul mercato americano.
Come è andato questo 2015 per la Marchesi de’ Frescobaldi?
Non possiamo lamentarci. Chiude- remo l’anno con un giro d’affari non lontano dai 90 milioni per il vino, a cui si aggiungono alcuni milioni per altre attività agricole. L’Italia copre il 32 per cento delle vendite, con volumi simili all’anno scorso ma con prezzi in aumento, perché la domanda si rivolge sempre più ai prodotti di fascia più alta. Le esportazioni fanno il resto. Oltre ai vini, c’è la ristorazione... Sì, la Retail & Restaurant di cui si occupa mia sorella Diana, da cui dipendono il wine bar di Firenze e il ristorante di Londra a Mayfair. In futuro potrebbero diventare più numerosi. È un lavoro che richiede un impegno immenso.
E poi ci sono i vigneti di Gorgona.
Ah, questa è tutta un’altra storia. Ma di grandissime soddisfazioni, Un’esperienza straordinaria di cui vado molto fiero. Ho visto l’impegno, la serietà e anche l’entusiasmo dei detenuti. Dopo quattro anni che il progetto è iniziato, la Direzione Penitenziaria riceve oltre 30 lettere al mese da detenuti di tutta Italia che chiedono di essere trasferiti alla Gorgona per lavorare al progetto.
Non sarà stato facile.
La prima volta che sono arrivato sull’isola, imbarcato a Livorno dalla Capitaneria, mi hanno portato ad assaggiare il vino. Io passavo da una botte a un’altra, spillavo un po’ divino di precedenti annate, lo degustavo e lo sputavo come si è soliti fare... Alla fine un detenuto mi avvicina e con aria offesa mi dice: ma il vino che facciamo qui fa così schifo? Ho dovuto spiegargli che è la tecnica di degustazione. Lui ci pensa un po’ sue poi fa: certo, ho molto da imparare.
Dopo 700 anni lei rappresenta la 30esima generazione. Poi ci saranno i suoi figli, ma anche i suoi nipoti, siete sempre più numerosi...
Sì, è vero, siamo tanti e soprattutto saranno ancora di più, considerando la mia famiglia e quelle dei fratelli di mio padre, con i loro figli e nipoti. Ma il problema è stato affrontato in anticipo.
Con delle regole per l’ingresso di nuovi familiari in azienda.
Esatto. Sotto la regia di mio padre Vittorio e di Guido Corbetta, professore della Bocconi e massimo esperto italiano di family business, già da anni ci siamo dati delle nuove regole. E ormai si avvicina il momento in cui le metteremo in pratica, finora non è stato ancora il caso.
I requisiti per entrare?
Sono varie, da aver completato gli studi con laurea ad aver fatto esperienze lavorative in altre aziende, oltre ad altri impegni. Il tutto ovviamente è per assicurare lo sviluppo e la solidità aziendale.
Quanti sono i Frescobaldi in azienda?
‘Sono sette in totale, della mia generazione quattro, con responsabilità varie, tra la Compagnia de’ Frescobaldi spa, che è la capogruppo (detenuta interamente dai cinque fratelli, figli di mio nonno, Dino, Vittorio, Maria, Ferdinando e Leonardo, e i loro figli, oltre a una quota di mia madre), e la Marchesi Frescobaldi srl, che è la società agricola al 100 per cento della Compagnia, da cui dipendono le varie attività operative. E i manager esterni? Il processo di manageralizzazione è iniziato già nel ‘96, quando fu deciso che la guida commerciale sarebbe stata affidata a un amministratore delegato esterno, Giovanni Geddes. Poi negli anni sempre più manager sono entrati a ricoprire posizioni chiave nell’azienda.
Nel Castello di Pomino la sua trisavola Leonia (a cui è intestato il Premio all’audacia) impiantò vitigni francesi, vinificandoli nella prima cantina italiana a gravità e ricevendo la medaglia d’oro all’Expo di Parigi nel 1878. Lei, a proposito di audacia, ha fatto spazio alle moto da enduro... Ho sempre avuto una grande passione per il fuoristrada. Oggi guido un Beta 300RR e un Ktm 1190 R. ho fatto qualche gara, con risultati da media classifica, non mi posso lamentare. E a Pomino in effetti c’è la GS Academy della Bmw, l’unica scuola permanente di guida e perfezionamento off road firmata Bmw Motorrad. Qui sono state organizzate delle aree apposite riservate agli esercizi, al tour e alla pratica dell’attività della scuola. Vorrei che le vigne di Pomino possano essere vissute anche da appassionati sportivi in pochi dedicati periodi all’anno, quindi senza pregiudicare la bucolica immagine della campagna. Abbiamo varie aziende viti- vinicole in Toscana, ognuna con la sua immagine e identità. In ognuna il goal è fare la massima qualità. E i vini sono al centro, sempre.

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