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LA PROTESTA

“Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri”, Cia-Agricoltori Italiani scende in piazza

Il 26 ottobre la manifestazione, a Roma: “occorre rimettere al centro delle politiche nazionali ed europee l’impresa agricola e il suo reddito”
AGRICOLTURA, CIA-AGRICOLTORI, PREZZI, Archivio
Frutta al mercato (ph: Erik Scheel da Pixabay)

Che momento sta attraversando l’agricoltura italiana? Se, da un lato, i dati sull’export agroalimentare, negli ultimi anni, si susseguono a ritmo di record (nel 2022 ha “sfondato” i 60 milioni di euro), dall’altra parte, c’è un settore che deve fare i conti con dei costi sempre più elevati ma anche con il cambiamento climatico che riduce considerevolmente i raccolti senza dimenticare il potere di acquisto ridotto dei consumatori e la non autosufficienza italiana che, sul fronte energetico, deve guardare all’estero. Uno scenario, quindi, dove non mancano le difficoltà e che porta gli agricoltori a manifestare apertamente l’insoddisfazione. Lo faranno, a Roma, il 26 ottobre (Piazza Santi Apostoli), con la manifestazione Cia - Agricoltori Italiani, sotto lo slogan “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri”. La Cia - Agricoltori Italiani ha spiegato, in questi giorni, gli obiettivi: in primis, quello di “rimettere al centro l’impresa agricola e il suo reddito” ma anche “tutelare il futuro dei produttori di fronte alle grandi emergenze e alle sfide globali che toccano il settore primario e il Paese intero. Crisi di mercato e concorrenza estera, filiere e manodopera, aree interne e fauna selvatica, risorse idriche e consumo di suolo, ambiente e fake news”.
Nel Rapporto Ismea sull’agroalimentare italiano, presentato il 18 ottobre (con la partecièpazione del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida), il presidente Cia - Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, nel suo intervento, ha sottolineato come “in tutti i comparti, ormai, le imprese agricole non riescono a coprire i costi di produzione, oltre a subire il peso dell’inflazione, del clima e delle sfide della transizione green. Ciò che occorre è rimettere al centro delle politiche nazionali ed europee l’impresa agricola e il suo reddito, a partire dalle dinamiche interne alla filiera agroalimentare con costi certificati e prezzi dignitosi per gli agricoltori, senza trascurare percorsi di aggregazione sia produttiva che organizzativa. Accanto a ciò si deve valorizzare il ruolo degli agricoltori nell’economia e nella società a partire dalle aree interne dove l’agricoltura rappresenta spesso l’unico argine contro l’abbandono e resta un fondamentale presidio economico, sociale e ambientale”.
Dal Rapporto 2023 sull’agroalimentare italiano, fatto da Ismea, emerge come “l’agroalimentare è stato tra i settori più colpiti e uno dei principali centri di trasmissione degli aumenti dei prezzi in Italia, a causa del suo ruolo nell’economia e della sua dipendenza dall’estero per prodotti energetici, materie prime e beni intermedi che lo rendono particolarmente vulnerabile alle tensioni su mercati internazionali. Ciononostante, la dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari è risultata inferiore a quella media registrata nell’Ue e in Germania e Spagna”. Nel dettaglio, “la crescita media dei prezzi (misurata dall’indice Istat per i prodotti alimentari, bevande e tabacco, armonizzato per i confronti europei) ha raggiunto l’8,1%, ma è stata più contenuta di quella media dell’Unione Europea (10,2%) e dell’Eurozona (9%). Meglio di noi ha fatto la Francia, che, grazie al suo maggior grado di autosufficienza, alimentare ed energetica, ha subito di meno gli aumenti dei prezzi internazionali ed è riuscita a contenere gli incrementi degli alimentari a un +6%”.

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