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ENOTURISMO

Un marchio (e un decalogo) per l’enoturismo di qualità: ecco il “The Grand Wine Tour”

Da Ceretto a Michele Chiarlo, da Bortolomiol a Zenato, passando per Feudi San Gregorio: sono 19 le griffe aderenti
ENOTURISMO, WINE TOUR, Italia
Un marchio per l’enoturismo di qualità

Aspettando i decreti attuativi, fondamentali perché il quadro normativo sull’enoturismo sia pienamente efficace, il mondo del vino muove i primi passi verso un’autocertificazione del turismo in cantina di alta qualità. Nasce con questa intenzione il “The Grand Wine Tour”, un marchio di qualità destinato alle aziende vitivinicole che adottano standard di eccellenza nell’accoglienza enoturistica, messi nero su bianco in un vero e proprio Manifesto in dieci punti, che sancisce i presupposti per l’utilizzo del marchio e l’unità di intenti che anima e lega ognuna delle 19 realtà vinicole aderenti: Ceretto, Coppo, Tenuta Carretta, Michele Chiarlo, Cascina Chicco, Travaglini e Villa Sparina in Piemonte, Bortolomiol, Col Vetoraz, Zenato e Inama in Veneto, Umberto Cesari in Emilia Romagna, Lunae e Poggio dei Gorleri in Liguria, Altesino, Fattoria Le Pupille e Sapaio in Toscana, Casale del Giglio nel Lazio e Feudi di San Gregorio in Campania.
Il marchio, “The Grand Wine Tour”, un nome che rimanda, in maniera assolutamente non casuale, al viaggio formativo, artistico e culturale che i giovani nobili erano soliti intraprendere a partire dalla fine del XVII secolo in Europa, e in particolare in Italia, come detto, poggia su un decalogo di requisiti fondamentali, che ogni azienda deve rispettare: la cantina dell’azienda è aperta ai visitatori; le visite sono guidate da personale dedicato; le attività di visite e degustazioni sono coordinate da un responsabile aziendale; le visite sono a pagamento, per garantire un livello di servizio sempre professionale; le visite sono possibili in almeno due lingue; esistono diverse tipologie di visita e proposte di degustazione; i vini sono serviti alla giusta temperatura di servizio, in condizioni ottimali di conservazione e in bicchieri idonei e adeguati; esiste un punto vendita dove poter acquistare i vini; i vini dell’azienda sono distribuiti sui mercati internazionali, e hanno ottenuto con continuità riconoscimenti sulle guide e sulle riviste nazionali e internazionali; l’azienda possiede vigneti di proprietà.
Inoltre, la “Carta della Qualità” determina una serie di parametri che le aziende vinicole devono necessariamente rispettare, attraverso 50 criteri precisi divisi in tre sezioni di valutazione (tour e tasting, ristorante e ospitalità, vino) che sanciscono l’idoneità di ciascuna realtà produttiva ad aderire all’associazione e, di conseguenza, a utilizzare il marchio. Una misura oggettiva della qualità dell’accoglienza, definita con l’attribuzione di punteggi ponderati che, sommati, definiscono una soglia minima al di sotto della quale non è possibile l’accesso al progetto. Infine, ad ulteriore conferma dell’importanza dei parametri qualitativi, c’è un Organo Tecnico per la verifica della conformità di ciascuna azienda alla “Carta della Qualità”, con la valutazione dell’idoneità che viene effettuata con la collaborazione della dottoressa Roberta Garibaldi, ricercatrice, consulente e docente di turismo enogastronomico, membro del board dell’International Institute of Gastronomy, Culture, Arts and Tourism. Tra i suoi compiti, rientrano ispezioni in cantina, verifiche dei servizi offerti e valutazione dell’idoneità delle strutture ricettive; è prevista inoltre l’organizzazione di giornate di formazione dedicate agli hospitality manager sia delle cantine già presenti all’interno del progetto, sia dei nuovi ingressi.

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