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Territori che resistono: nel Monferrato meno giacenze e più imbottigliamenti, trainati dalla Barbera

Filippo Mobrici, presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: “segnale che conforta e da grandi speranze per il futuro”
BARBERA D'ASTI, CONSORZIO BARBERA D'ASTI E MONFERRATO, FILIPPO MOBRICI, MONFERRATO, vino, Italia
Filippo Mobrici, presidente del Conzorzio della Barbera d'Asti

Mercato e consumi continuano a incassare colpi durissimi dalle restrizioni legate all’emergenza sanitaria. Ma dal Monferrato del vino, patrimonio Unesco insieme a Langhe e Roero, arriva qualche segnale di luce, a dimostrazione di un comparto che, nonostante tutto, reagisce alle limitazioni. I dati, raccolti dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, alla data 31 ottobre 2020, registrano una di diminuzione considerevole delle giacenze (-34.684 ettolitri sul 31 ottobre 2019), con la Barbera d’Asti in testa a -16.768 ettolitri. Parametri molto incoraggianti che scongiurano l’eccesso di offerta e, dunque, di speculazioni. In sostanza, il vino viene consumato malgrado il sostanziale blocco dei canali Horeca, che rappresenta certamente il principale spazio di commercializzazione.
Bene anche i dati sull’imbottigliamento. Qui i numeri del 2020 (31 ottobre) sono addirittura i più alti dell’ultimo triennio, con un +1% sulla stessa data del 2019. Spiccano i numeri complessivi del Piemonte Doc in generale (+9,3%, pari a un incremento di 2.643.001 bottiglie) e del Piemonte Barbera in particolare (+13,2%, pari a un incremento di 2.117.920 bottiglie). Da sottolineare, a questo proposito, la transizione nelle versioni bag-in-box, che grazie alla praticità per un consumo domestico in crescita, continua a riscuotere molto interesse in tempi di lockdown. Mantengono segno positivo Docg come il Ruchè e il Nizza, mentre l’Albugnano arriva a un incremento percentuale oltre il 10%.
Piccole e medie aziende, come anche buona parte delle cantine sociali, sono ormai attrezzate per consegnare il prodotto a domicilio, un’operazione che ha due implicazioni sostanziali: la prima è quella di consentire al consumatore di non uscire di casa, senza tuttavia dover rinunciare al piacere del vino; la seconda è quella di consolidare una fidelizzazione che permette agli imprenditori di fronteggiare le molte difficoltà di questi mesi legate al mercato e alla diffusione delle proprie etichette.
“Questi numeri ci confortano - commenta Filippo Mobrici, presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato - si tratta di dati che dimostrano la buona tenuta delle nostre aziende e delle nostre denominazioni. È un segnale che arriva in un momento di criticità globale e che, proprio per questo, ci dà grandi speranze per il futuro, quando l’incubo della crisi sanitaria sarà finito e potremo riprendere le nostre normali attività. A cominciare da quelle legate alla ristorazione, che rimane il canale principale per la promozione e la valorizzazione dei nostri vini”.

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