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L’INIZIATIVA

Taggia sarà la sede del “Centro Internazionale per lo Studio della Storia della Vite e del Vino”

La patria del Moscatello, tra i vini più antichi d’Italia con 600 anni alle spalle sulle tavole di Papi e re, e di cui 10 di Doc, ospiterà il CeSVin
CESVIN, MOSCATELLO, MOSCATELLO DI TAGGIA, Italia
Le pregiate uve del Moscatello di Taggia

Tra i vini simbolo della Liguria, fin dal Cinquecento esportato in tutta Europa, per l’indubbia qualità e la notorietà raggiunta nel panorama enologico nazionale e sulle tavole di Papi e di re, come racconta la ricca trattatistica dei secoli scorsi, grazie alla presenza nei mercati di Roma e del Nord Europa, dove risulta uno dei più costosi ed importanti, in forte flessione produttiva a partire dal Settecento a causa soprattutto dell’espansione dell’olivicoltura in tutto il Ponente Ligure, più redditizia per i contadini, e dopo la progressiva rinuncia da parte di questi a coltivare il suo celebre e pregiato vitigno, con la conseguente riduzione dei vigneti dovuta anche alla fillossera dalla fine dell’Ottocento, oggi, come avviene per molti autoctoni della Regione, è al centro di una vera e propria riscoperta e di un rilancio, grazie a nuovi studi che ne dimostrano le straordinarie potenzialità ancora non sfruttate, considerando anche la notorietà del suo territorio. È l’“epopea” del Moscatello di Taggia, tra i vini più antichi d’Italia, con 600 anni di storia alle spalle dei quali 10 di Doc, e la cui patria, vocata alla produzione di vino come alla coltivazione di cultivar di altissima qualità come l’Oliva taggiasca Dop, sarà la sede del “Centro internazionale per lo studio della storia della vite e del vino” (CeSVin), come annunciato, nei giorni scorsi, dal presidente Alessandro Carassale, storico dell’Università di Genova, con l’Associazione produttori del Moscatello di Taggia e Comune di Taggia. “Abbiamo scelto Taggia e la Liguria, nonostante fossero interessati diversi distretti produttivi europei, oggi molto votati alla viticoltura - ha spiegato Carassale - perché un tempo la maggior parte dei vini di pregio del Mediterraneo venivano da qui”.
Insieme alla Malvasia di Candia (Creta), i vini delle Riviere di Genova e in particolare il Moscatello di Taggia erano quelli che pagavano le imposte più elevate, come ha spiegato lo studioso Daniele Lombardi dell’Università di Siena, autore del libro “Dalla dogana alla taverna. Il vino a Roma alla fine del Medioevo. Gli inediti Statuta Comunicatis Artis Tabernariorum Alme Urbis Rome (1481-1482)”, nel convegno “Moscatello di Taggia: 600 anni di storia, 10 anni di Doc e …” nell’Oratorio di Santa Teresa di Taggia, mostrando il documento notarile al momento più antico che testimonia la cessione di una quantità di vino da parte di tal Antonio Calvino, di Taggia, che, nel 1445, portava a Roma il Moscatello di Taggia. Il presidente CeSVin Alessandro Carassale ha fatto il punto sulla situazione della ricerca storica relativa al Moscatello di Taggia e posto l’accento sulle possibili indagini future. In particolare lo scandaglio dei documenti contenuti presso l’archivio storico del Comune di Taggia presenta enormi potenzialità. Il Centro studi si propone anche di invogliare giovani studiosi a studiare queste carte.
Allen J. Grieco della Harvard University ha spiegato le difficili interpretazioni della terminologia medievale per quanto concerne l’enologia e la viticoltura. Ha evidenziato che dalle fonti emergono però gli elementi essenziali per inquadrare la tipologia dei vini Moscati nel panorama dell’epoca, per un continuo lavoro di studio sul vino Moscatello di Taggia. L’enologo Gianpiero Gerbi ha sottolineato il necessario investimento in comunicazione da parte del territorio, al fine di far conoscere in tutto il mondo la vicenda e le particolarità del Moscatello di Taggia, prodotto nelle versioni Secco, Vendemmia Tardiva e Passito, in quanto motore dell’economia non solo enogastronomica, ma anche turistica. Antonio Luvoni del Dipartimento Agricoltura della Regione Liguria ha, tra l’altro, tracciato un quadro delle superfici partendo dal primo impianto agli attuali 5 ettari, affiancando l’analisi delle produzioni di Moscatello di Taggia dal 2011, anno di nascita della Doc ad oggi. Giovanni Minuto, direttore Ente di certificazione Made in Quality, ha ribadito l’importanza del percorso di aggregazione svolto dall’Associazione sia nella ricerca che nel mondo produttivo, anche in relazione alle prospettive di sviluppo all’interno del quadro attuale e di avvenire. Daniele Ognibene dell’Université de Genève e dell’Università di Bologna, ha proposto una interessante riflessione sulla necessità, nei tempi passati, di aiutare con l’aggiunta di un cotto il vino che doveva subire lunghi stress a causa del trasporto. La Cia-Agricoltori Italiani ha ribadito l’importanza del recupero del territorio e la creazione di nuove aziende agricole evidenziato in collegamento con la riscoperta del Moscatello di Taggia, confermando la necessità di avere più autorizzazioni all’impianto di nuove superfici vitate per una viticoltura di qualità ed in espansione, com’è quella del territorio.

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