L’Italia e una ricchezza di nome frutta, un patrimonio da tutelare. Il settore dell’ortofrutta italiana ha raggiunto, nel 2025, il record storico dell’export, 13 miliardi di euro tra fresco e trasformato, con una crescita anche nei consumi e nel valore, ma resta esposto a forti squilibri lungo la filiera e ad una concorrenza internazionale che ne mette a rischio la sostenibilità economica. È il messaggio lanciato da Coldiretti e Filiera Italia da “Fruit Logistica” 2026 a Berlino (4-6 febbraio), nel confronto sul futuro delle Op (Organizzazione di produttori, ndr) e Aop nel nuovo scenario europeo.
Nel 2025 i consumi delle famiglie italiane hanno raggiunto 2,68 milioni di tonnellate (+4% sul 2024) per una spesa di 6,95 miliardi di euro (+8%). Secondo Ismea il comparto vale 17 miliardi di euro e rappresenta il 28% del valore della produzione agricola nazionale.
Numeri che confermano il ruolo strategico del settore, ma che pongono un tema centrale: la redistribuzione del valore agli agricoltori. “Non basta esportare di più se poi aumenti le importazioni in valore a doppia cifra - dicono Coldiretti e Filiera Italia - poiché ciò vuol dire che vieni progressivamente eroso nella tua capacità di produrre. E la ragione di tutto questo è una sola: quello che viene importato non risponde alle stesse regole chieste ai produttori italiani che se competono a livello globale alla pari e con gli stessi standard vincono su tutti i mercati. Andiamo incontro ad una stagione di accordi bilaterali che possono essere opportunità o rischi. Se vogliamo trasformarli in strumenti di crescita allora non sono più rimandabili tre requisiti che abbiamo chiesto e che il Governo italiano ha veicolato a Bruxelles: divieto di importazione di ogni prodotto trattato con sostanze vietate in Europa; aumento significativo dei controlli alle importazioni, la cui inadeguatezza ha provocato nel settore dell’ortofrutta danni drammatici (vedi Xylella); obbligo dell’indicazione d’origine su tutti i prodotti e lotta alle frodi che, soprattutto, nell’ortofrutta fanno sì che venga spacciato per italiano prodotto importato da Paesi terzi”.
Secondo Luigi Scordamaglia, Capo area mercati, internazionalizzazione e politiche europee Coldiretti e ad Filiera Italia, “il comparto è al centro di una doppia sfida, sostenibilità e innovazione, che non possono restare slogan, ma devono garantire redditività. Oltre il 40% del valore agricolo Ue sarà condizionato da requisiti ambientali e oltre il 60% delle risorse Ocm e Psr è già legato a criteri green. La sostenibilità è una leva competitiva solo se accompagnata da reddito”.
Per Coldiretti e Filiera Italia, l’innovazione riguarda prima di tutto organizzazione, governance e dati. Digitalizzazione, tracciabilità e programmazione produttiva permettono di ridurre gli input fino al 20-30%, rafforzando il potere contrattuale delle Op e riducendo le asimmetrie di filiera. Il mercato chiede sostenibilità, ma dimostrabile e legata al valore. Emblematico il caso della IV gamma (i prodotti ortofrutticoli freschi, lavati, tagliati e confezionati, pronti per il consumo immediato, ndr): un mercato da oltre 1 miliardo di euro nel 2024, ma in crisi strutturale, con calo di volumi e marginalità, a causa di frammentazione e contrattazione spot con la Gdo.
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