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VITICOLTURA ESTREMA

Tra tendenza e curiosità, i vini dei vulcani crescono nei calici degli appassionati del mondo

Tanti i territori del mondo e d’Italia, protagonisti a “Vulcanei”, nei Colli Euganei, con il massimo esperto in materia, John Szabo

Forte è il potere evocativo dei vulcani, una sorta di richiamo dell’ancestrale che riverbera il suo fascino su tutto ciò che ha a che fare con la forza incontrollabile della natura, vini compresi. I vini provenienti da suoli vulcanici creano suggestioni, si giovano di uno storytelling affascinante anche se non basato in modo diretto eruzioni, ceneri e lapilli, ma sui suoli generati dal vulcanesimo in tempi quasi sempre molto remoti, visto che pochi sono - per nostra fortuna - i vulcani attualmente attivi.
E, dunque, parlando di vini vulcanici si ragiona sulla distribuzione di questi suoli, sulla loro natura e sui tratti comuni che essi conferiscono ai vini. Ma esistono questi tratti comuni? Viste le diversità dei suoli originati dai vulcani, a cui si aggiungono le varie condizioni pedoclimatiche, le differenti varietà e, infine, la mano dell’uomo, la domanda è probabilmente mal posta. La risposta - almeno per ora - è da trovare nel bicchiere come hanno fatto gli oltre 1.000 appassionati che a “Vulcanei, il più grande banco d’assaggio di vini da suolo vulcanico” - organizzato dal Consorzio Vini Colli Euganei - hanno affollato la Tenuta Frassanelle, a Bastia di Rovolon (Padova), il 19 maggio.
Il reiterarsi di Vulcanei testimonia la curiosità che esiste attorno ai vini da suoli vulcanici e alle loro peculiarità: ne sono stati testimoni quest’anno i vini vulcanici delle denominazioni venete Colli Berici, Gambellara, Monti Lessini, Soave e Valle dell’Agno, i Nebbioli dell’Alto Piemonte, i vini della Tuscia (tra Toscana, Umbria occidentale e Lazio settentrionale), quelli umbri del vulcano San Venanzo e i laziali del Lago di Bolsena e di Velletri, e, poi, spostandosi a Sud, quelli campani del Vesuvio e siciliani dell’Etna e delle Isole Eolie; l’assenza, nei banchi di assaggio, dell’Aglianico del Vulture, è stata colmata dai tasting.
Una occasione ghiotta anche per chiedere a John Szabo, master sommelier, tra i maggiori esperti mondiali di vini da suoli vulcanici e autore del libro “Volcanic Wines, salt, grit and power”, se sia possibile tracciare un profilo comune ai vini vulcanici.
“È una domanda importante a cui non esiste una risposta semplice perché esistono moltissimi suoli vulcanici diversi e differenti vitigni e climi. Tuttavia nelle mie ricerche, degustando moltissimi vini vulcanici nel mondo, trovo che siano tutti piuttosto sapidi, salini e meno fruttati di altri vini prodotti su altre tipologie di suolo. In generale hanno una maggiore capacità di invecchiare per la loro acidità totale più alta, il pH un po’ più basso e un contenuto più importante di polifenoli. Le differenze esistono ed a Vulcanei le abbiamo potute verificare su due vini ottenuti dallo stesso taglio bordolese su due tipi di suoli, calcareo e vulcanico.
Con Benoît Marsan, professore di chimica dell’Università del Québec à Montréal Montreal, stiamo facendo analisi per trovare un legame tra elementi chimici nel suolo e nel vino, cercando soprattutto quegli ioni che danno questa sapidità/salinità, come sodio, calcio, magnesio. Abbiamo appena cominciato, ma sono fiducioso che con un grande numero di analisi riusciremo a dare basi scientifiche alle loro caratteristiche. Caratteristiche che bisogna anche essere in grado di distinguere. Per questo nella ormai prossima Conferenza annuale Volcanic Wines International (New York, 5 giugno) introdurremo e dettaglieremo l’idea di mineralità come salinità, come contenuto di sali minerali misurabile, e giocheremo a degustare diversi tipi di soluzioni di acidi, sali e vini. Tuttavia se da un lato bisogna continuare con le indagini, c’è un interesse abbastanza importante nel mercato da parte di sommelier, giornalisti e anche consumatori a prescindere. Esistono tanti Paesi, tante regioni nel mondo che producono vini su suoli vulcanici e ci vuole tanto tempo per assaggiarli e capirli tutti! Vedo peri i vini da suoli vulcanici un futuro bello e lungo”.
Sicuramente i vini da suoli vulcanici prodotti in territori in cui la vite è posta in condizioni estreme hanno profili organolettici altrettanto estremi e, quindi, riconoscibili. Condizioni in cui l’influenza del terreno travalica tutti gli altri fattori di variabilità. È il caso di alcuni vini delle Azzorre o delle Canarie per esempio. Si tratta di nicchie, di produzioni poco significative in termini numerici globali, mentre al contrario più importanti per il mercato sono i vini su suoli vulcanici prodotti in condizioni “normali” in cui i terreno non ha assoluta predominanza sul profilo organolettico. Ecco che, in aree non estreme per la viticoltura, è il vino da suolo vulcanico “di territorio” a manifestare più distintamente il suo “vulcanesimo”, difficile da ritrovare sotto estrazioni spinte e affinamenti in legno eccessivi.

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