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CLIMA E AGRICOLTURA

Siccità, Italia verso lo stato di emergenza. Ma servono soluzioni strutturali, partendo dagli invasi

Allarme soprattutto al Nord, in alcune aree non piove da 4 mesi. Ma nel Belpaese si raccoglie solo l’11% dell’acqua piovana
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La terra italiana sempre più secca e senza acqua (ph: Markus Spiske via Pexels)

In alcuni territori non piove da 4 mesi, in aree come il Piemonte e la Lombardia i Governatori sottolineano che ci sono 15 giorni di tempo per salvare colture strategiche come riso e cereali, le organizzazioni di categoria e le Regioni chiedono interventi urgenti, e l’Italia va, inesorabilmente, verso la dichiarazione dello stato di crisi per far fronte alla siccità, inevitabile, come oggi annunciato dal Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, visto che “abbiamo intere aree del Paese ed europee che non vedono pioggia da mesi”. Sintesi di una situazione che via via si sta facendo sempre più critica. Mentre diverse Regioni si preparano a decreti ad hoc, nella maggior parte dei casi per dare priorità all’uso delle poche riserve per uso civile e agricola, prima che idroelettrico, la richiesta di dichiarazione di stato di crisi a livello nazionale sarà sul tavolo della Conferenza Stato Regioni di mercoledì 22 giugno.
“A fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, chiediamo che venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati, tenuto conto del grave pregiudizio degli interessi nazionali”, scrive, invece, il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, nella lettera inviata al Presidente del Consiglio Mario Draghi in merito alla grave siccità che interessa la Penisola nel chiedere “l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico”.
Accanto a misure per immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, per Prandini “appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Raccogliamo - denuncia il presidente Coldiretti - solo l’11% dell’acqua piovana e potremmo arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che stiamo soffrendo anche quest’anno”. Si tratta di emergenze sempre più ricorrenti con un costo negli ultimi 10 anni che supera i 10 miliardi di euro e per questo, conclude Prandini, “l’Italia ha bisogno di nuovi invasi a servizio dei cittadini e delle attività economiche, come quella agricola che in presenza di acqua potrebbe moltiplicare la capacità produttiva”. E mentre domani inizia un’estate che, secondo Coldiretti, arriva dopo una primavera che ha visto il secondo mese di maggio più caldo di sempre dal 1800 (dai Isac Cnr), con precipitazioni più che dimezzate, in tanti, oltre a un intervento emergenziale, richiedono soluzioni a lungo termine.
“La crisi idrica attuale rappresenta un’emergenza la cui soluzione strutturale non è più prorogabile, o a rischio è l’intera filiera agroalimentare italiana”, ha Luigi Scordamaglia, consigliere delegato Filiera Italia, che riunisce player di primo piano del settore, da Agrinsieme a Coldiretti, da Aia ad Amadori, da Biraghi a Bonifiche Ferraresi, da Campari a Carrefour, da Cirio a Conad, da De Cecco a Farchioni, da Fileni a Olitalia, da Plasmon a Rigamonti, con top brand del vino come Bellavista, Donnafugata e Marchesi Antinori.
“La drammatica situazione in cui la siccità sta mettendo in ginocchio i produttori agricoli italiani - aggiunge Scordamaglia - si riflette con un effetto domino sull’industria alimentare che vede ridotta ulteriormente la disponibilità di prodotto agricolo di qualità e sul consumatore finale. Non è possibile continuare a considerare questa un’emergenza non prevedibile per cui aldilà degli interventi di emergenza e di sostegno ora improrogabili, bisogna immediatamente dare attuazione al progetto Coldiretti-Filiera Italia degli invasi da realizzare capillarmente sull’intero territorio nazionale, che permetterebbe di accumulare fino al 50% delle acque piovane. Il piano nazionale di accumulo deve essere considerato un intervento strategico di interesse nazionale e per il quale debbono essere previste delle procedure di semplificazione burocratica che evitino i soliti ritardi autorizzativi questa volta incompatibili con questa emergenza nazionale” sottolinea Scordamaglia, che conclude: “la mancata soluzione in via strutturale del problema siccità metterebbe a rischio anche la crescita eccezionale dell’export agroalimentare italiano evidenziato anche nella recente partecipazione di Filiera Italia al Summer Fancy Food di New York”.

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