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VISIONI DI FUTURO

Romagna, il rilancio del vino nella sinergia tra arte, paesaggio e territorio

La strategia del Consorzio Vini di Romagna, guidato da Ruenza Santandrea, che guarda oltre la pandemia tra comunicazione, incoming e promozione

Valorizzazione delle diverse identità del vino, facendo squadra intorno ai tre pilastri che sono Sangiovese, Albana e Trebbiano, a cui affiancare chicche come la Cagnina, il Pagadebit o la Rebola; promozione internazionale, soprattutto nella seconda parte del 2021, quando si spera che la pandemia abbia allentato un po’ la sua morsa, ma, soprattutto, investimenti nell’incoming e nell’enoturismo, per il racconto di un territorio meno conosciuto, quello della Romagna dell’entroterra, dove il vino è elemento storico e fondate di socialità ed economia, e la vigna disegna gran parte del paesaggio tra castelli, retaggio di tante piccole signorie del passato, luoghi d’arte e di cultura, in una terra che il giornalista Guido Nozzoli ha definito “una terra senza confini, che non si riconosce dai boschi, dai monti, dai fiumi, dal clima, ma dalla gente e dalle sue abitudini. Non una regione geografica, dunque, ma una regione del carattere, un’isola del sentimento. Un pianeta inventato dai suoi abitanti”. Riparte da qui la Romagna del vino, che si rimette in moto, con un’azione strategica rinnovata ed a lungo raggio, voluta dal Consorzio vini di Romagna, guidato da Ruenza Santandrea e dal direttore Filiberto Mazzanti, alla testa di un Consorzio che mette insieme 114 soci, 7 cooperative, 5 imbottigliatori, 102 produttori di vino, e una filiera fatta da 5.200 vignaioli che producono uva, in un territorio in cui si produce il 62% del vino di tutta l’Emilia Romagna, e che punta sempre di più sulle Menzioni Geografiche Aggiuntive (molte già riconosciute, altre in arrivo), che crescono negli imbottigliamenti, segno che puntare sulla maggiore qualità e tipicità paga.
“C’è la Romagna del mare, della dolcevita, dell’accoglienza, che è quella più conosciuta. Ma c’è anche tutta quella dell’entroterra, con una storia affascinante, disegnata dalle vigne - ha detto Ruenza Santandrea, oggi, in un nel webinar, condotto dalla giornalista Rai Anna Scafuri (Tg1) - fatta di vino e bellezza, una Romagna che fino ad oggi non abbiamo condiviso, ed ora vogliamo raccontare, raccontando la storia di questo territorio e di chi fa il vino. Romagna è terra di popolo, non abbiamo avuto grandi ducati e signorie, per capire il vino bisogna impolverarsi le scarpe nelle vigne, parlare con i produttori, raccontare che il vino è prodotto della cultura dell’uomo. Far capire perchè l’Albana si esprime al meglio sono in una certa zona della Romagna, o perchè il Sangiovese che qui è in purezza da secoli, si esprime in tanti modi diversi nelle diverse sottozone. Abbiamo messo in piedi un’attività di promozione permanente sul territorio, con il rilancio di eventi e iniziative, come “Vini ad Arte”, “Cartoline della Romagna”, e non solo, anche se il quadro legato alla pandemia non è facile”.
Un quadro che ha pesato anche sul mercato dei vini di Romagna, perchè se in estate c’è stato un grande rimbalzo con un interesse forte del turismo anche in collina e non solo sulla costa, ha sottolineato Ruenza Santandrea, “il saldo 2020 degli imbottigliamenti, che è molto simile poi al venduto, qui parla di un -7,5%, e quindi non possiamo dire di avere tenuto, perchè - spiega, con molto pragmatismo, il direttore del Consorzio Vini di Romagna, Filiberto Mazzanti - se nel complesso sembra un calo contenuto, in realtà non è verticale nella filiera. E se i grandi gruppi strutturati in Gdo hanno sofferto meno, per tante piccole cantine profilate quasi esclusivamente sull’horeca la situazione economica è difficilissima. Ma guardiamo al futuro, grazie anche ad una vendemmia 2020, in Romagna, che vogliamo definire “buona e giusta”, ovvero di grande qualità, forse tra le migliori di sempre visto come sono arrivate a maturazione le uve, e un po’ in flessione sulla media in volume, ma comunque con quantitativi importanti”.
Ancor più importante, però, sarà la sinergia tra vino e territorio, come sottolinea Ruenza Santandrea. “A fianco del sito istituzionale, abbiamo creato “Cartoline dalla Romagna”, un portale che racconta tutti i punti di interesse storici e paesaggisti del territorio, e che segnala le cantine che fanno accoglienza e ospitalità, i ristoranti e oltre 80 antiche botteghe artigiane dove si trovano i vini di Romagna. Un portale - spiega ancora Ruenza Santandrea - attraverso il quale si possono costruire anche percorsi tematici sul territorio, culturali, artistici, naturalistici, gastronomici e anche seguendo il cammino di Dante, proprio in questo 2021 in cui ricorrono i 700 anni dalla morte. E poi abbiamo voluto puntare sull’incoming nel territorio con “Vini ad Arte”, evento a fine agosto 2021, e che non sarà un’Anteprima perchè ad agosto non avrebbe senso. Il tema sarà “Quando l’uva è un capolavoro”, sarà un format itinerante, da Rimini a Faenza, alla scoperta delle territorio e dei produttori, con l’incoming di 20 giornalisti da Europa, Cina, Giappone, Usa e Canada, oltre a quelli italiani, con una peculiarità: la degustazione delle uve in vigna, una sorta di anteprima di quello che sarà la vendemmia 2021”.
Un incoming dall’estero, dunque, che, insieme alla promozione in “terra straniera”, “mira ad allargare il mercato non solo per le grandi realtà strutturate che hanno già una forte proiezione internazionale - spiega Ruenza Santandrea, a rispondendo a WineNews - ma anche per quelle tante piccole realtà che ancora oggi vedono nel mercato locale, quello della Romagna, il loro sbocco predominante”.
“Abbiamo pensato di pianificare tutto tra ottobre e novembre 2021 - sottolinea ancora Mazzanti - sperando in una tregua dalla pandemia, per poter fare eventi in presenza. Piccoli e mirati, perchè secondo noi nel 2021 le grandi fiere internazionali saranno ancora improbabili da vedere. Abbiamo pensato a seminari per 30-40 persone alla volta ad Amsterdam, in Olanda, a Liegi, in Belgio, Copenaghen, in Danimarca, e ad Amburgo, in Germania, Paesi che stiamo battendo da 5 anni, con buoni risultati, accompagnando i produttori. Potrebbe essere un primo passo per un ritorno ad eventi normali, ma chiaramente, come la pandemia ci ha insegnato, siamo pronti a trasformare tutto in eventi da remoto, come abbiamo già fatto, sperando che non ce ne sia necessità”.

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