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LIETO FINE

Tentata estorsione pluriaggravata ai danni di Tenuta San Guido: un arrestato

Un 47enne triestino, indagato ad agosto, è l’uomo che ha ricattato la griffe di Bolgheri: “150.000 euro o brucio i vigneti di Sassicaia”
ARRESTO, BOLGHERI, CARABINIERI, ESTORSIONE, SASSICAIA, TENUTA SAN GUIDO, Italia
Tenuta San Guido, culla del Sassicaia

Dopo la paura, il lieto fine. Il lavoro d’equipe dei Carabinieri di Livorno e dell’Europol hanno portato alla notifica un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di un 47enne triestino, indagato da agosto con l’accusa di tentata estorsione pluriaggravata ai danni di Tenuta San Guido, l’iconica griffe di Bolgheri culla del Sassicaia. La vicenda è nota: come abbiamo raccontato (qui), a marzo 2022, l’uomo aveva richiesto all’azienda, coprendo la propria identità con strumenti digitali, il pagamento di 150.000 euro, pena il danneggiamento di strutture e vigneti. Ricatto che i Carabinieri, al termine delle investigazioni partite con la pronta denuncia di Tenuta San Guido, sono riusciti a sventare.

La direzione della Tenuta San Guido aveva denunciato ai militari la ricezione di una serie di messaggi minatori trasmessi via email con i quali una ignota organizzazione criminale informava di avere sotto tiro i costosissimi beni e strutture. Nello specifico, per evitare i gravissimi danni minacciati, era stato richiesto ai vertici aziendali ed ai proprietari, l’immediato pagamento di un’ingente somma di denaro, che si aggirava intorno a 150.000 euro, da eseguire utilizzando una procedura “coperta” quindi non tracciabile, attraverso siti internet particolari in cui effettuare transazioni per trasformare euro in valuta digitale Bitcoin.

L’estorsore, raggiunto dall’avviso di custodia cautelare nella casa di reclusione di Padova, dove sta scontando la pena per un altro reato, aveva studiato tutto: il territorio, la predisposizione dei vigneti, come dar vita a un incendio, l’organigramma dell’azienda per individuare chi aveva la cassa e poteva pagare. Aveva sottovalutato, però, le capacità informatiche sviluppate in questi ultimi anni dai Carabinieri, e il piano su cui aveva fondato il colpaccio è finito male. Fondamentale, nell’operazione, il lavoro del nucleo investigativo di Livorno, che ha ricostruito tutto: dalle email criptate, alle connessioni anonime tramite Vpn, alle ricerche sul web di informazioni sull’azienda e su come mettere in atto la minaccia in caso di mancato pagamento. Il pagamento sarebbe dovuto avvenire attraverso l’acquisto di bitcoin tramite una specifica stringa alfanumerica che avrebbe consentito al ricattatore di effettuare rapidamente ed agevolmente la verifica.

Di fronte a mail criptate, gli investigatori hanno adottato adeguate misure per verificare il pagamento: l’estorsore ha preso contatti, ma anche in questo caso ha usato una Vpn per mantenere l’anonimato. Intanto, cercava vittime anche all’estero, ma questa sua ambizione di allargare il raggio degli affari lo ha tradito: lo scambio di informazioni tra le polizie europee attraverso l’Europol e tra le procure del continente ha permesso di confrontare gli elementi investigativi raccolti e stringere il cerchio attorno al 47enne, che aveva diversi precedenti penali, anche specifici. Nella perquisizione sono saltati fuori uno smartphone e un computer, con “evidenti tracce della tentata estorsione”. Nonostante utilizzasse una partizione criptata, si è riusciti, spiegano i Carabinieri, a cui vanno i ringraziamenti della Tenuta San Guido, ad “accedere ai file conservati tra i quali il testo delle mail minatorie inviate all’azienda vinicola toscana”.

 

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