Il principio fu Arcigola, associazione gastronomica fondata nel 1986 dal giovane Carlin Petrini, tra i “50 uomini che potrebbero salvare il Pianeta” per “The Guardian” (che abbiamo intervistato nei giorni scorsi), il cui celebre Manifesto, pubblicato nel 1987 su “Il Gambero Rosso” ne “il Manifesto” e firmato a Parigi nel 1989, si intitolava proprio “Slow-Food” e recitava parole che sembrano più attuali oggi, a quattro decenni di distanza, di quanto già non lo fossero allora: “la velocità è diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la Fast-Life, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei Fast-Food. Con lo Slow Food, contro l’appiattimento del Fast-Food, riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali. Se la Fast-Life in nome della produttività, ha modificato la nostra vita e minaccia l’ambiente ed il paesaggio, lo Slow Food è oggi la risposta d’avanguardia”. Quarant’anni dopo, con le tappe che hanno visto la nascita del Salone del Gusto, di Terra Madre, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (e di orti in ogni scuola in nome dell’educazione alimentare, in Africa, fino alla Casa Bianca), salire i Presìdi Slow Food nell’Arca del Gusto, “abbracciare” il Principe Carlo e la “benedizione” di Papa Francesco (raccontate nel volume “Slow Food. Storia di un’utopia possibile”, firmato da Petrini con Gigi Padovani per Giunti - Slow Food Editore, nel 2017, e prima biografia ufficiale del movimento, nelle cui pagine c’è anche il ricordo di WineNews, ndr), Arcigola è diventata Slow Food, il più importante movimento mondiale che si batte per il diritto al cibo buono, pulito e giusto per tutti in 160 Paesi del mondo, fino in Cina, con la Chiocciola rossa come logo simbolico, ma che non per questo suo “passo lento” ha smesso di spronare gli ormai migliaia di socie e soci - contadini, artigiani, studenti, intellettuali, militanti, ma anche politici, imprenditoria e persone - concentrarsi su un’altra idea di mondo: un’associazione che, attraverso la gastronomia e il suo portato valoriale e identitario, fa politica e cultura, coniuga la salvaguardia della memoria e dei saperi locali con l’apertura verso le culture di tutto il mondo, che fonde conoscenze tradizionali, innovazione scientifica e creatività. La lingua universale è il cibo, che consente di conoscere il mondo in profondità, dialogare, scambiare idee, provare curiosità ed empatia per la diversità e sperimentare nuove strade, con al centro il rispetto degli esseri umani e dell’ambiente.
“Tuteliamo la biodiversità come atto di fiducia e cura per il presente e soprattutto per il futuro. La biodiversità è la diversità della vita, dai microrganismi alle varietà vegetali e alle razze animali fino agli ecosistemi e a noi tutti - ha detto Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia (che in un’intervista, prossimamente online, ha ripercorso a tu per tu con WineNews i 40 anni della Chiocciola) - è la nostra garanzia di adattamento e sopravvivenza. Ma è anche ricchezza sociale. L’educazione al piacere passa da scelte alimentari consapevoli e responsabili ed è il percorso verso una prospettiva di bellezza collettiva in armonia con gli ecosistemi di cui siamo parte”.
Il primo grande evento organizzato dalla Chiocciola fu il “Salone Internazionale del Gusto” del novembre 1996, mentre è nel 2000 che prende il via il progetto dei Presìdi Slow Food, interventi mirati per salvaguardare o rilanciare piccole produzioni artigianali e tradizionali a rischio di estinzione (oggi ce ne sono 697 in tutto il mondo, di cui 403 solo in Italia). Nel 2004, la Fao riconosce ufficialmente Slow Food come organizzazione no profit con cui instaurare un rapporto di collaborazione, ma questo è anche, e soprattutto, l’anno di “Terra Madre”: per la prima volta a Torino si incontrano 5.000 delegati da 130 Paesi tra contadini, pescatori, artigiani, nomadi, giovani, vecchi, musicisti, cuoche e cuochi, accademici di tutto il mondo riniti in una tre giorni di laboratori, incontri, scambi, esperienze e festa. Oggi Terra Madre Salone del Gusto sono un unico evento biennale, giunto, ormai, all’edizione n. 16, che si terrà a Torino dal 24 al 28 settembre, con al centro proprio la biodiversità - di flora e fauna, ma anche dei cibi, dei saperi e delle culture - intesa come un tesoro da custodire e uno strumento fondamentale per garantire un futuro alle nuove generazioni.
Ma Terra Madre Salone del Gusto sarà solo il momento finale di un 2026 denso di eventi, iniziative e idee sulla scia del quarantesimo compleanno della Chiocciola. Archiviati, infatti, prima “Aggiungi un legume a tavola” dal claim “varietà locali, un tesoro in estinzione”, e la Slow Wine Fair dedicata a “Il vino giusto” con 7.000 etichette di 1.100 vignaiole e vignaioli dall’Italia e da 28 Paesi, a BolognaFiere in contemporanea con “Sana Food”, il prossimo appuntamento nell’agenda della Chiocciola è dal 20 al 22 marzo a Filattiera (Massa-Carrara) per la “Giornata Internazionale delle foreste” con focus sulla rinascita del castagno per definire i prossimi passi della rete e valorizzare la castagna come risorsa ambientale, culturale e gastronomica. Dopo gli eventi per la Giornata Mondiale della Terra (22 aprile) e per l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori (come dichiarato dall’Onu per il 2026), arriva “Distinti Salumi”, edizione n. 2, dal 22 al 24 maggio a Cagli (Pesaro e Urbino), la rassegna dedicata alla migliore norcineria artigianale italiana. A seguire, si celebrano lo “Slow Food Day” il 13 giugno in tutta Italia, il compleanno vero e proprio della Chiocciola il 26 luglio (giorno in cui si chiuse nel 1986 il Congresso fondativo di Arcigola) e la “Festa degli Orti Slow Food” negli orti scolastici e di comunità di tutta Italia l’11 novembre e che, negli anni, ha coinvolto più di 1.000 scuole e formato oltre 3.000 insegnanti, e dove per ogni edizione un tema specifico guida le attività didattiche (per l’annata scolastica 2026-2027 è “L’Arca del Gusto”).
Nel mezzo, anche tutte le pubblicazioni 2027 di Slow Food: dalla “Guida agli Extravergini”, edizione n. 27, l’11 aprile a Torri del Benaco (Verona), lo spaccato sull’olivicoltura e sull’olio extravergine lungo la Penisola, alla “Guida alle Birre d’Italia” il 29 maggio a Brescia, dalla “Slow Wine” a Milano il 17 ottobre, alla guida “Osterie d’Italia” a Torino il 19 ottobre, il racconto vivo di un’Italia che resiste, accoglie e si riconosce attorno alla tavola e che da oltre trent’anni (la prima fu pubblicata da Slow Food Editore nel 1990, ndr) segnala osterie, trattorie e locali alla scoperta della migliore tradizione gastronomica del nostro Paese.
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