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UN OCCHIO AL FUTURO

Passata l’emergenza, defiscalizzazioni, vacanze italiane e qualità per ripartire

A WineNews, nelle vesti di economista dei distretti enogastronomici, le idee di Carlo Cambi per rilanciare consumi e turismo dopo il Coronavirus
CARLO CAMBI, CORONAVIRUS, ECONOMIA, EMERGENZA, ENOTURISMO, GASTRONOMIA, TURISMO GASTRONOMICO, vino, Italia
Il turismo in vigna

Quando si è nell’occhio del ciclone, com’è in questo momento l’Italia, nel pieno dell’emergenza Covid-19, che bloccherà il Paese ancora per settimane, è difficile fare previsioni e capire da dove ripartire. Ma quando tutto sarà finito, ci sarà bisogno di mettere in fila le priorità, affinché tutti i comparti produttivi del Belpaese, compresi i distretti delle eccellenze agroalimentari, del turismo enogastronomico e del vino, possano tornare ad ingranare, uscendo dalla palude in cui sono costretti. A disegnare un quadro possibile, a WineNews, è Carlo Cambi, non solo critico e narratore della gastronomia italiana, ma anche fine conoscitore delle dinamiche economiche(per anni è stato alla direzione delle pagine economiche del quotidiano “La Repubblica”), docente universitario di marketing territoriale ed esperto di distretti enogastronomici.
“Al di là delle convinzioni politiche, bisogna che l’Europa si metta in testa che con l’austerità non si va lontano. Non basta - spiega Cambi - togliere dei gravami sui bilanci delle aziende e delle famiglie, è indispensabile mettere risorse nelle tasche della gente. Nel nostro specifico, quello dell’enogastronomia, si può ripartire soltanto tornando ad incentivare i consumi. Ma credo anche che sia il momento che chi finora ha venduto vini di buona qualità a prezzi da Grand Cru Classé di Bordeaux ripensi i propri listini, e sono convinto che si debba cominciare a dare più fiducia al mercatino locale piuttosto che al supermercato, e che si debba ricominciare a rivalutare la territorialità, sia dei cibi che dei vini, e tutto questo - continua Carlo Cambi - è un’operazione sia di comunicazione che di fidelizzazione e fiducia che il produttore deve fare nei confronti del consumatore. Non penso che ci debbano arrivare gratuitamente degli incentivi, ma che si debba rilanciare il sistema, inteso come alleanza tra chi produce e chi consuma sul rapporto di un denominatore comune che è appunto la fiducia, aspetto fondamentale”.
Ma non l’unico, perché è dalle scelte di ognuno che può dipendere il futuro del settore, evitando, ad esempio “di andare a fare le vacanze all’estero: bisogna andare in vacanza in Italia - riprende Cambi - specialmente nei territori rurali e nei grandi giacimenti della qualità italiana, e questo è un messaggio da far passare con forza. E ancora, bisogna, a livello comunitario, che il nostro Ministro delle Politiche Agricole e le Regioni chiedano, a gran voce a Bruxelles, l’etichetta d’origine sui prodotti agroalimentari e la protezione assoluta di Dop, Igp e Stg, perché se il consumatore decide di spendere i propri soldi per dare una mano all’economia italiana deve essere sicuro che questi soldi restino nel circuito economico italiano”.
Ma non saranno solo i consumatori a doversi assumere delle responsabilità, perché, allo stesso modo, c’è da tenere alta l’attenzione su un ultimo aspetto, “davvero importante - conclude Cambi - ossia una stretta sulle furberie di ristoranti, finti bed & breakfast e finti agriturismi, perché il rischio questa volta è enorme: con la platea dei consumatori che si restringe, prendere in giro il mercato può portare a reazioni definitive e dure. E allora, tutti devono fare la loro parte: i Consorzi di Tutela con la promozione, le associazioni di categoria con la certificazione, i consumatori con l’apertura di credito verso chi produce. Ma tutto questo circolo virtuoso si tiene a patto di poter contare su una defiscalizzazione dei prodotti made in Italy (in particolare Dop, Igp e Stg), se teniamo sotto controllo l’Iva, magari abbassandola per questi prodotti, e se possiamo contare su una distribuzione efficiente. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno: certificazioni di qualità, abbassamento della pressione fiscale, legare turismo e degustazione e riconoscere ai territori il valore che hanno e che si esprime in ciò che producono”.

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