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BIBLIOTECA ENOGASTRONOMICA

Per chi non sa nulla di vino, senza un minimo “assaggio” di enciclopedia, il bicchiere sarà vuoto

Parola di Francesco Annibali nel volume dedicato a “Il linguaggio del vino”. Che continua a suscitare interrogativi radicali anche in chi lo utilizza
EDIZIONI AMPELOS, FRANCESCO ANNIBALI, LINGUAGGIO, Italia
Il volume “Il linguaggio del vino”

Il linguaggio del vino, sempre in bilico tra l’essere allo stesso tempo “privato e pubblico”, continua a suscitare interrogativi radicali, anche in chi lo utilizza. In che senso un vino profuma di ciliegia? Quando il termine “ciliegia” viene utilizzato in degustazione possiede lo stesso significato che possiede nel linguaggio ordinario, oppure viene sottoposto ad impliciti slittamenti e riformulazioni? Il linguaggio della degustazione è insomma una semplice porzione del linguaggio ordinario, o è qualcosa di diverso? A fornire un’ampia opera di chiarimento, è “Il linguaggio del vino”, il volume del giornalista enologico Francesco Annibali, primo testo che analizza in maniera rigorosa ma leggera i processi di significazione del vino (Edizioni Ampelos, Maggio 2021, pp. 192, prezzo di copertina 19 €). A partire dalla spiegazione che è il linguaggio a fondare la percezione, e non il contrario, motivo per cui chi non sa nulla di vino, ovvero non possiede una minima porzione di enciclopedia del vino, non trova nulla dentro ad un bicchiere. Insomma, come si possono distinguere e riconoscere i linguaggi informativi, emozionali, ideologici, politici, culturali, estetici che il vino incessantemente produce? Per rispondere a queste domande l’autore adotta direttamente gli strumenti della semiotica, perché “da un punto di vista semiotico un bicchiere di vino è un testo alla pari dell’XII Canto dell’“Inferno”, dell’inno del Liverpool e della pubblicità della Nutella: un testo che produce ulteriori testi di natura informativa, ideologica, estetica, politica, emozionale”.

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