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PUNTI DI VISTA

Sgarbi: nel calice di un “vino d’arte” la memoria di una lunga tradizione che ha un sapore dominante

Terra e clima, vitigno e uomo, il terroir, il concetto più complesso e discusso del mondo del vino, analizzato, per WineNews, da un critico d’arte

“Dentro un calice di un vino sempre più sofisticato - nel significato “aulico” del termine, ça va sans dire - si può trovare la memoria di una lunga tradizione che ha un sapore dominante, anche con la mia piccola esperienza di bevitore, che tutti sanno. E ancora prima che studiarlo dalla prospettiva della storia e di quello che un vino era nel Trecento o nel Quattrocento, sarebbe piuttosto interessante vedere quello che rappresentava solo trenta o quaranta anni fa, il tempo di una vita di una persona che potrebbe dire come un Brunello si è evoluto, e capire se c’è un vino “primitivo” rispetto a quel calice sofisticato”. E se prendiamo come esempio una terra come la Toscana, dove quel vino si produce, e per ciò che rappresenta nell’immaginario collettivo, “l’intersezione tra storia, arte e vino, è una cosa naturale e tradizionale”. Terra e clima, vitigno e uomo, ecco il terroir, il concetto senza dubbio più complesso e discusso del mondo del vino, analizzato, per WineNews, da un critico d’arte, Vittorio Sgarbi, provando a raccontare cosa c’è dentro un bicchiere di vino attraverso una voce fuori dal coro enoico, ma dentro a quello della cultura, a cui anche il vino appartiene. E se è vero che Montalcino, con la sua storia di successo, rappresenta un simbolo dell’Italia del vino, il racconto del terroir del Brunello diventa un paradigma per tutti gli altri grandi vini italiani.
Le pennellate di un antico dipinto che sono come le sfumature di un vino, o il vento che spazza i vigneti donando salubrità alla terra (e che Sgarbi racconta, proprio a proposito di Montalcino, nel suo celebre libro “Dell’Italia. Uomini e Luoghi” per Rizzoli), possono influire nella percezione di un vino, allo stesso modo. “Quale fosse questa percezione nel Medioevo e nel Rinascimento non ho ben chiaro, rispetto a quello che il vino è oggi - spiega Sgarbi - presumo che i sapori, i gusti e le bocche fossero meno sofisticati delle nostre, e che ci si accontentasse di più. Rispetto alla pittura e all’architettura che sono peggiorate, il vino è tra le poche cose che hanno avuto un’evoluzione migliorativa. La mia teoria, credo condivisa, è che oggi il vino è molto meglio di quello del contadino, ma all’epoca immagino che a prevalere fosse quest’ultimo, e la bocca dei grandi artisti non fosse così sensibile alla qualità. Ma il vino c’era, e nei luoghi in cui si è consolidato come una tradizione sarebbe bello fare un parallelo tra la sua produzione e quella delle opere d’arte del suo territorio, studiando il nesso reale e trovando notizie dei rapporti degli artisti con il vino. Nel caso di Montalcino e del Brunello, l’atmosfera e la storia della città sono perfettamente coerenti con un vino tanto prestigioso, un “vino d’arte”, direi”. Una sintesi perfetta della bellezza dell’Italia, e come sempre più spesso per fortuna succede, arte e vino dovrebbero raccontarsi e viaggiare insieme per mostrarla agli italiani e al mondo.

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