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CLASSIFICHE

Top 100 di Wine Spectator, una manna anche per il mercato secondario dei fine wine

Il riconoscimento a Brunello e a Barolo per correre su Liv-ex, dove vola il Bollinger La Grand Année 2012, n. 10 della classifica Wine Spectator

Certi riconoscimenti e certe classifiche, in termini commerciali, sono una vera e propria manna dal cielo. Pochi, però, raggiungono il peso specifico della “Top 100” di Wine Spectator, il magazine più influente e letto dagli appassionati di vino americani. Che, da decenni, accompagna sulla ribalta i migliori vini del mondo, compresi, ogni anno tanti italiani, spesso al vertice della chart. Etichette di tutti i tipi, più o meno accessibili a tutti, perlopiù dai territori più prestigiosi dell’enologia italiana. Quelli che contribuiscono a far volare l’Italy 100 - l’indice del Liv-ex delle più recenti annata fisiche di Sassicaia, Masseto, Solaia (Antinori), Tignanello (Antinori), Ornellaia, Barbaresco di Gaja, Barolo Monfortino Riserva e Barolo Cascina Francia di Giacomo Conterno, Guado al Tasso (Antinori) e Redigaffi di Tua Rita - e, più in generale, i fine wine italiani sul mercato secondario del vino. Ossia il Barolo, con la 2016 di Massolino alla posizione n. 7, e il Brunello di Montalcino, con Le Lucerè 2015 di San Filippo, arrivato addirittura sul podio.
Una regola, dicevamo, perché il Brunello di Montalcino è entrato nella Top 100 di Wine Spectator ben 69 volte, e il Barolo segue a quota 67. E non è un caso che, con il calo continuo di Bordeaux, sia l’Italia a correre sul mercato dei fine wine, dove, a novembre 2020, i vini tricolore valevano il 15,1% degli scambi. Per merito proprio di un Barolo, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, in assoluto il vino che ha mosso più valore al mondo con l’annata 2013, in una top 10 di cui fanno parte anche il Sassicaia 2017 della Tenuta San Guido ed il Tignanello 2016 di Antinori. L’accessibilità è il punto di forza dei vini italiani, che, dalla classifica di Wine Spectator, potrebbe trovare ulteriore linfa per chiudere il 2020. Che ci sia una relazione diretta tra critica e mercato, del resto, lo dimostra l’apprezzamento subitaneo di cui ha goduto l’unico vino quotato sul Liv-ex 1000 tra i primi 10 della “Top 100”. Il Bollinger La Grand Année 2012, proprio alla posizione n. 10, è arrivato a 870 sterline a cassa, dopo che, in estate, era scivolato addirittura a 790 sterline a cassa.

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