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SVIZZERA

Piccola, vicina, ricca, consapevole: la Svizzera, mercato fondamentale per il vino italiano

Al Congresso n. 73 di Assoenologi, Luigi Zanini, tra i maggiori importatori di vino italiano nel Paese elvetico
ASSOENOLOGI, CONGRESSO, MERCATO, SVIZZERA, ZANINI VINATTIERI, Italia
Luigi Zanini

Con i suoi 8,2 milioni di abitanti, la Svizzera non appartiene certo a quell’élite di grandi Paesi in grado di cambiare, da sola, le sorti del mercato internazionale del vino. Eppure, per vicinanza geografica, potere d’acquisto (reddito pro capite di 79.000 dollari) e consumo pro capite medio (35,5 litri nel 2016), è un punto di riferimento imprescindibile per l’export enoico italiano, che nel 2017 ha spedito nei 26 Cantoni elvetici 50 milioni di litri di vino fermo, per un controvalore di 270 milioni di euro, ma anche 25 milioni di litri di spumanti, per un controvalore di 89 milioni di euro ed un prezzo medio tra i più alti in assoluto, pari a 4,7 euro al litro, come emerge dagli ultimi dati Istat. Ma dove va il mercato svizzero, cosa offre in termini produttivi, e cosa cercano i consumatori? A fare il punto, dal Congresso di Assoeonologi n. 73 di scena a Trieste, Emilio Renato Defilippi, vicepresidente di Assoenologi, e Luigi Zanini, presidente Zanini Vinattieri, tra i principali importatori di vino nel ticinese, ma anche produttore, con 100 ettari vitati, per lo più a Merlot.
“La Svizzera - dice Defilippi introducendo il focus sul Paese alpino - si contraddistingue per reddito e competenza: qui, il vino è la bevanda alcolica più bevuta tra chi i consumatori di un’età compresa tra 18 ed i 74 anni: 8 persone su 10 bevono vino, e la tendenza è ancora più marcata tra le donne, che vantano un livello di consumi medi pari a quello degli uomini. È un Paese vicino al Belpaese, ma molto competitivo, in cui la produzione interna è assolutamente insufficiente, tanto che il 60% del vino bevuto è importato”. E che la Svizzera sia un Paese importante per i vini italiani lo ribadisce lo stesso Luigi Vinattieri, che ricorda come “nel 1964, quando iniziai, si importava soprattutto vino sfuso, per questo ho deciso di puntare sulle bottiglie di qualità. Nell’arco di 30 anni, ho creato quella che chiamo l’aristocrazia dei vini italiani in Svizzera, poi nel 1985 è nata l’azienda, che produce oggi 3-400.000 bottiglie, su 100 ettari vitati a Ligornetto, mentre nel 1988 ho creato Catello Luigi, un vero e proprio Chateau in stile bordolese. Come distribuzione, rappresentiamo 45 aziende, non solo italiane, per un totale, in tutti questi anni, di oltre 100 milioni di bottiglie importate”.
Tornando ai freddi, quanto esplicativi, numeri, “la Svizzera vinicola - riprende l’importatore italo svizzero - con le sue ridotte dimensioni è comunque il ventesimo produttore mondiale, ma al primo per numero di connaisseur del vino, oltre che al quarto per consumi medi, dietro solo a Francia, Portogallo e Italia. A livello produttivo, invece, le superfici vitate ammontano a 10.900 ettari complessivi, di cui il 57% di vitigni a bacca nera, con il Pinot Nero, per ovvie ragioni geografiche, a farla da padrone tra le varietà maggiormente allevate, ed il 43% di vitigni a bacca bianca, con un vitigno poco conosciuto in Italia, lo Chasselas, al vertice. Il giro d’affari complessivo del settore vino ammonta a 7 miliardi di franchi svizzeri, frutto dei 100 milioni di litri di vino svizzero prodotti e consumati quasi per intero nel Paese e dei 190 milioni di litri importati”.
Ed è qui che risalta il rapporto fondamentale tra Italia e Svizzera, con i vini del Belpaese che rappresentano “una quota del 41,4% dell’intero mercato dell’import a volume - continua il produttore ed importatore svizzero - il doppio della Francia
: in effetti, se limitiamo l’analisi ai soli vini a denominazione, la Svizzera è il quinto mercato per volumi (6,23 milioni di litri), il terzo per valori (35 milioni di euro) ed il terzo per prezzo medio (5,69 euro al litro). Il che, si traduce in consumi legati per il 35% al vino svizzero, per il 24% a quello italiano, per il 15% a quello francese, per il 10% a quello spagnolo e per il 10% alle produzioni del Nuovo Mondo”.
In termini di tipologie, “il mercato dei consumi si divide tra bollicine, che rappresentano il 6,9% dei consumi complessivi (con l’Italia che rappresenta da sola il 3,2%), bianchi, che valgono il 30,2% dei consumi (l’Italia ha una quota del 4,4%) e rossi, i più bevuti con una quota complessiva del 62,9% (con l’Italia che pesa per il 18,2%). Un’altra dinamica da sottolineare, specie in termini commerciali, è la crescita della Gdo, che ha ribaltato i rapporti di forza con il settore ho.re.ca. ed oggi ha una quota di mercato del 60%. Inoltre, c’è da sottolineare come i consumi complessivi siano in calo dal 2014, quando toccarono i 2,66 milioni di ettolitri, al 2017, quando si sono fermati a quota 2,49 milioni di ettolitri, con una spesa, però, che continua a crescere. Infine, qualche numero sul mondo dell’import, fatto, in tutta la Svizzera, di 351 importatori e distributori e 2.550 importatori dettaglianti”.

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