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Panorama

Sos per quel vino a rischio d’estinzione ... Il Marsala soffre per scarsa tutela pubblica e contraffazioni. Ma i produttori reagiscono con alcune, ottime idee... Il 2017 potrebbe segnare un punto di non ritorno per il Marsala. Il Consorzio di tutela del pregiatissimo vino siciliano è stato infatti escluso dall’elenco dei Consorzi italiani Doc del ministero delle Politiche agricole. L’estromissione, frutto di cause politiche e amministrative, significa nessun finanziamento italiano o europeo per la promozione e la tutela del vino; maggiori difficoltà a difendere legalmente uno dei prodotti alimentari italiani più contraffatti, soprattutto ne-gli Stati Uniti e in Brasile, dove la produzione di “domestic Marsala” è superiore a quella della provincia di Trapani. E rappresenta un danno d’immagine pesantissimo per la più antica eccellenza doc italiana, privata di un rappresentante ufficiale per interloquire con le istituzioni. I problemi non sono di oggi. Dopo i fasti degli anni Cinquanta e Sessanta, la produzione è calata a 50 mila ettolitri. Il Marsala è infatti un vino da dopopasto, conversazione, meditazione. Va poco d’accordo con i ritmi dei fast food e, in genere, di uno stile di vita segnato dalla crisi. Ma alcuni produttori storici stanno reagendo con nuove strategie. La Fratelli Lombardo esporta il 70 per cento del suo fatturato puntando sui rivenditori di fascia alta. Non solo in mercati storici, come gli Stati Uniti, ma anche negli emergenti, come l’India. Prossima tappa: il Vietnam. Cantine Pellegrino, marchio con 140 anni di vita, va incontro ai giovani e, con l’aiuto di barman emergenti, sta sperimentando la strada del Marsala come ingrediente di cocktail. Un giovane imprenditore siciliano, Francesco Alagna, entro fine anno aprirà il Museo del Marsala, per battere le strade di successo del turismo enogastronomico ed esperienziale. Insomma, ancora non tutto è perduto. E infatti, incalzata dai produttori (secondo quanto risulta a Panorama) si sarebbe svegliata anche la Regione: starebbe trattando con Roma la riammissione del Consorzio di tutela nell’elenco ministeriale e richiedendo, contestualmente, maggiore tutela sui mercati esteri. Speriamo bene.

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