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Stop al falso Prosecco made in Nuova Zelanda: lo sancisce l’accordo siglato con l’Unione Europea

Un primo passo per la tutela dei prodotti italiani. Ma i neozelandesi potranno continuare ad usare Parmesan & Co. 
NUOVA ZELANDA, PROSECCO, UNIONE EUROPEA, Italia
Non potrà più essere commercializzato il “Prosecco” neozelandese 

Stop all’uso dei termini Prosecco, Gorgonzola e Grappa entro i prossimi cinque anni, da parte dei produttori della Nuova Zelanda: lo prevede l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e la Nuova Zelanda, approvato in via definitiva dal Consiglio Ue, grazie al quale verranno eliminati il 100% dei dazi neozelandesi sulle esportazioni Ue e il 98,5% dei dazi dell’Unione Europea sulle importazioni. Ma i produttori neozelandesi potranno, invece, continuare ad utilizzare il termine Parmesan per i prodotti di imitazione del Parmigiano Reggiano e Grana Padano, ma anche denominazioni quali Aceto Balsamico, Mozzarella di bufala e Prosciutto, che vengono considerati nomi generici e perciò utilizzati liberamente senza che ciò comporti illecita evocazione.
L’accordo, sottolinea la Coldiretti, salvaguarda tutte le Indicazioni Geografiche (Ig) dell’Unione Europea per i vini e gli alcolici, oltre ad un elenco di 163 Indicazioni Geografiche alimentari, con le precisazioni evidenziate. L’impegno per la protezione dei vini è un passo importante, con i falsi in bottiglia che ogni anno nel mondo sottraggono 1 miliardo di euro al vero vino made in Italy, con il Prosecco che è il più copiato del pianeta. Molto resta, tuttavia, da fare a livello internazionale, dove il falso made in Italy a tavola vale 120 miliardi, il doppio del valore delle esportazioni, con la produzione di Parmesan, Regianito, Parmesao & Company che hanno addirittura superato quella dei prodotti originali.
Per questo è importante l’impegno per promuovere la candidatura della cucina italiana a Patrimonio Immateriale dell’Unesco, con la mancanza di chiarezza sulle ricette made in Italy che offre terreno fertile alla proliferazione di falsi prodotti alimentari italiani nel mondo, dove le esportazioni potrebbero triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale che è causa di danni economici, ma anche di immagine.

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