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VINO, IMPRESE E ISTITUZIONI

Territorio motore di sviluppo economico e sociale, ma servono strategia e competenza negli strumenti

Le riflessioni dal Corso su “Politiche e Governance del Territorio” dell’Università di Verona, guidato da Davide Gaeta, con focus sulla Valpolicella
DAVIDE GAETA, GESTIONE DEL TERRITORIO, TERRITORIO, UNIVERSITÀ DI VERONA, VALPOLICELLA, vino, Italia
I muretti a secco vitati che caratterizzano la Valpolicella

La capacità italiana di “creare bellezza” è strettamente legata al “territorio” inteso in senso lato, nell’accezione di terroir che comprende anche il saper fare delle persone e ovviamente calza perfettamente ai vini e ai prodotti a denominazione, ma anche alle produzioni che di italiano hanno il genio creativo e artigianale, ma non le materie prime. Il “territorio” può essere motore di sviluppo economico e sociale a patto che esista una strategia condivisa e consapevole. Approfondire norme e strumenti utilizzabili da parte del pubblico e del privato per operare in modo efficiente in questa direzione è stato l’obiettivo del percorso formativo su politiche e governance del territorio promosso dal Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona, con il patrocinio della Provincia di Verona (la nuova edizione del Corso, rivolto a diplomati e laureati già inseriti nel mondo del lavoro, si svilupperà in una serie di seminari tra febbraio e giugno 2020).

“Questo primo corso - ha raccontato, a Winenews, Davide Gaeta, direttore del Corso e referente per il Dipartimento di Economia Aziendale - ha rappresentato una importante occasione di riflessione tra attori del territorio, amministratori pubblici e imprese, ma anche un’opportunità di contatto di conoscenza. La maggior parte delle istituzioni lavora sulle stesse cose, ma non dialoga. Abbiamo istituito questo Corso pensando principalmente al settore del vino delle denominazioni Valpolicella, che è praticamente l’ultima economia rimasta nell’area. Il comparto della pietra e dei marmi ha grossi problemi e la zootecnia, storicamente importante, è stata sostituita dalla viticoltura. Tuttavia io non sono tra quelli che ritengono che tutto stia andando bene, anzi sono seriamente preoccupato. E lo dico in più occasioni. Anche perché dalla crisi viene lo stimolo alla reazione e quindi non mi pare giusto mettere la testa sotto la sabbia. La Valpolicella, come altri territori a denominazione di origine, sta subendo una pressione internazionale fortissima che determina una tensione sui prezzi enorme. Mi pare che se c’è una critica forte da fare a questa area produttiva è che manca di una strategia. Non si capisce da qui al 2030-2040 che vino faremo, che mercati esploreremo, che consumatori intercetteremo. Quale è la strategia di marketing di questo territorio? E non può essere la guerra tra Famiglie e Consorzio, non può essere il brand aziendale, che pure deve esserci, ma il territorio che oggi è il grande assente. Le denominazioni dei vini Valpolicella hanno bisogno di una soluzione che ricomprenda tutte le realtà in campo, per così dire, perché la denominazione è un bene collettivo. Tornando al corso, è pensato soprattutto per istaurare un rapporto tra imprese e istituzioni, che potrebbero fare moltissimo e non stanno facendo molto, tra cui c’è una distanza siderale, una incapacità di comunicazione. Abbiamo bisogno di colmare questa distanza, come di una formazione continua durante la vita professionale di tutti gli operatori”.
Il territorio è un fattore di produzione delle aziende agroalimentari indispensabile e presupposto per realizzare prodotti peculiari. È l’elemento che rende impossibile la delocalizzazione delle nostre produzioni agroalimentari a denominazione. “Il dialogo con il territorio - ha sottolineato Roberto Bianchi, direttore di ForAgri, il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua in agricoltura - è fondamentale per tutte le imprese alle quali finanziamo attività di formazione in un’ottica di produzione aziendale che non può essere “predatrice”: gli effetti positivi devono ritornare al territorio”. Numerosi gli esempi di finanziamenti di ForAgri che hanno prodotto risultati importanti, come quelli sortiti dal progetto nel distretto della nocciola della Tuscia – che vale il 43% della produzione nazionale - in cui in tre anni, modificando le tecniche colturali, l’uso di fitofarmaci si è ridotto del 40% l’uso di fitofarmaci. Le istituzioni del territorio stanno intervenendo per sviluppare ulteriormente la produzione e la sua valorizzazione sul mercato. “È una dimostrazione di come le esigenze delle aziende si possano coniugare con lo sviluppo del territorio - ha concluso Bianchi - e il Fondo sarebbe interessato a intervenire in un progetto che si sviluppasse nell’area di produzione del Valpolicella”.
Peraltro il dialogo tra amministrazioni locali è previsto nel Testo Unico degli Enti locali. “La cooperazione tra Comuni - ha spiegato Jacopo Bercelli, docente di Diritto amministrativo dell’Università di Verona - dalle evenienze più complesse a quelle più semplici, come condividere un info-point turistico, non necessita della costituzione di società pubbliche, ma può realizzarsi attraverso convenzioni”.
La collaborazione tra imprese, tuttavia, è difficile in tutti gli ambiti e in particolare quando si vogliono realizzare progetti giuridicamente complessi. “Dal rapporto di BancaIntesa - ha illustrato Luca Castagnetti, esperto nella gestione di reti di imprese di Studio Impresa - emerge che i distretti economici che funzionano, come quello della pelletteria di Firenze e dell’oreficeria di Valenza (Alessandria), lo devono a investimenti di multinazionali. L’alternativa a queste situazioni è la collaborazione tra piccole e medie imprese, istituzioni e cittadini in un’ottica di sostenibilità ed economia circolare, anteponendo il bene comune agli interessi particolari. Nel Veronese sono in flessione i distretti del marmo e della calzatura, mentre crescono quelli delle produzioni locali dei dolci, del vino (+9,6%) e del turismo che con esse è integrato”.
Una integrazione che deve essere “guidata” da una programmazione strategica. “Nel marketing territoriale non si può barare - ha specificato Daniela Cavallo, architetto e professore a contratto dell’Università di Verona - Se vogliamo parlare davvero di sostenibilità ci vuole coscienza dei luoghi da parte degli abitanti del territorio. Le persone vanno educate alla consapevolezza e alla responsabilità per diventare una comunità che prende coscienza di quale è il “bene comune”. Inoltre per rispondere alle esigenze del territorio è necessario ricorrere al mix più opportuno di professionalità”.
Ovviamente il tema delle risorse è cruciale. “La tassa di soggiorno che i Comuni possono introdurre a propria discrezione - ha spiegato Sebastiano Messina, docente di Diritto tributario del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Verona - rappresenta un tributo ambientale che grava sui soggetti esterni al territorio per riequilibrare il suo sfruttamento. Si tratta di risorse da reinvestire sul territorio stesso per migliorare i servizi pubblici. Anche in questo caso è chiaro come la costituzione di reti tra le amministrazioni pubbliche possa rendere più efficienti i servizi, oltre che la riscossione”. E non si pensi che si tratti di spiccioli: nella provincia di Verona ammontano a 17 milioni le presenze turistiche che vanno moltiplicate per una tassa di soggiorno che può arrivare a 5 euro al giorno (ndr: varia per ogni comune e per le diverse tipologie di struttura).
“Uno straordinario motore di sviluppo del territorio - ha ricordato Matteo Pressi (Provincia di Verona) - sono i Patti territoriali che hanno attuano interventi per specifici obiettivi di promozione dello sviluppo locale grazie ad accordi promossi da enti locali, parti sociali, o da altri soggetti pubblici o privati. In Veneto dalla fine degli anni 90 al 2012 hanno coinvolto 294 comuni, cioè i 50% del totale, per 850 milioni di euro investiti, 130 miliodi di euro dei quali per infrastrutture, con contributi pubblici pari a 250 milioni di euro. Nell’attuale e nuova definizione, i Patti territoriali sono incentrati proprio sulle imprese per la crescita dell’occupazione e rappresentano uno strumento mirato per lo sviluppo del territorio perché vengono concertati grazie a un confronto tra tutte le parti coinvolte”.
Tutti interessanti gli elaborati realizzati nel Corso. Progetti completi anche nell’aspetto della fattibilità economica, che non aspettano altro che di essere tangibilmente sposati dalle istituzioni che già li hanno accompagnati a nascere: il “Valpolicella Wine Film Festival”, il recupero turistico delle cave dell’Alta Valpolicella, una app che incrocia percorsi enogastronomici e culturali, la riqualificazione di un’area industriale dismessa per farne un polo delle produzioni locali e della ristorazione.

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