Quando digitiamo “pizzeria”, “italian restaurants” o “italian food” su Google, non si sta cercando solo un piatto o un locale, ma un biglietto da visita di quell’Italia da assaporare e condividere, quel gusto, quell’atmosfera e quell’esperienza che rendono unico il Belpaese e la sua cucina. Eppure, la cucina italiana, riconosciuta nel 2025 come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, nello spazio digitale viene spesso ridotta a poche parole chiave cliccate e selezionate rapidamente tra decine di risultati. Nel mondo, però, i ristoranti che si definiscono italiani continuano a moltiplicarsi (ben 600.000 secondo le stime Fipe-Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e online cresce una domanda altrettanto concreta: trovare un posto vicino, facilmente raggiungibile e affidabile, dove assaporare un’autentica esperienza italiana. Dall’incrocio tra queste due evidenze emerge il quadro attuale del mercato digitale della cucina italiana. A descriverlo è un’analisi di Real Italian Restaurants, la prima piattaforma digitale che verifica e promuove i ristoranti italiani autentici all’estero.
Lo studio si riferisce agli ultimi mesi 2025 e prende in considerazione i volumi di ricerca Google in alcuni dei principali mercati internazionali per la ristorazione italiana, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. I dati mostrano come l’accesso online alla cucina italiana passi ancora attraverso poche parole chiave, estremamente riconoscibili e con volumi molto elevati. In cima troviamo “pizzeria”, con oltre 4 milioni di ricerche mensili, confermando come la pizza resti il primo e più immediato punto di contatto con l’italianità gastronomica. Subito dopo troviamo “italian restaurants” e “italian restaurants near me”, entrambe oltre i 2,7 milioni di ricerche mensili. La cucina italiana viene così ricercata come un genere consolidato a livello globale, ma con una forte componente di prossimità: gli utenti vogliono decidere in tempo reale dove mangiare, cosa scegliere in un quartiere specifico e, sempre più spesso, cosa sia davvero italiano tra decine di opzioni disponibili.
Parallelamente, la ricerca online mostra uno spostamento sempre più evidente dal ristorante al piatto. Crescono le ricerche orientate all’esperienza desiderata, più che al nome del locale. Parole chiave come “italian food near me” registrano volumi significativi e raccontano un comportamento ormai diffuso: l’utente parte da ciò che ha voglia di mangiare e affida poi alla geolocalizzazione e alle piattaforme digitali il compito di individuare un locale capace di soddisfare quella promessa. In questo scenario, la cucina italiana resta tra le più richieste e riconoscibili, ma il modo in cui viene cercata online, rapido e basato su poche parole chiave, facilita anche la confusione tra autenticità e imitazione. Si fa così evidente anche la distanza tra il linguaggio della tradizione e quello digitale. Termini come “trattoria” risultano molto meno cercati rispetto a “italian restaurant” o “italian food”. Non si tratta di disinteresse verso la cucina tradizionale, quanto dell’effetto di un linguaggio online che tende a semplificare e standardizzare, privilegiando categorie immediatamente comprensibili a un pubblico internazionale. Fuori dall’Italia, questo spinge molti ristoratori a adottare etichette più generiche e riconoscibili, contribuendo a un appiattimento dell’offerta e rendendo più complesso raccontare cosa significhi davvero cucina italiana.
“Le ricerche online ci dicono una cosa semplice: la cucina italiana è desiderata e viene cercata ogni giorno, spesso in modo immediato e vicino a dove ci si trova. Ma proprio perché la domanda è enorme, serve un criterio che aiuti a distinguere - spiega Orazio Salvini, fondatore di Real Italian Restaurants, che, si fonda su tre requisiti, ovvero proprietà o gestione italiana, chef formato in Italia e utilizzo di prodotto italiani certificato, e che si propone anche come osservatorio del fenomeno - l’idea è rendere l’autenticità verificabile: non un’opinione o una bandierina nel menù, ma un insieme di requisiti chiari e dimostrabili, che tutelano chi lavora bene e aiutano i consumatori a scegliere con più consapevolezza”. In definitiva, milioni di persone cercano ogni mese cucina italiana o termini simili online, spesso utilizzando categorie ampie e semplificate che non permettono di distinguere tra ristoranti autentici e locali che sfruttano l’italianità come richiamo commerciale.
Oggi, motori di ricerca, mappe e portali di recensioni raggruppano sotto la stessa etichetta ristoranti profondamente diversi per origine, qualità e approccio alla cucina italiana. Ne nasce un mercato in cui l’autenticità non è un’informazione immediatamente accessibile, ma una supposizione affidata a nomi, immagini o descrizioni spesso ambigue, generando una rappresentazione semplificata, e talvolta distorta, della cucina italiana all’estero. È una dinamica che riguarda non solo il gusto o la tradizione, ma anche il valore economico e culturale del made in Italy: in un ecosistema digitale dove la scelta di un ristorante passa sempre più spesso attraverso una ricerca online, associare visibilità e trasparenza diventa fondamentale, sia per tutelare i consumatori, sia per valorizzare chi investe davvero nella cucina italiana. La sfida è far sì che ciò che viene trovato online corrisponda, il più possibile, a ciò che l’Italia rappresenta davvero a tavola.
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