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LA CURIOSITÀ

Terregiunte, incontro di due Regioni in bottiglia, Veneto e Puglia, con il brindisi dei Governatori

Il “Vino d’Italia” firmato da Bruno Vespa e Sandro Boscaini, “benedetto” da Luca Zaia e Michele Emiliano, per un “Fratelli d’Italia” enologico ...

Niente come è il vino è capace di unire territori e pensieri lontani. A volte con un brindisi, a volte anche in bottiglia. Come succede nel progetto Terregiunte “Vino d’Italia”, incontro in bottiglia di due grandi Regione del vino italiano, Veneto e Puglia, firmato da Bruno Vespa, che produce vino in Puglia nella Masseria Li Reni, e Sandro Boscaini, tra i più importanti produttori della Valpolicella. Una unione “benedetta” anche a livello istituzionale, visto che al vernissage della masseria di Vespa e alla presentazione del vino che, come ogni novità e provocazione, ha già fatto parlare di sé, c’erano i governatori del Veneto, Luca Zaia (Lega), e della Puglia, Michele Emiliano (Pd), divisi dalla politica, ma uniti nel riconoscere il valore del vino e della viticoltura per i territori. I due Governatori hanno esaltato il vino, ed il il valore simbolico del nome. “Gelose delle loro identità storiche e culturali, le due Regioni si riconoscono infatti in un disegno unitario necessario oggi più che mai al rilancio di un senso comune di appartenenza all’Italia, l’antica Enotria del vino”, spiega una nota.
In bottiglia, Terregiunte nasce dall’unione dei vini che nascono dalle uve tipiche del territorio di Manduria, dove si trova Masseria Li Reni, e da quelle della Valpolicella. Nel pensiero, “Terregiunte - spiega Bruno Vespa - è il coronamento di un sogno. L’Italia unita dalla fusione di due vini vicini, frutto prestigioso di due regioni lontane. Un grande vino per rafforzare l’orgoglio italiano nel mondo”, mentre secondo Sandro Boscaini “è condivisione di valori italici veraci. Un vino rosso d’Italia che porta un messaggio moderno, un più comprensibile “Made in Italy” anche per Paesi come la Cina, dove è pura utopia pretendere che si conoscano le tante, troppe, pur se eccellenti, denominazioni territoriali del nostro Paese. Un “Fratelli d’Italia” enologico”.
I curatori del progetto, gli enologi Riccardo Cotarella (che è anche presidente degli Enologi Italiani) e Andrea Dal Cin, hanno spiegato come si è arrivati dalla loro felice collaborazione a un risultato frutto della passione di due imprenditori, di dimensioni e di tradizioni pure tanto diverse, per superare con una assoluta novità tanti preconcetti ormai stantii in un mondo che cambia e si muove a grande velocità. Terregiunte “Vino d’Italia” ha l’ambizione di essere un esempio utile a sviluppare progetti simili.

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