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VINO E COLLEZIONISMO

Tra Toscana (Igt in testa) e Piemonte (Langhe): i vini su cui investire oggi secondo “Wine Lister”

Castello dei Rampolla e Fontodi gli italiani in testa ai “Must Buys” del portale inglese, insieme a tanti nomi top del Belpaese e del mondo
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I vigneti di Castello dei Rampolla, a Panzano in Chianti

Tra una prima parte dell’anno caratterizzata da lockdown e restrizioni che hanno costretto gli appassionati a bere e bottiglie del cuore a casa, e un’estate di ripartenza in cui si è tornati a brindare in compagnia, molti, probabilmente, staranno pensando a rimpinguare le scorte di cantina. E se tra enoteche, una gdo sempre più qualificata e un e-commerce che cresce impetuoso i canali e gli strumenti per farlo non mancano, il dubbio può venire su cosa comprare, davanti ad una scelta pressochè sconfinata. Un aiuto, in questo senso, può arrivare da una delle tante classifiche italiane ed internazionali legate al vino. Come quella dei “Must Buys” del portale Uk “Wine Lister (acquistato nel 2020 da Groupe Figaro, editore di uno dei più importanti quotidiani di Francia, “Le Figaro”, e di uno dei siti francesi dedicati al vino di maggior successo, “Figaro Vin”), che tramite il suo algoritmo prende in considerazione la qualità e il valore di un vino all’interno della sua annata e della sua denominazione, così come le ultime informazioni del settore da parte dei principali attori del commercio globale di vini pregiati.
In una lista periodicamente aggiornata, ad oggi, al vertice assoluto, appaiati a 100 punti secondo il “Wine Lister Score” (che tiene conto dei giudizi della critica di firme e testate come Jancis Robinson, Vinous, Bettane+Desseauve e Jeannie Cho Lee, e del potenziale di invecchiamento dei vini) si trovano una gemma rara del vino francese, come il Domaine Armand Rousseau Gevrey-Chambertin Premier Cru Clos Saint-Jacques 1964, ed un classico del vino italiano come l’Alceo 2013 di Castello dei Rampolla, Igt Toscana che nasce in Chianti Classico, a Panzano in Chianti. Come il secondo vino italiano in lista, del resto, il Flaccianello della Pieve 2015 di Fontodi, a 99 punti, insieme al Dominus 2013 della californiana Dominus Estate, ad un mostro sacro come il La Tache 1966 del Domaine de la Romanée-Conti, e ancora all’Ermitage Blanc 2015 di Domaine Jean-Louis Chave, e ad un altro californiano come il Cabernet Sauvignon 2014 di Bryant Family Vineyard, a seguire, restringendo la selezioni ai solo vini italiani, con 98 punti ci sono perle come il Tignanello di Antinori, con le annate 2015 e 2016, ma anche il Barolo Cascina Francia 2016 di Giacomo Conterno, e ancora il Sammarco 2016 di Castello dei Rampolla, il Percarlo 2013 e 2015 di San Giunsto a Rentennano, il Masseto 2007 della Tenuta Masseto del gruppo Frescobaldi, e ancora l’Apparita 2013 di Castello di Ama, il Cabernet Sauvignon Collezione de Marchi 2010 di Isole e Olena ed il Barolo Rocche di Castiglione 2014 di Vietti.
Tanti anche i vini italiani con 97 punti che, in questo momento, vale la pena di acquistare, secondo “Wine Lister”. Come il Vignà Serè 2004 e l’Amarone della Valpolicella 2008 di Romano dal Forno, il Barolo Cerequio 1999, 2006 e 2007 ed il Barolo Sarmassa 2007 di Roberto Voerzio, il Sangiovese 2009 di Case Basse di Gianfranco Soldera, il Barolo Ciabot Mentin 2007 di Domenico Clerico, il Barolo Cannubi Boschis 2013 di Luciano Sandrone, il Terra di Lavoro 2001, 2004, 2007 e 2019 di Galardi, e ancora il Barbaresco Sorì Tildìn 2004, il Barbaresco Sorì San Lorenzo 2014, il Barolo Sperss 2006 ed il Langhe Conteisa 2008 di Gaja, il Masseto 2010 e 2015, il Cepparello 2016 di Isole e Olena, il Barolo 2004 di Bartolo Mascarello, il Barolo Rocche del Falletto Riserva 2005 di Bruno Giacosa, il Siepi 2018 di Castello di Fonterutoli di Marchesi Mazzei, il Barolo Brunate 2004 di Giuseppe Rinaldi, Le Pergole Torte 2015 di Montevertine, il Barolo Gavarini Chiniera 2008 di Elio Grasso, il Barolo Monprivato 2007 di Giuseppe Mascarello e Figlio, lo Scrio 2010 de Le Macchiole, il Barbaresco Pajè Vecchie Viti 2013 di Roagna ed il Brunello di Montalcino 2017 de La Cerbaiona.
Un percorso che si snoda, dunque, come sempre, tra la nobiltà delle Langhe, territorio più importante del Piemonte, passando per la classicità della Toscana, soprattutto con i Supertuscan, ed un tocco di Veneto e di Valpolicella, a conferma del classico trittico regionale del vino italiano di maggior pregio e valore.

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