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ANALISI

Scienza e Moio: Covid-19 e vino, i punti fermi e le analisi, tra enologia e viticoltura

A WineNews la basi per capire il momento, da un punto di vista scientifico e non solo, nelle parole di due dei massimi esperti al mondo
ATTILIO SCIENZA, COVID-19, ECNOMIA, LUIGI MOIO, SCIENZA, SOCIETA', VITICOLTURA, Italia
Il punto di vista della scienza

In un momento tanto complesso e complicato, è importante mettere dei punti fermi, delle certezze, delle basi da cui ripartire, e comunque da tenere a mente per non perdere l’orientamento, affidandosi al punto di vista degli esperti, nel nostro caso di viticoltura ed enologia.
Partendo dal più importante dei presupposti, ossia che “il virus non è un organismo, è semplicemente materiale genetico all’interno di un involucro proteico. Materiale privo di enzimi e di qualsiasi cosa necessaria per svolgere azioni biochimiche, quindi ha bisogno di una cellula ospite per vivere”, come ha spiegato a WineNews, nei giorni scorsi, il professore Luigi Moio, vice presidente Oiv e ordinario di Enologia all’Università degli Studi di Napoli.
“Questo virus, come quasi tutti, si trasmette attraverso l’uomo. Per gli alimenti - sottolinea Moio - non c’è alcun motivo di allarme, a patto che vengano rispettate le comuni norme igieniche. Per il vino, non esiste alcun rischio: l’ha detto Pasteur 175 anni fa, quando si beveva il vino perché, a livello igienico, era più sicuro dell’acqua”.

Le epidemie, come quella che stiamo vivendo, hanno però avuto, inevitabilmente, un impatto importante sulla storia dell’umanità, così come su quella della viticoltura e sui modi di consumo, come ricorda il professor Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura al mondo, docente dell’Università degli Studi di Milano. “Nella storia ci sono state tante manifestazioni di epidemie o pandemie, tutti fenomeni che hanno determinato cambiamenti importanti nel modo di vivere della gente. Succederà anche adesso: ci sarà un maggiore rispetto verso i beni alimentari ed i fenomeni naturali - dice Scienza - perché l’incertezza nella nostra capacità di dominare la natura ci porterà ad essere più responsabili nel rapporto con l’ambiente. Sarà una lezione fondamentale, specialmente per i più giovani, sulla necessità di essere più sensibili e sulla nostra aleatorietà, e che non sono solo il progresso o la capacità di gestire il mondo che ci salveranno perché ci sono fenomeni che sfuggono al nostro controllo”.

Nell’immediato, o comunque nei prossimi mesi, “ci sono filiere che hanno la possibilità di contrarre la propria attività senza gravi conseguenze sulla vitalità successiva, e altre invece che hanno problemi seri perché non possono essere interrotte, come quella dei fiori, o di alcuni ortaggi, o, ancora il latte, pronti per essere venduti, ma se c’è non c’è domanda, l’eccesso di offerta rischia di far abbassare i prezzi o che debbano essere distrutti. Nel caso del vino il problema non è immediato, ma si manifesterà tra qualche mese, quando si inizierà a pianificare la vendemmia, perché se le cantine non avranno smaltito il vino che avevano vinificato la scorsa annata non ci sarà spazio per il nuovo, e anche qui ci sarà un eccesso di offerta sul mercato e i prezzi saranno molto bassi. L’agricoltura - conclude Scienza - è tra quei settori in cui si può lavorare, per continuare a produrre e spostare i beni prodotti. Si sta completando la potatura, chi può fa nuovi impianti che hanno autorizzazioni e scadenze, e ci sono le macchine che aiutano. In termini di ciclo produttivo, la fase sta per concludersi, in attesa del germogliamento e delle attività che comporta in vigna, della vendemmia verde, e dei trattamenti parassitari. In cantina, invece, chi può imbottiglia, se ha il materiale, ma intanto liberando le vasche. Ma il vero problema è la mancanza di manodopera, anche se ora c’è meno bisogno”. Da una parte le certezze della scienza, e la sicurezza delle produzioni agroalimentari del Belpaese, vino compreso, dall’altra il peso sociale ed economico di un momento destinato a portare strascichi e cambiamenti, più o meno epocali, nei sistemi produttivi, nei consumi e, in combinato con il climate change, nella viticoltura stessa d’Italia e d’Europa.

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