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Se ne è andato Bruno Giacosa, uno degli ultimi “grandi vecchi” di Langa, con lui Barolo e Barbaresco sono diventati classici enoici in tutto il mondo. I suoi vini sono ormai riconosciuti universalmente icone di longevità e carattere

Italia
Addio a Bruno Giacosa, tra i padri nobili del vino italiano, del Barolo e del Barbaresco, che nel 2012, ha ricevuto la prima laurea Honoris Causa della Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Classe 1929, Bruno Giacosa, da tempo malato, si è spento in nottata. Era considerato uno dei padri del vino piemontese, uno degli ultimi “grandi vecchi” di Langa. Una vita tutta quanta legata al vino, iniziata da giovanissimo, fino a quando, pochi anni fa, la figlia Bruna ha preso in mano le redini dell’azienda.

Fondatore dell’azienda agricola Falletto e proprietario della casa vinicola che porta il suo nome, comincia a far parlare di sé negli anni Sessanta del secolo scorso. Insieme ad Angelo Gaja, diventa uno dei signori del Barbaresco, incominciando a imbottigliare vino con il suo nome nel 1967 e valorizzando i singoli vigneti, scrivendo in etichetta i nomi dei Cru più importanti di Barbaresco e Barolo.


Icona enoica delle Langhe e non solo, per oltre sessant’anni Bruno Giacosa è stato un punto di riferimento costante per i produttori piemontesi e italiani. Le sue Riserve di Barolo e Barbaresco continuano ad esaltare appassionati e tecnici di ogni parte del mondo, dal Barbaresco Asili “etichetta bianca” a quello con “etichetta rossa” quando esce come Riserva, dal Barolo Falletto (“etichetta bianca”), a Le Rocche di Falletto Riserva (“etichetta rossa”).

Dalla sua cantina di Neive è stato uno dei precursori della rinascita della vitivinicoltura italiana di qualità insieme con personaggi e amici come Aldo Conterno e Bartolo Mascarello.

Nel 2012, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo gli ha conferito la prima laurea Honoris Causa della sua storia.

Scelte rigorose, quanto semplici, le sue: vigne ben coltivate, vinificazioni in purezza, botti grandi e Riserve, ma anche “sacrificio” dei vini delle annate mediocri, che per scelta non vengono imbottigliati.


Oggi l’azienda agricola Falletto, guidata da Bruna Giacosa, figlia di Bruno, conta su 20 ettari di vigneti nei comprensori di Serralunga d’Alba, La Morra e Barbaresco, mentre la vinificazione e l’affinamento sono effettuate nelle cantine di Neive. Una parte dei vini è prodotta da uve acquistate presso conferitori storici, per una produzione complessiva di 400.000 bottiglie.

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