Ci sono concorsi di cucina in cui, semplicemente, si celebra il piatto più buono, e altri che, invece, sanno legare alla competizione la salvaguardia della storia, di tradizioni antiche portate nei tempi moderni, e anniversari importanti, e che sanno trasformare una festa di popolo e di piazza in un momento di cultura materiale viva e profonda. È il caso di “A Tavola con il Nobile”, premio enogastronomico ideato dal giornalista Bruno Gambacorta e “summa enogastronomica” del “Bravio delle Botti” di Montepulciano, promosso dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, in collaborazione con il Magistrato delle Contrade, che, negli anni, ha permesso il recupero di oltre 240 ricette della tradizione gastronomica locale. E che, in questa edizione 2026, dedicata al poeta e scienziato Francesco Redi, letterato e medico più alto in grado della Corte dei Medici, per i festeggiamenti dai 400 anni dalla sua nascita (con Winenews nel Comitato Scientifico dell’evento, di scena a marzo 2027, ndr), ha visto trionfare la Contrada di Poggiolo (una delle otto contrade che il 30 agosto si sfideranno nella storica corsa con le botti per le vie del centro storico di Montepulciano, perla del Rinascimento) con la “Zuppa di piccione in crosta”, in una sfida che vedeva come tema “La cucina al coccio e a fuoco lento: la Manna di Montepulciano - Omaggio a Francesco Redi”. Sul podio, al secondo posto la Contrada di Voltaia, con la ricetta “Ogni coccio per la coda è il re” che si aggiudicata anche il premio speciale della giuria per l’attinenza al tema proposto. Al terzo posto, la Contrada di San Donato, con “Ossobuco di Chianina al Coccio”.
“A Tavola con il Nobile è nato con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare il patrimonio gastronomico di Montepulciano, facendo emergere il legame profondo tra il Vino Nobile, le Contrade e la cultura del territorio - ha dichiarato Bruno Gambacorta, presidente e ideatore del premio A Tavola con il Nobile - in ventiquattro edizioni abbiamo recuperato e tramandato centinaia di ricette della tradizione locale, un risultato che dimostra come la cucina possa essere uno straordinario strumento di memoria, identità, confronto e condivisione tra le generazioni”.
“Questa iniziativa conferma quanto sia importante, per Montepulciano, creare sinergie solide tra le diverse realtà del territorio - ha sottolineato Susanna Crociani, vice presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (guidato da Andrea Rossi, ndr) - il lavoro condiviso con il Magistrato delle Contrade permette di valorizzare non solo il nostro vino, ma anche la storia, le tradizioni e la partecipazione della comunità”.
Ma, come detto, a “A Tavola con il Nobile di Montepulciano”, oltre ad un concorso di cucina, è soprattutto un percorso culturale: “grazie all’analisi di una delle giurate del Premio, Anna Maria Pellegrino, membro dell’Accademia Italiana della Cucina, si esalta il valore culturale della cucina tradizionale e sul significato simbolico del coccio come strumento che educa alla lentezza e all’attesa. Attraverso un percorso che intreccia antropologia, storia e tradizioni locali, il sapere gastronomico si è tramandato nel tempo non solo attraverso le ricette, ma soprattutto grazie ai gesti, all’esperienza e alla memoria collettiva. Nel contesto di Montepulciano, il coccio diventa così emblema del legame profondo tra territorio, comunità e identità culturale, ricordando che la tradizione resta viva quando sa dialogare con il presente e rinnovarsi senza perdere il proprio significato”, spiega una nota.
Con il concorso culinario che, dunque, è stato goloso preludio “Bravìo delle Botti”, la sfida tra le otto contrade del paese, Cagnano, Collazzi, Le Coste, Gracciano, Poggiolo, San Donato, Talosa e Voltaia, dislocate tutte lungo il centro storico di una delle capitali italiane del Rinascimento facendo rotolare delle botti di 80 kg ciascuna, lungo un percorso in salita di oltre un chilometro, che attraverserà il centro storico per concludersi con l’arrivo sul sagrato del Duomo in Piazza Grande. Piazza Grande dove ci piace immaginare Francesco Redi sorseggiare un calice di quel vino che sarebbe diventato il Nobile di Montepulciano, e che lo stesso Redi, il medico più alto in grado alla corte dei Medici, ha reso immortali con i versi del suo celeberrimo ditirambo “Bacco in Toscana”: “bella Arianna con tua bianca mano/versa la manna di Montepulciano/che d’ogni vino è il re”.
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