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VIGNA E PAESAGGIO

Paolo Pejrone: “la lotta al cambiamento climatico è semplice. Basta farla, ognuno nel suo piccolo”

A WineNews uno dei più grandi architetti del paesaggio del nostro tempo: “le cantine non devono strabiliare, ma essere quieti luoghi di lavoro”

“Per la lotta al cambiamento climatico le ricette le conosciamo tutti, è inutile anche ripeterle. Si possono piantare alberi, foreste e fare tutte le altre cose che sappiamo. L’importante è farle davvero, metterle in pratica. La brava Greta Thunberg ha ragione quando dice che è tutto un “bla, bla, bla”, tutti parlano, la sostenibilità è diventata quasi un refrain noiosissimo e molto poco sentito. Bisogna agire seriamente, con più intelligenza e opportunità, ma sta a noi farlo, ognuno nel suo piccolo”. Parole semplici, chiare e comprensibili come quelle che i grandi sanno dire. E, a dirle, a WineNews, è Paolo Pejrone, uno dei più grandi architetti del paesaggio ed intellettuali del nostro tempo, allievo del grande paesaggista britannico Russel Page, “giardiniere” dell’Avvocato Gianni Agnelli, ma anche di personaggi come Mary e Alain de Rothschild, l’Aga Khan Karim, l’imprenditore Carlo De Benedetti, il maestro della moda Valentino, i principi Borghese e Sanjust, e curatore, tra le altre cose, dell’orto della basilica romana di Santa Croce a Gerusalemme. E fresco di nomina come “Maestro” del Concorso Letterario “Bere il territorio”, promosso dall’associazione culturale Go Wine. Premio ricevuto ad Alba, non lontano dalla sua Revello, dove vive nella tenuta conosciuta come il “Giardino di Revello”. E con il quale abbiamo parlato anche di vigne e cantine. In un Paese come l’Italia, dove la vigna è presente in ogni Regione e territorio, è senza dubbio “la viticoltura che ha disegnato il paesaggio - spiga Pejrone - non viceversa. È l’uso, la funzione che prevale sul resto. La buona esposizione, il buon vento, la striscia di terra migliore o peggiore, l’esposizione, che è importantissima”. Una coltura, quella della vite, che, pur disegnando paesaggi spesso fiabeschi, pettinando con i suoi filari valli e colline, in alcuni casi è diventata quasi una monocoltura. Un errore che oggi si cerca di correggere, incentivando un ritorno alla biodiversità. “Che va favorita, assolutamente. Per esempio, quando uno impianta una nuova vigna, gli andrebbe chiesto anche di ripiantare un pezzettino di bosco, per esempio. Anche se in parte questo già avviene”. Un altro fenomeno esploso nel mondo del vino è quello delle cantine d’autore. Del bello unito alla funzionalità. “Ma forse è sempre stato così, spesso si è dato più importanza al bello in sé che al processo che produce il bello. Ultimamente c’è una sorta di “malattia” alla corsa alle cantina che deve strabiliare. Secondo me, non deve farlo: la cantina deve essere un quieto posto di lavoro. A me questi monumenti, queste “cattedraline”, non convincono molto”. Tra i tanti libri pubblicati da Pejrone, uno dei più recenti e di maggior successo si intitola “In giardino non si è mai soli”. Una riflessione che vale anche per la vigna? “Assolutamente sì: c’è sempre chi pota da una parte, chi tira e lavora da un’altra, chi defoglia, poi chi raccoglie l’uva e così via. È tutto un insieme di bellissime cose, che vanno mantenute come tali, e neanche troppo enfatizzate. Ci vuole calma, lavoro e serietà”.

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