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VINITALY 2021

Tra speranze e ristori stanziati, ma ancora da sbloccare, le fiere italiane provano a ripartire

Non si scioglie il nodo del “de minimis”, come invece successo in Germania. Mantovani (Veronafiere): “così resta al paolo tutto il sistema”
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Vinitaly ad oggi è in calendario dal 20 al 23 giugno 2021 a Verona

Il sistema fieristico italiano tutto cerca di ripartire, nonostante il Covid, tra incertezze e paradossi. Come la presenza di fondi ingenti che consentirebbero di ristorare buona parte delle grandi perdite del 2020 (-80% nel complesso su un giro di affari 2020 di 1 miliardi di euro, secondo i dati Aefi), ma che non si riescono a sbloccare sia perchè mancano in decreti attuativi, sia perchè non si sblocca la questione del “de minimis”, che, invece, la Germania ha già superato. Un freno importante alla portata dei ristori, che penalizza soprattutto le grandi fiere come Veronafiere. Che, ad oggi vede confermato in calendario il suo evento principe, Vinitaly (dal 20 al 23 giugno, lavorando anche in sinergia, su alcuni aspetti di sicurezza e di incoming, con i francesi di Wine Paris & Vinexpo Paris, dal 10 al 16 giugno), con il termine ultimo di adesione spostato al 12 aprile, e che, nei giorni scorsi, ha visto il cda presentare il suo piano di azione 2021-2024, che “poggia sul rilancio e sul rafforzamento dei prodotti “core” del Gruppo Veronafiere, sull’accelerazione dei processi di digitalizzazione e di internazionalizzazione”, ma non solo, e chiamato a raccolta l’assemblea dei soci, ad inizio aprile, per un aumento di capitale da 30 milioni di euro.
“Stiamo lavorando per un Vinitaly sicuro, fortemente contingentato e orientato alla ripresa della domanda interna - ha detto il dg Veronafiere Giovanni Mantovani - oltre che quella europea. Occorre farsi trovare pronti a intercettare gli operatori extra europei che a giugno saranno già in fase di ripartenza perché già vaccinati. Il vino italiano non può permettersi di perdere questo vantaggio competitivo”.
Sul fronte del crollo di fatturato dell’industria fieristica italiana, il ceo Veronafiere auspica che il nuovo Governo Draghi attui in temi brevi i finanziamenti e i ristori a fondo perduto previsti dai diversi decreti e che si possa procedere al superamento del limite del “de minimis” come già fatto dalla Germania: “se così non fosse si verificherebbe una grave disparità con i competitor europei, che metterebbe al palo non solo la fiera di Verona ma l’intero settore”.
Un tema importante, già affrontato nei giorni scorsi da WineNews, con Maurizio Danese, presidente di Veronafiere e di Aefi, l’Associazione delle Fiere Italiane.
“Tra Ministero dei Beni Culturali (ora della Cultura) e Ministero degli Affari Esteri ci sono 408 milioni di euro stanziati per ristorare le perdite del sistema fieristico, e poi ci sono in Simest 450 milioni di euro di finanziamenti di cui una parte a fondo perduto, quindi il Governo, seppur in ritardo ha allocato fondi importanti per il ristoro delle perdite delle fiere”, aveva spiegato Danese. “Il tema reale, però, è che in Europa - aveva sottolineato il presidente Aefi - c’è sempre il regime del “de minimis”, per cui alle fiere italiane può essere ristorato al massimo 1,8 milioni di euro. Che sono un ristoro importante per piccole fiere che fatturano 10-15 milioni di euro all’anno, ma insufficienti per i 4 grandi organizzatori che sono Milano, Verona, Bologna e Rimini, che fatturano tra i 100 ed i 250 milioni di euro. Quindi abbiamo fondi stanziati importanti, ma mancano decreti attuativi praticamente su tutto, e quindi solo una piccola parte di questi fondi è arrivate alla fiere ma con il problema del de minimis, su cui abbiamo chiesto al Governo di intervenire in Europa.
In Unione Europea la Germania ha aperto una strada importante - ha aggiunto Danese - ha allocato 634 milioni di euro di fondi per il ristoro delle fiere, e ha chiesto e già ottenuto dalla Commissione Ue che le sue fiere siano esonerate dal regime del “de minimis”. E, quindi, le fiere tedesche possono essere ristorate potenzialmente al 100% delle loro perdite. Questo ha aperto una strada, le fiere italiane devono avere lo stesso trattamento. Se così non fosse ci troveremmo davanti ad un problema di Concorrenza sleale, non voluto, ma di fatto esistente, con le fiere tedesche ristorate e che avrebbero anche gli strumenti per fare incetta delle fiere italiane”.

Che, intanto, sono vietate fino al 5 marzo dal Dpcm attualmente in vigore, e che con ogni probabilità, secondo le bozze che circolano, lo saranno anche nel nuovo Dpcm che sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile. E su un orizzonte più lontano di questo, ad oggi, non ci sono certezze.

Focus - Il piano 2021-2024 per la ripartenza presentato dal cda di Veronafiere
Il Consiglio di Amministrazione di Veronafiere Spa, presieduto da Maurizio Danese, ha approvato all’unanimità il Piano d’Azione 2021-2024 per la ripartenza del Gruppo Veronafiere, rilanciato le ambizioni per un pronto recupero delle prospettive di crescita e redditività aziendali, validato i criteri utilizzati dall’advisor indipendente Colombo&Associati per l’aggiornamento della valutazione del capitale economico del Gruppo Veronafiere, rimodulato l’iniziativa di aumento di capitale di 30 milioni di Euro. In tal senso il Cda ha convocato l’Assemblea dei soci per l’inizio di aprile 2021.
“L’industria fieristica italiana, ferma da oltre un anno, ha registrato perdite di fatturato prossime all’80% nel corso del 2020, con punte del 100%, a cui si aggiungono quelle delle filiere collegate, allestitori e congressuale in primis, e l’indotto generato, diretto e indiretto - commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafiere che da luglio dello scorso anno è anche presidente di Aefi, l’associazione che rappresenta le fiere italiane - il CdA e il management di Veronafiere hanno elaborato un piano per la ripartenza dell’attività nel periodo 2021-2024 che rinnova le ambizioni di crescita aziendali, crea le condizioni per un graduale ritorno alla redditività e ripristina la solidità della struttura finanziaria del Gruppo”.
“Si conferma l’obiettivo di rafforzamento del posizionamento nei business wine-food, agricoltura e marmo-design. Contestualmente, proseguiremo il programma di digitalizzazione e integrazione dei format già avviata. La crisi ha accelerato un processo già in atto di ridefinizione del modello di business orientato a una crescita dei servizi a valore aggiunto per le aziende, anche grazie allo sviluppo della digital transformation – sottolinea il direttore generale, Giovanni Mantovani –. Continuerà inoltre il programma di razionalizzazione dei costi per sostenere la risalita progressiva e graduale della curva dei ricavi e della marginalità. L’internazionalizzazione resterà nell’orizzonte di piano un asset fondamentale”.
Per realizzare tutto questo, Veronafiere sta lavorando anche su altri ambiti prioritari. “Ci sono due trasformazioni che la pandemia ha reso indifferibili – conclude Mantovani - la prima è un salto culturale e di struttura delle competenze interne, reso necessario dalle discontinuità che il digitale sta imprimendo ai modelli di business. La seconda riguarda il modello di ecosistema per l’innovazione che si sta strutturando in una logica open-innovation coinvolgendo le Università, a cominciare da quella di Verona, i centri di ricerca e le start-up collegate alle filiere in cui Veronafiere è leader”.
La compagine societaria di Veronafiere Spa dopo il 31 luglio 2020 è così costituita: Comune di Verona (39,483%), Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (24,078%), Camera di Commercio di Verona (12,985%), Cattolica Assicurazioni (7,075%), Banco BPM Spa (7,009%), Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario (5,379%), Provincia di Verona (1,401%), Intesa Sanpaolo Spa (1,354%), Banca Veronese Cooperativo di Concamarise (0,883%), Immobiliare Magazzini Srl (0,188%) e Regione Veneto (0,161%).

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