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Quando il vino è inclusione: studenti e detenuti vendemmiano insieme nelle vigne di Torrevilla

Spesso, il vino ed il suo mondo sono anche sinonimo di inclusione sociale. Come succede, per esempio, in Lombardia, e precisamente da Voghera. Dove studenti e detenuti danno vita alla “vendemmia solidale” lanciando, di riflesso, un messaggio chiaro: quello che la cooperazione tra le realtà di uno stesso territorio può far nascere molte cose, anche un nuovo vino. Al centro del progetto c’è Torrevilla, l’associazione di viticoltori che riunisce oltre 200 vignaioli nel cuore dell’Oltrepò Pavese. Una realtà (con 114 anni di storia e 600 ettari di terreno che toccano nove comuni del territorio) che ha deciso di prendere parte a un progetto di coesione sociale dal grande impatto, dando la propria disponibilità affinché un gruppo “inusuale” di lavoratori potesse vendemmiare nelle proprie vigne. L’iniziativa prende il via grazie all’Associazione Terre di Mezzo, fondata nel 2018 dal parroco don Pietro Sacchi della parrocchia di San Pietro di Voghera: dopo il progetto pilota avviato nel 2020 tra Alessandria e Tortona, la decisione è di replicarlo per il 2021. Arriva quindi il coinvolgimento del carcere di Voghera e dell’associazione di Viticoltori Torrevilla, con una novità rispetto all’anno precedente: la partecipazione degli studenti delle scuole del territorio. Ecco così che prende forma un gruppo inedito di vendemmiatori: 30 studenti dei licei cittadini, tre alunni dell’Istituto Maserati e quattro detenuti del carcere di Voghera. Ogni giorno, da alcune settimane, questa squadra raggiunge in autobus le colline fuori città e, tra i filari dei viticoltori di Torrevilla, comincia la raccolta manuale delle uve.
Una vendemmia a mano che, spiega una nota, da un lato premia l’attenzione al lavoro manuale, dall’altro predilige il confronto tra esperienze e storie diverse: gli studenti stanno svolgendo le ore previste dall’alternanza scuola-lavoro, gli ospiti del carcere sono invece inseriti all’interno di un percorso di inserimento borsa lavoro. Punti in comune? Il desiderio di fare, di mettersi alla prova, di crescere. E non finirà qui perché terminata la raccolta delle uve, studenti e detenuti, infatti, affiancheranno i vignaioli di Torrevilla in ogni step fino alla produzione di un nuovo vino che avrà un suo nome e marchio.
“Siamo orgogliosi - ha spiegato Massimo Barbieri, presidente dell’Associazione di Viticoltori Torrevilla - del nostro legame con il territorio, che è profondo e dura da più di 100 anni, e delle nostre tradizioni, che tramandiamo di padre in figlio da generazioni. Per questo abbiamo accolto con entusiasmo la collaborazione con l’Associazione Terre di Mezzo per realizzare questo meraviglioso progetto che mette al centro proprio le persone e il territorio, unendo inclusione, natura e tradizione, con la raccolta a mano delle uve fatta da ragazzi e detenuti affiancati dai nostri viticoltori. Siamo da sempre sensibili alle tematiche sociali e nel tempo abbiamo sostenuto diversi progetti di solidarietà, sul territorio e non solo. Ma questa è un’esperienza nuova di cui non vediamo l’ora di vedere (e assaggiare) il risultato finale: un nuovo vino, che sarà simbolo di inclusione, dialogo, speranza, futuro”.
“Il fine della nostra associazione - sono le parole di Noemi Agosti, Responsabile del progetto e dell’Associazione Terre di Mezzo - è far incontrare due mondi che difficilmente altrimenti si incontrerebbero: il mondo dei giovani e quello delle realtà ai margini all’interno di un progetto, di un ambiente protetto in cui queste realtà possano relazionarsi e giovare entrambe di questo confronto. Il coinvolgimento di Torrevilla ha il fine di portare sul territorio dei giovani, ragazzi del liceo, che possono riscoprire la bellezza delle vigne e anche quello di far conoscere alle aziende agricole una realtà che non conoscono, come può essere quella del carcere. Vedere quattro detenuti che si impegnano abbatte infatti uno stereotipo purtroppo consolidato sulle persone detenute; a questo si aggiunge che il lavoro all’esterno delle mura del carcere diventa così una misura importantissima per la società e per il reinserimento sociale”.

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